Le proteste alle Hawaii contro il telescopio più grande del mondo


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 B.A.TAFRESHI / NAOJ / LEEMAGE


Hawaii, Mauna Kea




Da giorni un migliaio di residenti dell’isola Mauna Kea, alle Hawaii, manifestano contro la costruzione di un grande telescopio sulla montagna più alta dell’arcipelago nel Pacifico, in difesa di un luogo considerato sacro. La protesta non accenna a diminuire e nel braccio di ferro in atto tra popolazione e autorità, la polizia ha già arrestato una trentina di manifestanti.

In piedi, seduti o sdraiati, alcuni di loro si sono incatenati e intonano canti tradizionali, pronti a tutto per bloccare il progetto da 1,4 miliardi di dollari che, secondo loro, profanerà terreni sacri per alcuni nativi hawaiani. I detrattori del telescopio gigante bloccano le vie di accesso alla cima, impedendo così il trasferimento dei veicoli e di tutte le attrezzature necessarie alla costruzione dell’impianto. A più di 4200 metri sopra il livello del mare, Mauna Kea appare più alta delle nuvole e quando la temperatura scende può anche nevicare.

Per gli astronomi il telescopio da realizzare in cima alla montagna offrirebbe un punto di osservazione ineguagliabile nello spazio profondo. Il futuro osservatorio, chiamato Thirty Meter Telescope (TMT), dall’altezza equivalente ad un palazzo di 18 piani, sarebbe il più grande al mondo. In realtà Mauna Kea è un punto di osservazione spaziale sin dagli anni ’60 per la sua altitudine, la sua posizione isolata, l’inquinamento quasi inesistente e la vicinanza all’Equatore che consente di vedere i due emisferi.

Nel 2014 era già avvenuto un precedente simile. Sulla cima della montagna era cominciata la costruzione di una dozzina di telescopi, ma le proteste dei residenti, sostenuti dall’attore Jason Momoa, in parte hawaiano, e l’arresto di 31 manifestanti, spinsero il governatore David Ige a bloccare il cantiere l’anno dopo.

ùNel 2018 la Corte suprema ha però riconosciuto la costruzione come “legale”, spingendo il governatore a dare il suo via libera alla ripresa dei lavori. “Il nostro obiettivo è quello di proteggere la montagna sacra di Mauna Kea, sia dal punto di vista ambientale che spirituale” ha dichiarato Kahookahi Kanuha, esponente dell’Istituto Unità e Liberazione delle Hawaii (Huli).

Molte organizzazioni dei nativi hawaiani accusano gli Stati Uniti di aver rubato queste terre, che in realtà appartengono alle popolazioni locali. Mauna Kea è associata a Wakea, il cielo padre, che si è unito a Papa, la madre terra, dando vita ai nativi hawaiani. La montagna ospita specie endemiche di insetti oltre al lago di Waiau, visitato dai nativi che offrono in dono il cordone ombelicale dei neonati.

“A Mauna Kea scienza e cultura possono coesistere. Uno non esclude l’altro. Questo luogo offre una stupenda piattaforma che Wakea ha messo a disposizione dell’uomo per collegarsi con i paradisi” ha detto Joseph Ciotti, professore di astronomia del Hawaii Windward Community College. Per la sua collocazione eccezionale l’osservatorio dovrebbe consentire agli studiosi di guardare indietro di 13 miliardi di anni luce, quando si formarono le prime stelle.  

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