L’avatar che insegna a parlare ai malati di tumore


Come parlare a un paziente oncologico? Come capire le sue emozioni e interpretare le sue esigenze? Come essere empatici ed efficaci nella comunicazione? Ormai diversi studi hanno provato che una comunicazione corretta pu influire in modo significativo sull’aderenza alla terapia e sul vissuto soggettivo del malato, due variabili decisive nel trattamento dei tumori e non solo. Per insegnare ai medici a riconoscere le reali esigenze dei pazienti in merito viene ora proposta una tecnologia basata su un avatar.

Come un film di animazione

In sostanza, invece di proporre al personale sanitario “lezioni frontali” sulla comunicazione e sui suoi effetti, vengono “proiettati” su uno schermo i pensieri dei pazienti in risposta alle parole del medico, in modo che quest’ultimo possa capire l’effetto che fanno e imparare a modularle di conseguenza. La tecnica stata presentata recentemente a Milano in occasione del simposio MeMO (Merck Oncology Meeting Emotional Experience) una due giorni organizzata da Merck e dedicata ai progressi scientifici ed alla pratica clinica in ambito oncologico, a 15 anni dall’introduzione in Italia di cetuximab, l’anticorpo monoclonale mirato al fattore di crescita epidermico con il quale l’azienda ha fatto il suo esordio nell’area terapeutica dell’oncologia. La metodologia, cui stato dato il nome di “Insideout”, con chiaro riferimento all’omonimo film di animazione, funziona sostanzialmente in questo modo: i formatori propongono a campione rappresentativo di persone un video con una serie di situazioni di interazione medico-paziente, chiedendo poi ai componenti del panel quali emozioni, quali pensieri, quali domande, hanno suscitato in loro tali interazioni. Una volta raccolta una casistica adeguata queste reazioni vengono “sintetizzate” e “messe in bocca a un avatar”. Il risultato un filmato in cui viene mostrata una situazione clinica tipica con un medico che parla al suo paziente. Dopo ogni frase del medico i pensieri del paziente vengono esplicitati grazie all’avatar. In questo modo diventa pi facile apprendere l’effetto “concreto” che ha il dire certe parole e in quale modo sul malato e quindi imparare a comunicare in modo pi efficace.

Ascolto empatico

Il paziente reagisce a determinati turbamenti con modalit proprie che possono concernere, per esempio, la passivit o l’intraprendenza, il controllo o l’evitamento, la condivisione o l’introversione, l’aggressione con i silenzi o con le parole. Anche la storia clinica personale e familiare pu influenzare il vissuto emotivo e l’approccio alle cure del paziente spiega Luca Ostacoli, professore associato di psicologia clinica presso la scuola di medicina di Torino, e responsabile del servizio dipsicologia clinica, presidio ospedaliero S. Anna e relatore al MeMO “ Per gli operatori sanitari imparare a conoscere le emozioni fondamentale per potere gestire meglio i pazienti e i familiari. Gestire un’emozione significa comprendere il vissuto psicologico e fisiologico della persona, aiutarla validando quell’emozione, facendole capire che pu provare paura, pu provare rabbia, pu provare imbarazzo, per poi relazionarsi in modo empatico e attento utilizzando delle tecniche relazionali e corporee (come la respirazione, il rilassamento, lo scarico fisico) che servono a riequilibrare lo stato emotivo del paziente e a migliorare l’approccio situazionale. Se vogliamo gestire una emozione, rabbia, ansia, paura o dolore che sia, dobbiamo partire dall’ascolto attento ed empatico dell’altro e dall’assenza del giudizio. Solo se comprendiamo veramente ci che prova il nostro interlocutore e gli rimandiamo la nostra considerazione possiamo sapere come rapportarci nel modo migliore con lui, come gestire la nostra emozione e provare a gestire la sua.

Oltre il farmaco

L’inserimento di una sessione dedicata al ruolo delle emozioni nella relazione medico-paziente in linea con quello che l’approccio di Merck in Oncologia dichiara Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia massimo impegno nella Ricerca & Sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche, ma anche attenzione a quei bisogni del paziente oncologico che vanno “oltre il farmaco”, in un percorso che tiene conto delle esigenze della persona nella sua interezza. Un avatar per dare corpo alle emozioni del paziente, quindi, ma che pu anche essere utilizzato con ulteriori finalit formative. Attraverso un approccio basato su una innovativa metodologia didattica esperienziale, infatti, questo “human digital patient” pu consentire ai medici di simulare e sperimentare delle situazioni cliniche reali: utilizzato in specifici momenti formativi interattivi, l’avatar risponde in tempo reale alle scelte dei discenti medici, aiutando questi ultimi a comprendere i migliori approcci nella gestione del paziente e della sua patologia. I partecipanti al MeMO hanno potuto fare un’esperienza diretta di questo approccio nel corso della seconda giornata dell’evento, nel corso della quale ci sono stati dei workshop con simulazioni di casi clinici. I promotori del metodo esperienziale fanno notare che le tecniche di formazione e apprendimento classiche, come la lezione frontale, consentono una memorizzazione dal 10 al 20% delle informazioni trasmesse, mentre le tecniche di apprendimento attivo, tra le quali l’osservazione e la partecipazione a situazioni (reali o simulazioni), fa passare questa percentuale al 75-90%.

27 marzo 2019 (modifica il 27 marzo 2019 | 13:32)

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Autore dell'articolo: admin