L’intelligenza artificiale fa tornare in vita i morti. Come in Black Mirror


L'intelligenza artificiale fa tornare in vita i morti. Come in Black Mirror



L’intelligenza artificiale, a differenza degli umani, non muore. Due startup americane stanno lavorano a progetti con un obiettivo simile: consentire di conversare con chi ha lasciato questo mondo. Niente medium: potrebbe bastare uno smartphone.

L’idea dell’immortalità virtuale

Marius Ursache è un 41enne nato in Romania. Dopo diverse esperienze imprenditoriali, è arrivato al Massachusetts Institute of Technology ed è stato ispirato da una tragedia: la morte di un caro amico in un incidente stradale. Dopo la sua scomparsa, Marius ha raccontato a Business Insider di aver visto e rivisto il video di un suo intervento pubblico.

Lì è scattata l’idea di creare l’immortalità virtuale. È il 2014 e fonda Eternime, un’app che creerà un avatar dopo il trapasso. Per farlo, inizia a raccogliere informazioni quando l’utente è ancora in vita: messaggi, geo-localizzazione, informazioni estratte da altre applicazioni, fotografie, messaggi, post su Facebook. In pratica archivia la nostra vita e la ricompone in forma virtuale grazie a un software che avrà i gusti del defunto e sarà capace di conversare nel presente e del passato.

Agli appassionati di serie tv tutto questo sembrerà familiare: è esattamente quello che succede in Be Right Back (Torna da me), primo episodio della seconda stagione di Black Mirror. Una giovane donna, devastata dalla morte del compagno, accetta di iscriversi a un servizio che fa quello cui aspira Eternime: assorbe la vita digitale del ragazzo e lo fa conversare. Prima solo a voce. Poi, accedendo alla versione premium, anche con un androide in plastica e circuiti.

Un bot che “parla come lui”

Sia chiaro: la tecnologia di Eternime è ancora molto lontana da questo punto, ma c’è qualcuno che ci sta lavorando. E per quanto possa sembrare inquietante, ci sono state già 40.000 richieste di iscrizione. La startup, però, procede con cautela e ha aperto il servizio solo a 40 persone. L’obiettivo è ampliare la platea, offrendo l’avatar immortale gratuitamente e sostenendosi con abbonamenti per funzioni aggiuntive (anche in questo caso, come Black Mirror). Parlare di commercializzazione è ancora prematuro. Ma Etermine non è la sola startup che ci sta provando. Né la prima nata da una tragedia: anche Eugenia Kuyda ha perso un caro amico, Roman, in un incidente stradale. Aveva 32 anni. La sua mancanza l’ha spinta a raccogliere 10.000 messaggi e a creare un bot che replica “il modo in cui Roman parlava”. Sarebbe dovuto essere un esperimento privato. È diventato un’app, Replika. È una sorta di diario, solo che al posto di scrivere ci si confida con un software che impara a conoscerti. Replika ha 200.000 utenti mensili e ha raccolto 11 milioni di dollari di investimenti. Segno che i fondi ci vedono un’opportunità di commercializzazione reale.

I dubbi (per i vivi e per i morti)

Per esperimenti come questi lo sbocco commerciale è un problema quantomeno secondario. Ci sono infatti diversi nodi, sia tecnologici che etici, sia per i vivi che per i morti. Innanzitutto non è chiaro come l’intelligenza artificiale reagisca: il suo comportamento dipende dal cibo di cui si nutre, cioè dai dati.

Diversi esperimenti hanno dimostrato come le informazioni masticate deformano la personalità dell’avatar. Basti pensare a Tay, il primo bot libero di conversare su Twitter: Microsoft l’ha attivato e spento dopo qualche ora perché, imparando dagli altri utenti, ha iniziato a essere sessista e inneggiare al nazismo. Oppure a Norman, l’intelligenza artificiale psicopatica sviluppata (volontariamente) dal Mit esponendola al peggio del web.

Solare è poi la questione privacy. Non solo perché i malintenzionati potrebbero mettere le mani sui dati. Un avatar potrebbe assorbire informazioni ma non essere in grado di capire quando è il caso di dirle. Ad esempio: nei suoi messaggi, un utente può parlare dei propri gusti sessuali, che forse non gradisce siano rivelati ai genitori. Nè prima né dopo il trapasso.

Altro tema, che potrebbe riguarda le persone più anziane. Che età dovrà avere l’avatar? Parlerà com’era nei suoi ultimi giorni oppure converserà come quando aveva trent’anni? In quest’ultimo caso, l’intelligenza artificiale potrebbe disorientare i suoi cari: il nipote non si ritroverebbe di fronte il nonno che ha conosciuto ma un cinquantenne. O una persona del tutto nuova, figlia del miscuglio delle diverse età. Gli utenti di Eternime, afferma Ursache, stanno vivendo i test come “un amico immaginario che a volte è capace di confortare”. Ma siamo difronte a una tecnologia che, potenzialmente e tra molto tempo, potrebbe ridefinire i confini del dopo-vita.

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Autore dell'articolo: admin