L’interrogatorio di “Igor il russo”


L'interrogatorio di "Igor il russo"

 (Facebook)


 Norbert Feher, noto come Igor il russo




“Ho sparato a Ravaglia, perché aveva una pistola in mano. Poi ho sparato a Verri senza guardare se era armato, perché per me era un poliziotto pure lui e dovevo ‘sdraiare’ tutti e due”. Così Norbert Feher, alias Igor il russo, durante l’udienza preliminare a porte chiuse che si è svolta davanti al gup di Bologna, in video collegamento dalla Spagna dove è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Saragozza: le parole che avrebbe pronunciato il killer serbo sono state riportate su Facebook da Francesca Verri, presente in aula, e figlia della guardia volontaria Valerio Verri, ucciso il 7 aprile 2017 in un servizio di pattuglia antibracconaggio, durante il quale fu ferito gravemente anche l’agente di polizia provinciale Marco Ravaglia.

Igor, nel corso dell’udienza, ha confessato gli omicidi del barista Davide Fabbri e della guardia giurata Valerio Verri. Il primo fu ucciso all’inizio di aprile 2017 a Riccardina di Budrio (Bologna) durante un tentativo di rapina. Il secondo fu vittima, sette giorni dopo, di un agguato mortale durante un servizio di pattuglia antibracconaggio nelle Valli del Mezzano, nel Ferrarese.

“Ho agito perché messo alle strette”: avrebbe detto il killer serbo. Igor si è poi detto completamente estraneo all’omicidio del metronotte Salvatore Chianese, ucciso a colpi di fucile la notte del 30 dicembre 2015 alla Cava Manzona, nel Ravennate. Descritto dalle perizie spagnole come un killer freddo, lucido, narcisista e senza rimorsi, nel corso dell’udienza Igor ha anche ricostruito gli ultimi giorni della sua latitanza in Spagna prima di essere arrestato il 15 dicembre 2017 a Teruel, in Aragona.

Il killer ha raccontato di non essere scappato subito dopo aver ucciso un allevatore a El Ventorillo: “Tornai indietro per la mia Bibbia”, ha detto, spiegando di averla dimenticata nel suo covo. Così e’ tornato sui propri passi e si è imbattuto nei due agenti della guardia civile, poi uccisi durante un conflitto a fuoco.

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