Le falene notturne di Jon Fosse



Sopraffatta da un eccesso di minimalismo, appena contraddetto da qualche sussulto materno e da meccanici nervosismi infantili, la regia naviga irrisolta in cerca di un indistinto malessere. Certo il teatro del norvegese Jon Fosse, di cui Carmelo Alù dirige a Prato l’inedito Cani morti, offre solo appigli di meditata assenza. Appunto meditata. Non meramente trasmessa. Fosse evoca atmosfere livide, minacciose. Postpinteriane. Svuotate di emozioni e consegnate fastidiosamente al disagio. Nell’apparenza della dissolvenza succedono cose equivoche. Vedi la scomparsa di un … Continua


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