Le ragioni del maestro di Foligno


maestro foligno bambino nero

Chassenet / Agf


Un bambino di colore a scuola




Come prima cosa chiede scusa. Ai genitori, innanzitutto, poi alla scuola. Ma ai bambini no, nemmeno a quel bambino nero al quale avrebbe detto di dare le spalle alla classe perché nessuno vedesse quanto è brutto. Perché i bambini, assicura, erano consapevoli che quello che si stava facendo in classe era un “esperimento sociale”. Un esperimento che lui, il maestro, definisce “riuscito” ma che intanto gli è costato la sospensione dall’incarico nella scuola di Foligno, teatro del caso.

“Certamente non rifarei una cosa del genere, ma tengo a precisare che si è trattato solamente di un metodo di insegnamento inverso che è stato malinteso. Volevo solo cercare di provocare una reazione da parte degli alunni, nel caso di discriminazione” ha detto il maestro, intervistato dallo TuttOggi.info, il sito di informazione che per primo ha raccontato la vicenda.

Un esperimento sociale

Assistito dal suo avvocato, l’insegnante, che si occupa di alternativa alla religione cattolica, racconta al sito la sua versione dei fatti. Il contesto, ha riferito, era il tema della Shoa e, così come aveva visto fare in alcuni video diffusi in rete e girati in altre scuole d’Italia, ha chiesto ai bambini “se volessero provare a fare questo esperimento”.

Ma che esperimento era? “Una volta che i bambini hanno accettato di fare questo esperimento didattico ho proceduto. Ma solo dopo aver ottenuto il loro consenso. E oggettivamente ho ottenuto una risposta di indignazione, quindi fondamentalmente l’esperimento di suscitare una reazione contraria è stata riscontrata. Il far vedere quello che non si fa è stata una sorta di metodo inverso”.

Il senso delle parole dette al bambino nero

Il maestro dice di non ricordare quali parole abbia rivolte all’alunno, ma, assicura, erano “parole utilizzate in un contesto specifico in cui si stava proprio combattendo il concetto di razzismo”. “La classe si è indignata dicendo che questa non era la cosa giusta da fare pertanto il risultato degli altri bambini della classe è stato coerente con quello che era l’obiettivo dell’esperimento provocatorio”. Un successo insomma. Non la pensa così però il ministero dell’Istruzione che gli ha notificato una sospensione cautelare per ‘incompatibilità ambientale’. “Non pensavo certamente che la cosa avesse suscitato tutto questo clamore, di certo non lo rifarei” dice l’insegnante.

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