Le otto vittime italiane del disastro dell’Ethiopian Airlines 


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(MICHAEL TEWELDE – AFP)


Incidente aereo in Etiopia 




Un pezzo dell’Italia migliore – rappresentata da cooperanti, politici provenienti dal mondo della cultura, donne dell’Onu – ha trovato la morte tra i laghi di Bishoftu, la vecchia città di Ada in cui Roma tentò di realizzare il proprio sogno coloniale nel 1938. “Il Paese – ha affermato Sergio Mattarella, ricordando le vittime – guarda con riconoscenza al loro impegno professionale e di vita, speso sul terreno della cultura e dell’archeologia, della cooperazione, di organizzazioni internazionali a servizio dello sviluppo umano”.

Un Boeing 737 della Ethiopian Airlines con 157 persone a bordo si è schiantato sei minuti dopo il decollo da Addis Abeba, e non ci sono superstiti. Fra le vittime, di 33 nazionalità diverse, ci sono otto italiani. L’incidente è avvenuto questa mattina alle 8,44 locali: l’aereo era decollato alle 8,38 dall’aeroporto di Bole diretto a Nairobi, in Kenya, ed è precipitato 62 chilometri a sud-ovest dalla capitale etiopica.

Non c’è ancora nessuna indicazione sulla causa dello schianto, ma il pilota avrebbe chiesto il permesso di tornare indietro. Dopo il decollo il velivolo aveva “una velocità verticale instabile”, ha riferito il sito Flightradar24. Si tratta della velocità ascensionale dell’aereo che indica quanta quota si guadagna fase di cabrata.

Gli otto italiani a bordo dell’aereo

A bordo del Boeing 737-800 MAX c’erano otto membri dell’equipaggio e 149 passeggeri. Oltre agli 8 italiani, a bordo c’erano passeggeri di 32 nazionalità, molti dei quali diretti a Nairobi, dove domani si apre la quinta sessione dell’Assemblea dell’Onu dedicata al clima.

A bordo del volo si trovava Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, e assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia. Tusa – che è stato anche Sovrintendente del Mare della Regione – era diretto in Kenya, per un progetto dell’Unesco. Nel 2018 era stato chiamato a ricoprire l’incarico di assessore regionale ai Beni culturali, al posto del critico d’arte Vittorio Sgarbi.

Il mondo delle ong piange almeno quattro vittime, tra cui Paolo Dieci, leader nei fatti riconosciuto, presidente di Link 2007, associazione di coordinamento consortile che raggruppa alcune tra le più importanti Organizzazioni non governative italiane. Appartenevano alla onlus Africa Tremila, invece, associazione di Bergamo, Matteo Ravasio, commercialista e tesoriere della città lombarda, Carlo Spini e la moglie Gabriella Vigiani che risiedono ad Arezzo.

Africa Tremila è un’associazione di volontari che opera nei Paesi in via di Sviluppo realizzando programmi umanitari a breve e medio termine. Dieci risiedeva a Roma, da cui provengono altre due vittime, che lavoravano per il World Food Programme dell’Onu: la trentenne Maria Pilar Buzzetti, che si stava recando a Nairobi per la conferenza sul clima organizzato dalle Nazioni Unite e Virginia Chimenti, funzionaria consulente del Budget officer dell’organizzazione. Infine, sul volo viaggiava Rosemary Mumbi.

“Oggi è un giorno di dolore. Nell’aereo della Ethiopian Airlines – ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – vi erano anche nostri connazionali. Ci stringiamo tutti ai familiari delle vittime rivolgendo loro i nostri partecipi, commossi pensieri”. Il Boeing 737-800 MAX della Ethiopian Airlinesera nuovissimo ed era operativo da appena quattro mesi.

L’aereo era nuovo, i piloti molto esperti

Secondo quanto riferito dal Ceo dell’Ethiopian Airlines, Tewolde Gebremariam, citato dal quotidiano keniano Daily Nation, l’ultimo controllo di manutenzione di routine sul velivolo era stato effettuato il 4 febbraio. Il capitano, Yared Getachew, aveva alle spalle più di 8.000 ore di volo, secondo quanto si legge in un tweet della compagnia aere etiope.

Il co-pilota Ahmed Nur Mohammod, aveva invece 200 ore di volo. Uno stesso modello Boeing 737-800 MAX della Lion Air era precipitato in mare cinque mesi fa con 190 persone a bordo al largo delle coste indonesiane. Il 6 novembre 2018 la Boeing aveva emesso un allarme su un software di controllo e con il quale si istruiva i piloti sulle procedure da adottare in caso di input errato da un sensore.

La Ethiopian Airlines, di proprietà statale, è fra le maggiori compagnie aeree dell’Africa con una decina di milioni di passeggeri all’anno e 80 destinazioni internazionali servite. Il suo ultimo incidente di rilievo risaliva al gennaio 2010 quando un aereo era precipitato nel Mediterraneo poco dopo il decollo da Beirut, uccidendo le 90 persone a bordo.

L’incidente più grave risale al novembre 1996 quando durante un dirottamento su un volo tra Addis Abeba e Nairobi i motori del velivolo si arrestarono perché si era esaurito il carburante e nell’atterraggio d’emergenza in mare il velivolo urto’ la barriera corallina dell’Oceano Indiano. Morirono 123 delle 175 persone a bordo. Nel settembre 1988 un Boeing 737 in decollo da Bahir Dar urto’ uno stormo di volatili: un reattore fini’ subito fuori uso e il secondo si spense durante la fase di atterraggio d’emergenza: morirono 31 dei 105 passeggeri.

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