Lo spray al peperoncino è stato usato a scuola almeno 15 volte in un anno


Spray peperoncino scuola

DANIEL KARMANN / DPA / dpa Picture-Alliance
 


 Spray al peperoncino




Due casi in poche ore: in una scuola di Soncino, in provincia di Cremona, e in una di Pavia. Due episodi che appaiono ancora più insensati, dopo che l’uso di uno spray al peperoncino ha causato la morte di 6 persone e il ferimento di decine di altre in una discoteca in provincia di Ancona. Un episodio che avrebbe dovuto fungere da freno e invece la tragedia della ‘Lanterna Azzurra’ sembra aver innescato l’istinto di emulazione.

Secondo alcune fonti l’episodio in un istituto superiore di via Galantino, a Soncino, è stato un incidente: una studentessa ha spruzzato accidentalmente dello spray al peperoncino in classe intossicando 20 compagni di classe. Ma i carabinieri, che hanno ascoltato la ragazzina – ha 14 anni e frequenta il primo anno di un istituto tecnico – non hanno escluso la pista dell’emulazione. Cinque i ragazzi sono finiti al pronto soccorso in codice verde.

Nelle stesse ore, a Pavia, un alunno ha spruzzato spray al peperoncino in classe: 30 studenti sono finiti in ospedale, 3 dei quali in codice giallo anche se non gravi.

“Chi abusa” dello spray al peperoncino “per quello che mi riguarda, non va richiamato ma va arrestato anche se minorenne” ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, commentando proprio l’episodio di Pavia. Quanto alla possibilità di limitarne la vendita ha aggiunto: “Lo spray al peperoncino ha salvato tante donne da violenze e stupri: va usato in maniera intelligente. Se una signora prende a colpi di mattarello in testa uno che passa non posso toglierli dal mercato. Posso solo stangare dei delinquenti e deficienti che usano strumenti di difesa per altri motivi”. “Se esco e compro delle forbici per sistemare la camicia e vengono usate in maniera errata non posso bloccare il mercato delle forbici”. 

Ma quella dello spray al peperoncino usato nelle scuole non è una ‘moda’ innescata dalla strage di Corinaldo: in un anno si sono contati almeno quindici casi, molti dei quali finiti con ricoveri in ospedale.

Quindici casi in dodici mesi

13 dicembre 2017: all’Iti ‘Galilei’ di Livorno un ragazzo spruzza lo spray in una quinta. Circa venti studenti accusano disturbi respiratori. In una cassetta degli idranti viene trovato il flaconcino vuoto di gas urticante.

18 dicembre 2017: sempre a Livorno sette studenti finiscono al pronto soccorso per irritazioni alle vie respiratorie nella scuola superiore ‘Vespucci‘ dopo che un ragazzo ha spruzzato lo spray al peperoncino. La scuola viene evacuata per precauzione. 

6 marzo 2018: uno studente del primo anno dell’Istituto tecnico commerciale ‘Abba Bellini‘ di Brescia spruzza in aula peperoncino da una bomboletta che, dice, era caduta dallo zaino di una compagna. Diciassette ragazzi finiscono in ospedale.

12 aprile 2018: negli spogliatoi della palestra della ‘Casaris‘ di Casale, in provincia di Lodi, uno studente spruzza spray al peperoncino. Quindici studenti rimangono intossicati e 13 vengono ricoverati in ospedale.

18 aprile 2018: sette studenti della ‘Vespucci‘ di Livorno vengono portati al pronto soccorso per irritazioni alle vie respiratori. Un ragazzo ha spruzzato lo spray e tutta la scuola viene evacuata per precauzione.

27 aprile 2018: uno studente di terza media entra nell’androne della sua scuola, la ‘Dante Arfelli‘ di Cesenatico, in provincia di Forlì, e spruzza spray al peperoncino. Cinque alunni vengono portati per i controlli all’ospedale Marconi e la scuola viene evacuata.

3 maggio 2018: una ventina di studenti tredicenni dell’istituto comprensivo ‘Ilaria Alpi‘ di via San Colombano, a Milano, vengono soccorsi dal 118 per bruciore agli occhi e problemi respiratori per uno spray al peperoncino spruzzato in classe. Sul posto interviene anche il nucleo Nbcr (nucleare, batteriologico, chimico e radiologico).

11 maggio 2018: nell’Istituto superiore statale ‘Maria Curie’ di Bussolengo (Verona) un ragazzo spruzza il peperoncino nell’impianto di aerazione: in 500 rimangono intossicati e 17 finiscono negli ospedali di Bussolengo, Peschiera del Garda e al Policlinico di Verona.

4 giugno 2018: due studentesse di 17 e 19 anni del liceo ‘Galilei‘ di Pisa finiscono in ospedale in codice giallo perché qualcuno ha spruzzato loro in faccia lo spray urticante.

18 settembre 2018: durante la ricreazione uno studente della scuola superiore ‘Isabella d’Este‘ di Mantova spruzza peperoncino nei corridoi, 13 studenti intossicati.

20 settembre 2018: durate il cambio dell’ora uno studente utilizza lo spray al peperoncino in una seconda della scuola media nell’ex plesso ‘Archimede‘ di piazza Castelnuovo, a Palermo. Per soccorrere gli alunni che accusavano forti bruciori al viso intervengono i sanitari del 118 che portano alcuni ragazzini in ospedale.

4 ottobre 2018: in una scuola media di San Rocco al Porto, in provincia di Lodi, una bambina di 11 anni spruzza la polvere urticante e intossica 13 compagni.

5 ottobre 2018: una studentessa dell’Istituto tecnico commerciale ‘Zappa‘ di Saronno spruzza – sembra accidentalmente – il gas urticante in aula, intossicando tutta la classe

16 ottobre 2018: 19 studenti e un’insegnante della scuola superiore ‘Parentucelli Arzelà‘ di Sarzana, a La Spezia, fiiscono al pronto soccorso dopo che uno studente usa lo spray durante una lezione.

23 novembre 2018: poco dopo l’inizio delle lezioni nell’istituto ‘Severi Correnti‘ di Milano superiore uno studente spruzza il peperoncino e tre ragazze di 15,17 e 19 anni finiscono in ospedale, una in codice giallo.

Come punirli?

Gli istituti vietano nel modo più assoluto le armi (anche di difesa, come lo spray), ma in molti casi sono le famiglie stesse a procurare le bombolette ai propri ragazzi. Per la professoressa Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo all’Università La Sapienza di Roma intervistata da The Post Internazionale, gli spray in classe si portano dietro gli stessi rischi delle armi da fuoco negli Stati Uniti.

“I casi di uso si ripetono perché è la presenza stessa degli spray ad aumentare”, spiega. “Chi ha un’arma inconsciamente vuole usarla, e prima o poi finisce per farlo. Con lo spray sono per fortuna meno gravi le conseguenze, ma a queste il ragazzo non pensa perché si concentra sull’adrenalina della bravata. È gratificato dall’idea di attirare l’attenzione di tutta la scuola, per poi scoprire che lo scherzo non è recepito come tale dagli adulti. E in poche ore si ritrova a doverne rendere conto davanti alla polizia”.

Le conseguenze penali per i ragazzi che spruzzano lo spray a scuola non sono banali: rischiano denunce per interruzione di pubblico servizio, lesioni e procurato allarme.

“Ma la possibilità di recupero è tutta in mano agli insegnanti”, avverte la professoressa Ferraris. “Per questo motivo è meglio non allontanare gli studenti con una sospensione, è proprio la scuola il luogo di cui hanno più bisogno. Al tempo stesso, non è nemmeno utile punirli mandandoli a pulire a bagni come si faceva un tempo. Il ragazzo può pulire fischiettando o imprecando, ma di sicuro non riflettendo sul comportamento civile da tenere in una comunità”.

La soluzione migliore, per la professoressa Ferraris, è una punizione educativa: come un impegno nella biblioteca dell’istituto, oppure, come fanno in alcuni Paesi europei, la lettura di un libro. “L’ideale è un libro formativo come ‘La fattoria degli animali’ di George Orwell, accompagnata da resoconti scritti settimanali da consegnare a un insegnante per poi discuterli. In Germania e Svezia è molto diffuso per i casi di bullismo ‘La fabbrica del male’, di Jan Guillou. In ogni caso l’importante è stimolare la riflessione del ragazzo sull’errore compiuto”.

 

 

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