Le accuse che hanno portato al sequestro della nave Aquarius


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Foto: Facebook 


 Aquarius




Scoppia un caso rifiuti nelle operazioni di salvataggio dei migranti del Mediterraneo: il procuratore Carmelo Zuccaro ha ordinato il sequestro cautelativo della nave Aquarius di Medici senza frontiere, ferma da settimane nel porto di Marsiglia dopo il ritiro della bandiera da parte delle autorità panamensi. La misura rientra in un’inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi e potenzialmente tossici da parte delle navi umanitarie nei porti siciliani che conta 24 indagati. Sequestrati anche alcuni conti bancari legati all’Ong.

Medici senza frontiere avrebbe smaltito in modo indifferenziato rifiuti pericolosi come gli indumenti dismessi e i materiali utilizzati a bordo per il primo soccorso delle persone, malgrado a bordo di fossero registrati casi di “scabbia, tubercolosi, meningite, Hiv”. In 44 sbarchi, negli ultimi due anni e mezzo, sarebbero state smaltite illecitamente 24 tonnellate di rifiuti pericolosi, con un risparmio stimato in quasi mezzo milione di euro. Il sequestro della Aquarius, comunque, non è stato notificato alle autorità francesi e verrebbe eseguito solo nel caso la nave dovesse entrare in acque italiane.

Per l’Ong è un’accusa “risibile”

“Siamo sorpresi e indignati, in questi due anni la nostra attività è stata scandagliata in ogni dettaglio ma quest’ultimo passaggio si lega ad una accusa decisamente sproporzionata, quella di avere messo in piedi un’organizzazione criminale finalizzata al traffico di rifiuti”, è la reazione di Gabriele Eminente, direttore generale di Medici senza frontiere Italia, in una conferenza stampa tenuta nel pomeriggio nella sede romana dell’associazione. “La procura fa legittimamente le sue indagini – ha premesso – e nessuno di noi si sente al di sopra di ogni giudizio, vogliamo capire noi per primi se c’è stato qualcosa anche di minimamente irregolare ed accertare eventuali responsabilità ma è risibile l’accusa di aver perseguito un profitto illecito che rappresenterebbe l’uno virgola di quanto impegniamo solo per fare attività di ricerca e soccorso in mare. Così come è strano attaccarci su un tema, quello dello smaltimento dei rifiuti, cui siamo attentissimi in contesti molto più tragicamente complicati come, ad esempio, quelli legati all’epidemia di Ebola”. 

“In due anni – ha ricordato il direttore generale – abbiamo salvato 80 mila persone, uno stadio come San Siro pieno, e gestito almeno 200 sbarchi: tutti sanno che lo sbarco è il momento più controllato, con forze di polizia e autorità sanitarie che salgono a bordo. Senza che nessuno ci abbia mai avvertito di questo presunto rischio sanitario. Anche il sequestro di Aquarius fa riflettere: si tratta di una nave ormeggiata nel porto di Marsiglia, con una bandiera solo tecnica che oggi le impedisce di fatto di uscire in mare. La linea è quella cui ormai siamo abitati, quella della criminalizzazione della solidarietà: una linea che ha già prodotto un impatto molto forte sulle donazioni, con un calo fino al 20% nei momenti più critici. E questo calo non incide sull’attività di ricerca e soccorso in mare, ormai praticamente ferma per effetto di una scelta politica, ma sul complesso delle nostre attività nei 72 Paesi del mondo in cui siamo presenti”. 

Gli indagati, tra cui tutti i capimissione di Msf che si sono alternati, “avrebbero avuto la consapevolezza della pericolosità degli indumenti indossati dai migranti in quanto fonte di trasmissione di virus o agenti patogeni contratti durante il viaggio”. Lo smaltimento dei rifiuti pericolosi sarebbe avvenuto con la complicità di una ditta catanese. 

Msf ha respinto le accuse sostenendo di aver sempre seguito le procedure standard, ha preannunciato il ricorso al Tribunale del riesame contro il sequestro e ha denunciato la criminalizzazione dell’azione medico-umanitaria in mare. “Dopo due anni di indagini giudiziarie, ostacoli burocratici, infamanti e mai confermate accuse di collusione con i trafficanti di uomini”, ha lamentato Karline Klejer, responsabile delle emergenze per Msf, “ora veniamo accusati di far parte di un’organizzazione criminale finalizzata al traffico di rifiuti”.

L’indagine è stata condotta dalla Guarda di Finanza con intercettazioni telefoniche, telematiche, ambientali e video e analizzando la documentazione marittima, sanitaria e commerciale relativa agli sbarchi. È emerso che, in occasione degli sbarchi, il comandante della Aquarius e quello della Vos Prudence, altra nave utilizzata e poi dismessa da Msf, non avrebbero trasmesso all’autorità marittima l’indicazione della categoria e dei quantitativi di rifiuti speciali da smaltire. In particolare, indumenti usati dai migranti sarebbero stati smaltiti come se fossero rifiuti normali tipo stracci della sala macchine. 

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