Le 12 aziende italiane tra i 100 campioni digitali del Financial Times


campioni digitali Financial Times

Andrew Brookes / Cultura Creative


 Innovazione digitale




Il Financial Times ha nominato 100 “campioni digitali”. Sono “le persone e le compagnie che stanno guidando l’innovazione europea. Dodici sono italiani. Tra le aziende che hanno usato il digitale per “cambiare il modo in cui operano”, il quotidiano finanziario segnala La Bottega del Calzolaio. È l’italiana che si guadagna più spazio e l’unica che racconta la propria storia.

Dal calzolaio all’e-commerce

La sua storia inizia nel 1916, quando Luca Del Vecchio apre un negozietto per riparare le scarpe in provincia di Salerno. A quasi un secolo di distanza, il calzolaio si è trasformato in produttore e i pronipoti di Del Vecchio usano l’e-commerce per crescere. Orazio e Luca sono la quarta generazione alla guida dell’azienda.

Nel 2013 sono approdati su eBay e in 3 anni il fatturato è cresciuto del 400%. Il negozio esiste ancora, ma il sito (operativo dal 2016) offre il doppio degli articoli che si trovano sugli scaffali e impiega dieci persone. Il calzolaio “è una professione antica, ma può essere digitalizzata e innovata ed è tutt’altro che scomparsa”, ha spiegato al Financial Times Luca Del Vecchio.

Trasformazione digitale

Altre cinque imprese italiane sono citate tra gli esempi virtuosi di trasformazione digitale: Botta, Di Sciascio, Enel, FarmaRegno, Gucci.

  • Botta è un’azienda di imballaggi in cartone con sede in provincia di Milano. Fondata nel 1947, “usa robot per automatizzare i processi e chatbot per gestire il business”.
  • Di Sciascio è uno studio tecnico di progettazione nel settore edilizio. È nato nel 2011 ed è “cresciuto rapidamente dopo l’adozione di strumenti digitali come intelligenza artificiale e stampa 3D”.
  • FarmaRegno è la storia di Tiziano Regno. Ha ereditato la farmacia anconetana del nonno nel 2006 e l’ha trasformata in una catena nazionale e in un mercato online che esporta in tutta Europa e guarda agli Stati Uniti.
  • Enel è tra i gruppo più noti (e più grandi) citati. Si è guadagnato il posto perché prevede di investire 4,7 miliardi entro il 20120 nella digitalizzazione della rete, passando anche dall’uso di automazione, machine learning e droni.
  • L’altra big è Gucci, capace di integrare la robotica e la progettazione in 3D nei processi produttivi.

Educazione e formazione

Quattro le italiane tra le migliori “iniziative educative che aiutano a colmare il divario digitale”.

  • Associazione Officine Leonardo è una no-profit napoletana: offre formazione agli insegnanti e corsi su automazione e robotica agli studenti.
  • European Innovation Academy forma aspiranti imprenditori, aiutandoli a sviluppare le proprie idee, anche grazie al sostegno di Google e università di Berkeley.
  • Dal 1991, HelPeople fornisce alle piccole organizzazioni no-profit del sud Italia  formazione gratuita sulle tecnologie digitali e le potenzialità del web.
  • World’s Advanced Saving Project sviluppa stampanti 3D che utilizzano materiali eco-compatibile. E porta la tecnologia nelle scuole per farla provare con mano ai bambini.

Tecnologia al servizio della comunità

L’elenco dei “campioni digitali” italiani si chiude con due “compagnie e organizzazioni che usano la tecnologia per risolvere problemi della comunità”.

  • Estra è il gruppo nato dall’aggregazione di tre multiutility toscane (Consiag, Intesa e Coingas): il Financial Times la premia per il modo innovativo con cui vende energia rinnovabile e consente ai clienti di accedere ai servizi.
  • Treedom è una società nata nel 2010: è una piattaforma online che consente a privati e aziende di sostenere progetti mirati a piantare alberi in tutto il mondo e supportare le comunità locali.

Gli altri nomi della lista

Nella lista dei “100 campioni” non ci sono solo imprese ma anche persone: “Uomini e donne che promuovono la trasformazione digitale, dietro le quinte o al centro della pubblica attenzione”. Tra loro c’è Cheryl Miller Van Dyck, fondatrice del Digital Leadership Institute, organizzazione che sostiene le donne nel settore tecnologico. Ci sono il fondatore di Spotify Daniel Ek e quello di BlaBlaCar Frédéric Mazzella. C’è Ida Tin, madre di Clue, app che usa i dati per tracciare il ciclo mestruale.

La copertina è stata assegnata a Nenad Bakic, matematico e imprenditore che, con il suo Institute for Youth Development and Innovativeness si sta battendo per promuovere la tecnologia e il coding nelle scuole croate. Tra le imprese e le organizzazione ci sono grandi aziende (Airbus, Bbva, Seat, Siemens, Telefonica, Vodafone), alcune no-profit (tra le quali l’Open Data Institute di Tim Berners Lee) e molte startup (dalla la produttrice di robot su ruote Starship Technologies al servizio fintech Revolut).

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Autore dell'articolo: admin