Leucemia linfatica cronica: ecco la nuova cura standard per i pazienti over 65


Sono soprattutto anziani i tremila italiani che ogni anno si trovano davanti a una diagnosi di leucemia linfatica cronica, una malattia che in molti casi non aggressiva, ma che pu essere difficile da trattare in pazienti avanti con gli anni non di rado alle prese con altre malattie tipiche dell’et che avanza.Una nuova strategia terapeutica consente per di ottenere importanti successi, con un miglioramento importante della qualit di vita dei malati perch la cura pu essere assunta in pastiglie e gli effetti collaterali risultano minori e pi facilmente tollerabili rispetto alla chemioterapia standard.E’ quanto viene messo in luce da uno degli studi selezionati per la sessione plenaria, la pi rilevante, del congresso annuale dell’American Society of Hematology in corso a San Diego, in California.

Che cos’è la leucemia linfatica cronica


Che cos’è


Nuovo standard

La sperimentazione, coordinata dai ricercatori americani dell’Ohio State University Comprehensive Cancer Center guidati da Jennifer Woyach

, ha coinvolto 547 pazienti (con et media 71 anni) e aveva lo scopo di stabilire quale fosse la terapia migliore in prima linea (quindi come prima cura) per i malati anziani con una diagnosi di leucemia linfatica cronica.I partecipanti, che non avevano ricevuto alcun precedente trattamento per il tumore e avevano tutti pi di 65 anni, sono stati suddivisi in tre gruppi, ognuno dei quali ha ricevuto una strategia differente: una parte ha ricevuto l’inibitore della tirosin-chinasi ibrutinib come monoterapia; a un’altra parte stata somministrata una combinazione di chemioterapia (bendamustina) e rituximab; il terzo gruppo stato curato con la combinazione di ibrutinib e rituximab.Gli esiti dimostrano che con ibrutinib da solo si ottiene una pi lunga sopravvivenza libera da progressione di malattia – spiega Emanuele Angelucci, direttore Ematologia all’Ospedale Policlinico San Martino di Genova e vicepresidente della Societ Italiana di Ematologia -. In pratica, rispetto all’attuale standard (bendamustina pi rituximab) si prolunga il tempo durante il quale il tumore non progredisce. Con una tossicit minore e una pi facile gestione della cura, visto che si tratta di compresse da prendere per bocca. Sono risultati talmente buoni che inducono a un cambio di terapia: questa nuova cura potr cio diventare il nuovo trattamento di prima scelta per i pazienti anziani con malattia sintomatica.

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Senza sintomi

Quella linfatica cronica la forma di leucemia pi frequente nel mondo occidentale, ma spesso asintomatica: non necessita di terapia e accompagna il paziente per il resto della vita (generalmente la diagnosi viene fatta intorno ai 70 anni) senza dare grandi fastidi o ridurne qualit e durata, ad eccezione del fatto che rende necessario sottoporsi a controlli periodici. A seconda delle caratteristiche, questo tumore pu avere un andamento pi o meno aggressivo – dice Angelucci -: in media, a cinque anni dalla diagnosi, sono vivi circa due terzi dei pazienti. Nel momento in cui si rende necessario una cura, anche a seconda dei sintomi di cui soffre il singolo malato, le opzioni oggi comprendono per lo pi una combinazione di chemioterapia e anticorpi monoclonali. Sono stati peraltro messi a punto recentemente nuovi ed efficaci farmaci intelligenti che impediscono l’espansione delle cellule bloccandone i meccanismi di crescita. Tra questi, appunto, ibrutinib che gi in seconda linea ha dato un vantaggi molto importante per i malati, tanto da poter parlare di remissioni complete, il termine medico che indica quando il termine medico che indica quando non ci sono pi tracce “visibili” del tumore.

Altri dati

L’ipotesi, dunque, davanti ai nuovi dati presentati a San Diego (che si aggiungono ai progressi importanti ottenuti con la terapia a base di venetoclax) quella che si possa arrivare, con le dovute conferme su ampi numeri di pazienti seguiti per molti anni, a parlare di guarigione. Sempre all’Ash in California, infine, sono stati presentati nuovi dati dello studio Murano, che mostrano come con l’associazione di venetoclax e rituximab si riduca il rischio di progressione del tumore e di decesso dei pazienti con una leucemia linfatica cronica recidivi o che non rispondono ai trattamenti precedenti. Le persone seguite con questa strategia (rispetto alla cura standard, ovvero bendamustina e rituximab) continuano ad essere libere da malattia dopo circa 10 mesi dall’interruzione del trattamento e, dopo circa tre anni dalla cura, ancora vivo l’88 per cento dei malati (rispetto al 79,5 per cento della terapia standard).

3 dicembre 2018 (modifica il 3 dicembre 2018 | 12:10)

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