L’idea di Orfini di sciogliere e rifondare il Pd non è piaciuta a nessuno


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Aggiornamento delle 13.00 – Il titolo e il contenuto di questo articolo sono stati cambiati inserendo la specifica che Orfini ha proposto di sciogliere e rifondare il Pd.

Che succede nel Pd? E’ davvero tutti contro tutti? Davvero Orfini propone di sciogliere (e rifondare) il partito e Gentiloni rimanda al mittente l’invito a cena di Caro Calenda? A quanto pare sì: il Partito democratico continua a essere sballottato tra le onde dell’indecisione in attesa del Congresso e delle primarie che dovranno decidere i nomi dei candidati alla segreteria. Tra i big del partito, sottolinea il Corriere, regna il caos. “Il tema non è lo scioglimento del Pd né il rinvio del congresso” ma, piuttosto, quello di “costruire l’alternativa” di governo dice il segretario pro-tempore Maurizio Martina dopo che nientemeno dal presidente Matteo Orfini era venuta la proposta per l’autoscioglimento e la rifondazione del partito.

“Stracciamo lo statuto del Pd, sciogliamolo e rifondiamolo. Non serve cambiare nome. Mettiamo insieme un pezzo di Paese che non condivide le politiche di questo governo: dobbiamo costruire una risposta dopo la sconfitta che sia all’altezza della sfida. Il partito com’è oggi non funziona. Mi rivolgo a tutti, basta questa distinzione con la società civile, decidiamo insieme la linea politica e la leadership”

Se non con il Congresso, almeno con una cena, sembra essere la risposta dell’ex ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda, che invita a casa sua Paolo Gentiloni, Matteo Renzi e Marco Minniti. L’ex presidente del Consiglio è una persona educata e non rifiuta l’invito, ma ne sottolinea l’inutilità: “Se qualcuno pensa che i problemi del Pd si risolvono perché alcune persone si vedono a cena, forse non ha esattamente chiaro cosa sia il Pd”. Alla cena di Calenda per ora hanno aderito Renzi (che però sarà in Cina fino a giovedì) e Minniti che dice di aver dato la propria disponibilità confermando che per quanto lo riguarda non ha cambiato idea sul congresso che va fatto il prima possibile. Meno di ventiquattr’ore dopo la proposta, la cena però è bella che organizzata, con tutti e tre gli invitati più l’ospite. In una data riservata, però “per evitare l’ennesimo tormentone sul Pd”. 

Per Matteo Renzi tutto questo si chiama ‘fuoco amico’ e rilancia puntando sul Congresso: “Chi lo vincerà avrà l’aiuto degli altri. Ma dopo sei mesi possiamo iniziare fare opposizione dura? Oppure c’è ancora qualcuno che pensa che dobbiamo fare l’accordo con i Cinque Stelle?”.

L’idea di rinviare il Congresso, scrive Repubblica, piace a molti renziani che non hanno ancora trovato un candidato.  Nel mirino c’è Nicola Zingaretti, finora l’unico candidato ufficiale alla segreteria, bersagliato dal “fuoco amico” perché vuole dialogare con quella parte di elettorato che ha abbandonato il Pd e ha votato M5s. “Pur di non farci vincere preferiscono chiudere il partito”, è l’amaro commento del presidente del Lazio con La Stampa accoglie positivamente le parole di Martina e rimanda al mittente le accuse di volere un inciucio con i grillini. “Io voglio solo dialogare con quei milioni di elettori che ci hanno abbandonato, non mi rassegno all’idea di considerarli perduti e credo che molti di loro siano delusi da questo governo che nei fatti è un monocolore leghista”.

Il problema dei renziani è trovare un candidato forte e il pressing su Graziano Delrio è effettivamente ripartito, e continuerà, ma pare destinato non avere effetti: l’ex ministro dei Trasporti , nei suoi colloqui privati, si è detto convinto che, così come nel 2012 con Renzi, anche stavolta il suo compito sia dare una mano a far emergere un leader di una nuova generazione. 

 

 

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Autore dell'articolo: admin