Le Mans Endurance, la “24 ore” piace ma non troppo. Perché?


Tra sport puro, spettacolo puro, sport spettacolo, il grande pubblico vuole lo sport-show. Il resto c’è ma diventa nicchia: ha una sua legittimità ma non passa il proprio confine che serve per avvincere un popolo intero come per la nazionale di calcio…

Le Mans Endurance, la “24 ore” piace ma non troppo. Perché?

Le Mans è sempre Le Mans con le sue leggendarie “24 Ore” automobilistiche e motociclistiche, con la differenza che la gara delle quattro ruote gode di un riscontro mediatico e di pubblico di gran lunga superiore a quella delle due ruote. In Italia l’eco della corsa, secondo round del Mondiale endurance di motociclismo, non supera il ristretto perimetro degli aficionados della specialità. Eppure i motivi di interesse non mancavano.

E’ stata una corsa avvincente sul piano agonistico e di rilievo sul piano tecnico con il trionfo, come noto, della Kawasaki con una squadra di prim’ordine composta da David Checa, Erwan Nigon, Jeremy Guarnoni davanti a Honda, seconda a 1’000”550 con Gimbert, Hernandez e De Puniet e alla Suzuki con Philippe, Masson, Black. Nutrita e di spessore la rappresentanza dei nostri piloti con in testa Nicolò Canepa, Gino Rea, ecc. Roberto Rolfo nella Superstock ecc.

Nelle ultime stagioni il campionato si è sviluppato (negli ultimi cinque anni i Team sono raddoppiati, con la partecipazione di Case ufficiali e piloti anche ex MotoGP ed ex WSbk) ma, nonostante ciò, non trova riscontri adeguati fra il grande pubblico, almeno in Italia, ma non solo in Italia.

Le Mans è stata trasmessa in Tv su Eurosport 2 (proprio alla vigilia del round francese è stato siglato l’accordo fra FIM ed Eurosport Events con Eurosport per coprire il Mondiale endurance nei prossimi… 10 anni). Bene.

Non abbiamo i dati dell’audience della diretta televisiva di 15 ore, peraltro ben condotta , ma riteniamo non siano dati eclatanti. Insomma, non un flop, ma la conferma di un appeal che non si schioda dal livello del minimo… sindacale. Perché tutto questo?

C’è, evidentemente, una questione di mentalità, un vero e proprio limite “culturale”che va anche al di là del motociclismo: in Italia (ma non solo in Italia) sfonda solo lo sport-spettacolo incentrato su campioni-star costruiti sapientemente con una strategia di immagine, comunicazione, marketing orientata allo show- business.

In altri Paesi passare un paio di giorni e un paio di notti in tenda, ragazzo e ragazza di ogni età, fra luci e rombi delle moto da corsa e luci e suoni del luna park, inventandosi trasgressioni che assai raramente debordano, è una avventurache da sempre attira. Da noi no. No, almeno per quel che riguarda il motociclismo che non sia quello riconosciuto (anche) dalla massaia di Voghera, identificato in Valentino Rossi&C.In particolare, “non tira” a livello di massa, l’endurance, Persino negli anni ’80, nel meraviglioso Parco di Imola e nel prestigioso circuito del Santerno, quando i tre Moto Club di Imola, Riccione, Pesaro lanciarono una “24 Ore” tipo Le Mans con tanto di night-show, fu un fallimento in ogni senso, anche un bagno finanziario. L’effetto-notte non si traduce in biglietti di ingresso, in audience tv, in lettori di giornali. Giornali? Quali? Sulla carta stampata tradizionale nemmeno con la lente di ingrandimento si trova qualcosa sulla 24 motociclistica francese. Manca il “racconto”anche perché nessuno lo “racconta”. Siamo quindi al gatto che si morde la coda.

Cosa manca allora perché una bella corsa come la 24 Ore motociclistica di Le Mans diventi “impresa” e impresa “mitica”per cui “bisogna esserci”almeno davanti alla tv se non a bordo pista? Nulla da dire sulla bravura e sul talento dei piloti che si sono sfidati nelle insidie del “Bugatti”. Ma le folle – composte anche dalla massaia di Voghera – vogliono in pista il campione-star che si batte con altri campioni-star in una sfida vera che alimenta passioni che fanno la storia.

Le Mans Endurance, la “24 ore” piace ma non troppo. Perché?

Insomma, siamo al gioco dell’oca. Si ricomincia da capo. A un “fissato” come chi scrive queste note piace vedere girare in pista anche un solo pilota con una moto rombante. Perché la “passione” personale diventi un fatto di “massa”occorre altro, con in pista un grande spettacolo fra grandi campioni in sella a grandi moto, promosso e rilanciato dai media, in primis dalla Tv. La popolarità di uno sport è proporzionale al suo grado di televisività e, sempre più, alla sua “compatibilità”con internet e con i mezzi (social ecc.) di cui dispone.

Con la televisione in pista il motociclismo è entrato nelle case di tutti diventando sport di massa, passando dalla “povertà nobile” del Continental Circus al Motomondiale traslucido macchina-da-business.Oggi il tutto si moltiplica con il tam-tam di internet che, però, impone nuove regole, nei contenuti e nel contenitore, allo sport stesso. Chi può stare attaccato a un telefonino 24 ore per guastarsi l’Endurance di Le Mans? La gente (comune) non sa niente delle moto in pista (nell’Endurance come in MotoGP) – anche perché i commentatori sono diventati per lo più “urlatori” attizzatori di fan– e vuole sostanzialmente lo spettacolo. Se lo spettacolo viene meno o cala, milioni di telespettatori cambiano canale o spengono tv, telefonino, pc. Non è questo che è già successo e succede anche in MotoGP quando (raramente) Rossi abbandona o addirittura è fuori dalla lotta per il podio?

Chi scrive segue le corse dal 1957 e sa bene che il motociclismo c’era prima di Valentinoe ci sarà anche dopo la sua uscita. Ma quel motociclismo di diversi decenni addietro non era lo stesso di oggi e non sarà domani lo stesso di oggi. Cambiando il pilota-volano, servirà una riscrittura e una rilettura per rendere il futuro delle corse appetibile come lo è oggi, da anni. Se uno sport non piaceal grande pubblico, non piace neppure ai mass media, quindi non piace ai grandi sponsor che investono non per avere ma per esserci, assurgendo a “status symbol”, come dimostra tutto lo sfavillante “ambaradan” del paddock ecc.

Tra sport puro, spettacolo puro, sport spettacolo, il grande pubblico vuole lo sport-show. Il resto c’è ma diventa nicchia: ha una sua legittimità ma non passa il proprio confine che serve per avvincere un popolo intero come per la nazionale di calcio o per i duelli CoppiBartali ecc. Chiudiamo (per ora) con una provocazione: quale riscontro mediatico avrebbe avuto la 24 di Le Mans motociclistica se in gara ci fossero stati Valentino Rossi e Marc Marquez? L’esperimento già fatto nel lontano Giappone nella “8 Ore di Suzuka” non è già una (mezza) risposta? Allora? Allora – per adesso – teniamoci “questa” Le Mans e teniamoci “questo” Endurance. Non vale sempre il detto: “gli assenti hanno torto”?.


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Autore dell'articolo: admin