L’Italia potrebbe mettere il veto sulla riforma del fondo salva-Stati


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Il percorso di modifica dell’Esm (Meccanismo europeo di stabilita’) è iniziato il 13 giugno e verrà completato a dicembre ma il governo – riferiscono fonti parlamentari della maggioranza – è pronto anche a mettere il veto.
“Si tratta di un trattato che deve essere ratificato anche dal Parlamento e noi ci opporremo”, sottolineano le stesse fonti.

Il rischio è che con questa riforma l’Italia non possa accedere al fondo salva-Stati, perché per farlo – si spiega – dovrebbe dimostrare la sostenibilità del debito e di rispettare tutti i parametri di Maastricht. “Così vogliono la Trojka, commissariare il nostro Paese, chiedono una sorta di patrimoniale. Vogliono costituire un fondo monetario europeo”, la riflessione. 

La richiesta di Conte

Agli interlocutori della maggioranza il premier Giuseppe Conte ha spiegato che in Europa tratterà anche su questo. Si tratta di una partita complessiva che in primis riguarda le prossime nomine Ue. La partita sulla procedura di infrazione non è strettamente legata alla riforma dell’Esm ma in ogni caso la preoccupazione nella maggioranza è testimoniata anche dalla risoluzione approvata ieri mattina alla Camera in cui si chiede al governo di trasmettere alle Camere le proposte di modifica al trattato Esm “elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato”. 

In vista dell’approfondimento dell’Unione economica e monetaria, la richiesta al premier Conte è di “confermare l’impegno ad opporsi ad assetti normativi che finiscano – si legge nella risoluzione – per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti ed automatici, con sostanziale esautorazione del potere di elaborare in autonomia politiche economiche efficaci; più specificamente, in ordine alla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilita’, a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti, e che minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale”.

Ottimismo sulla procedura di infrazione

Per questo motivo si chiede di promuovere “in sede europea, una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell’unione economica e monetaria, riservandosi di esprimere la valutazione finale solo all’esito della dettagliata definizione di tutte le varie componenti del pacchetto, favorendo il cosiddetto ‘package approach’, che possa consentire una condivisione politiche di tutte le misure interessate”. 

Il governo al momento è impegnato ad evitare la procedura di infrazione. “La colpa è dei precedenti governi”, si osserva. Ma nella maggioranza si professa ottimismo. “I numeri ci sono. Abbiamo maggiori entrate e minori spese: dieci miliardi derivanti nei tre anni sulla fatturazione elettronica e i risparmi su reddito di cittadinanza e quota Cento”, il ‘refrain’.

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Autore dell'articolo: admin