L’ennesimo spot che gioca sugli stereotipi mafiosi sulla Sicilia


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Le “reazioni negative” di un territorio hanno portato “all’immediata sospensione” di uno spot lanciato una compagnia di navigazione. Il video era quasi passata in sordina ma dopo oltre una settimana di diffusione ha attirato le attenzioni di associazioni e cittadini, costringendo l’ufficio comunicazione a sospenderlo.

Si tratta di uno spot della Corsica Ferries, azienda italo-francese operativa dagli anni settanta, che dallo scorso 18 aprile pubblicizza dei nuovi collegamenti via mare tra la Francia e la Sicilia, dai porti di Palermo e Trapani. Per farlo aveva lanciato un video pubblicitario, accompagnato dal refrain Rejoins les Siciliens (Raggiungere i siciliani) associato all’inseparabile hashtag.

Un piatto di spaghetti, il tovagliolo bianco che penzola dal collo, giacca grigia e camicia nera. La scena è ambientata in un ristorante illuminato con piccole abat-jour, tra tavoli imbanditi con tovaglie a quadrettoni bianchi e rossi. Un’uomo arrotola la pasta attorno a una forchetta, affianco al piatto un coltello e un campanello da banco. In sottofondo una sinfonia a base di mandolino. Dietro l’occhiale da sole a lenti larghe, un viso molto somigliante all’age progression dell’ultimo latitante di Cosa Nostra: Matteo Messina Denaro, originario di Castelvetrano, in provincia di Trapani.

“Allora, com’è questa storia? A quanto pare vuoi raggiungere i siciliani. Ma che cosa sei disposto a fare per venire da me?”, dice in francese, marcando la richiesta come se fosse una battuta del Padrino di Francis Ford Coppola. “L’andamento delle prenotazioni” ha convinto la Corsica Ferries dell’importanza della rotta e venerdì al porto di Trapani è arrivata la prima nave. “Mi sono imbattuta casualmente in quello spot ed ho subito scritto una lettera al presidente della Corsica Ferries, invitandolo a modificarlo immediatamente” ha detto il presidente del Distretto Turistico della Sicilia occidentale Rosalia D’Alì che assieme al sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida ha evidenziato “l’oggettiva inopportunità di alcuni luoghi comuni contenuti in quello spot”. Nonostante lo spot, venerdì mattina l’amministrazione ha organizzato un piccolo comitato d’accoglienza, assieme ad alcuni operatori turistici, distribuendo un kit informativo (in francese) del territorio ai passeggeri in arrivo.

“La compagnia ha preso atto delle reazioni negative allo spot ‘Rejoins les Siciliens’ e per questo è dispiaciuta – si legge in una nota – Lo spot, che introduceva un concorso per il mercato francese, aveva il solo scopo di comunicare l’apertura della nuova linea da Tolone a Trapani, per ‘Raggiungere i siciliani’. Gli argomenti usati (buon cibo, buona musica, belle ambientazioni familiari) erano volti a raccontare le peculiarità positive dell’Isola. La pubblicazione dei video è stata immediatamente sospesa”.

Nonostante la sospensione annunciata e la promessa che “la campagna prevede altri spot che esaltano le bellezze della Sicilia”, lo spot è ancora visibile nella pagina Twitter della Corsica Ferries così come è facile trovare gif e altri piccoli video, con lo stesso attore che interpreta don Vincenzo mentre deglutisce la pasta o si pulisce la bocca con un tovagliolo bianco.

Un caso con non pochi precedenti

Lo spot è stato realizzato da un agenzia privata che si occupa della comunicazione della Corsica Ferries e riporta d’attualità il video con cui il sito francese Auto Moto Magazine testò un auto della Skoda, inserendo un uomo incaprettato nel bagagliaio. Il video fu ricoperto di insulti dagli utenti della rete e fu rimosso con tanto di scuse. All’indomani, le commissarie che hanno amministrato per 24 mesi il comune commissariato per mafia, scrissero un regolamento per “tutelare l’immagine della città”, stabilendo la necessità di una richiesta formale per l’autorizzazione alle videoriprese destinate a uso commerciale.

I precedenti però non mancano, a partire dallo spot dell’Amaro Averna, con Andy Garcia nelle vesti di don Salvatore, o in ultimo quello di Dolce&Gabbana, costretti a ritirare il video con il quale replicavano alcuni stereotipi cinesi in occasione del lancio di una campagna marketing in Cina.

“In entrambi i casi si utilizzano gli stereotipi per scatenare un affezione verso il brand, con la differenze che nel caso dei riferimenti siciliani, a trarne vantaggio è l’organizzazione criminale”, dice Giuseppe Paternostro, docente dell’Università di Palermo, autore del libro “Il linguaggio mafioso. Scritto, parlato, non detto” di Aut Aut edizioni. “Così non si fa che riecheggiare l’assunto coniato dal demologo Giuseppe Pitrè e rilanciato da Luciano Liggio nell’intervista con Enzo Biagi – continua Paternostro – cioè dire che la mafia è solamente un modo di rappresentare l’identità siciliana. E’ questo uno dei ragionamenti raffinati che ha impantanato il discorso sulla lotta alla mafia”.

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Autore dell'articolo: admin