L’estetica del post-organico | il manifesto


GO TO KEEP ON

UK, 2019, 3’06”

musica: Chemical Brothers

regia: Michel e Olivier Gondry

giudizio: bello

All’inizio sembra un normale clip dance, con una dozzina di performer (in prevalenza donne) divisi in due schieramenti; ma ben presto – e non potrebbe essere altrimenti dal momento che a firmarlo sono Michel Gondry e suo fratello Olivier per la mitica Partizan – i danzatori, con l’ausilio del computer, si fondono fisicamente tra loro fino a trasformarsi in una massa bianca, prima scultorea e poi gelatinosa. L’agglomerato che si materializza davanti agli occhi dello spettatore assume diversi connotati simbolici (latte, sudario, sperma) ed è sicuramente in linea con quella estetica dell’orrido e del post-organico cui molti clip dei Chemical Bros ci hanno abituati. I primi ad essere inorriditi e al tempo stesso affascinati sono gli stessi ballerini. Breve, minimale, ma inevitabilmente potente.

FEVER

Belgio, 2018, 6’

musica: Balthazar

regia: Athos Burez

giudizio: classico

Un viaggio su un’auto anni ’60 attraverso un imprecisato paese si presta a continue mutazioni di formato e cadrage (panoramico, scope, split screen). Gradualmente entriamo così in una dimensione pseudo-narrativa in cui il paesaggio (strade desertiche e piccoli villaggi) si mescola ad altre situazioni e performance. La cosa più interessante di Fever è proprio questa indefinibilità della location (siamo nel medio oriente ma non ci sono elementi per scoprire esattamente dove) e l’attesa per qualcosa che non accade mai a questi strani viaggiatori (gli stessi membri della band belga di pop-rock).

BLOOD MOON

Israele, 2018, 3’37”

musica: YOAV

regia: autore ignoto

giudizio: bello

Protagonista di questo video è la luna nelle sue metamorfosi. Ma la forma circolare del satellite terrestre diventa poi il mascherino dove intarsiare immagini in bianco e nero di found-footage, in una suggestiva trama di sovrapposizioni e associazioni ritmico-visuali, tra analogico (interventi manuali) e digitale. Blood Moon diventa insomma un lavoro di texture lunare (nel vero senso della parola) con piccoli tocchi di grafica e di animazione che ben visualizza la musica del cantautore di origine rumena cresciuto in Sudafrica ma nato a Tel Aviv.

A WORD IN SPANISH

UK, 1988, 4’25”

musica: Elton John

regia: Russel Mulcahy

giudizio: cult

Elton John canta cambiando vestito quasi ad ogni inquadratura (giacche gialle, nere, rosse, verdi…idem per cravatta e cappello), mentre accanto a lui si svolge una pseudonarrazione che vede protagonisti una serie di ragazze e di ragazzi ispanici: boxeur e ballerini. Davanti agli occhi della popstar che – come in altre occasioni – è solo un muto testimone di ciò che accade – si alternano litigi, momenti di passione, risse, riappacificazioni. Mulcahy, che per John ha diretto oltre una quindicina di clip, spreca come al solito dolly e carrelli, riassumendo in pochi minuti il mondo oleografico e dai colori sgargianti della comunità ispanica, tra gioie e dolori.


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Autore dell'articolo: admin