Lingua dei segni


Quando si parla di lingua dei segni si crede sia un linguaggio universale basato su dei segni realizzato con le mani. È un errore. Ecco l’infografica che svela i falsi miti.


La lingua dei segni è un universo complesso, molto fascinoso e al tempo stesso vittima di luoghi comuni. Babbel, piattaforma online per l’apprendimento delle lingue, ha realizzato una nuova infografica “Le lingue dei segni: 5 miti da sfatare e altre curiosità” per spiegare tutto ciò che si è sempre erroneamente pensato di sapere sulla lingua dei segni.

Il primo mito riguarda l’universalità: la lingua dei segni non è universale (ci sono diverse nazionalità ed esistono più di 300 lingue). Né la grammatica è uguale a quella che usiamo per parlare o scrivere. La costruzione frastica della LIS italiana segue delle proprie regole che chi non fa parte della Comunità Sorda Italiana difficilmente conosce.

La costruzione verbale non segue la classica costruzione del lessico scritto e parlato italiano “soggetto+verbo+oggetto”. Nella LIS i verbi non si coniugano in base al tempo ma devono concordare sia con il soggetto sia con l’oggetto dell’azione e la costruzione della frase è, ad esempio, “soggetto+oggetto+verbo”.

Un’altra informazione importante riguarda proprio i segni: questa lingua non si compone semplicemente di segni eseguiti con le mani. Si serve di tre elementi fondamentali per comunicare: i gesti delle mani, i movimenti del corpo dal busto in su, e le espressioni del viso. Soltanto attraverso la veicolazione visivo-gestuale si può comunicare con la lingua dei segni

L’infografica intende fare chiarezza sull’identità anche giuridica e linguistica della LIS, in riferimento alle recenti dichiarazioni del Governo sulla necessità di riconoscere la lingua dei segni e agli sviluppi del dicembre scorso quando in Consiglio dei Ministri è stato compiuto il primo passo per il riconoscimento ufficiale della Lingua dei Segni Italiana.

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Autore dell'articolo: admin