L’ascensore del mistero | il manifesto


Il premio Solinas da sempre attento ai nuovi linguaggi, alla trasformazione dei generi e alla scrittura per il cinema, per il documentario e il web, ha esteso il suo interesse verso le serie televisive creando, insieme a RAI fiction, il premio Experimenta serie. Il concorso, in una prima fase, ha istituito un percorso laboratoriale di Alta formazione, dove gli autori selezionati hanno potuto affinare le loro conoscenze e sviluppare i loro progetti che, nei prossimi mesi, vedranno la realizzazione della puntata pilota grazie al finanziamento da parte di RAI fiction. Ne abbiamo parlato con Andrea Simonetti e Gaetano Collella autori di una delle tre serie vincitrici, UPandDown, con cui hanno esplorato il tema della morte e soprattutto affrontato un genere nuovo per l’Italia, il supernatural mystery.

Qual è l’incipit di UpandDoown?

G: Due liftman accompagnano gli ospiti di un ascensore da un piano all’altro; questo però non è un ascensore qualunque, ma l’ascensore del trapasso. I due ascensoristi hanno il pompito, come dei moderni Caronte, di trasportare le anime nel mondo dei morti e nel piano che gli spetta, ma soprattutto di far capire loro di essere morte. Essendo una serie Tv più si va avanti più si scoprono i retro scena come ogni serie tv deve saper fare.

A: La serie non è totalmente ambientata nell’ascensore. A un certo punto, infatti, usciamo e scopriamo il mondo al quale è legato l’ascensore. Non è una serie claustrofobica.

Come nasce l’idea del vostro progetto?

G: Noi siamo da un lato dei divoratori seriali e dall’altro sempre in continuo scambio d’idee e questa serie che abbiamo iniziato a scrivere due anni fa è uno dei progetti che abbiamo partorito.

A: Nasciamo come attori teatrali e abbiamo fatto insieme uno spettacolo, Capa tosta prodotto dal teatro Crest e ideato da Gaetano che già da tempo scrive per il teatro. Io invece scrivo per il cinema, ho diretto due cortometraggi come La Fuitina, riconosciuto e finanziato dal Mibact e adesso mi sto preparando per il mio primo lungo. Un giorno pensavamo di realizzare un progetto per la macchina da presa, parlavamo di serie e rimpallandoci delle idee durante una tournée è nata l’idea di UpandDown.

La vostra serie rientra nel fantasy-dramma, è nata con queste caratteristiche o è il risultato finale del vostro lavoro?

G: Si, fin dall’inizio è nata in questa misura, sul sovrannaturale; siamo influenzati da quello che guardiamo, quindi molte storie di questo genere. Poi da quando esistono le piattaforme online come Netflix, Amazon prime, Sky la serialità si è diffusa moltissimo grazie soprattutto a serie fatte bene che spaziano molto più di quanto ci si aspettava solo dieci anni fa. La fortuna se vogliamo è che tutte queste piattaforme hanno portato le serie verso nuovi linguaggi e nuovi formati; non ci stupiamo più se una puntata dura 25’ o 45’ minuti contro un’ora e mezza degli sceneggiati televisivi di vent’anni fa.

Come si stanno evolvendo il pubblico e le serie tv rispetto al pubblico?

A: Secondo me la nostra generazione, ma soprattutto le nuove hanno bisogno di storie vere e di temi approfonditi non accettando più storie patinate, romanzate, molto superficiali e fine a se stesse. Queste piattaforme hanno avuto la possibilità da un punto di vista creativo e artistico, ma anche politico, di essere libere di raccontare qualunque storia fino in fondo, senza infiocchettarle per nessun pubblico; hanno lanciato degli input ai quali ormai è impossibile non adattarsi. Anche la Rai persegue questa strada capendo che è giusto mettersi al passo con gli altri e accontentare il pubblico medio.

G: Credo che il premio a UpandDown sia un po’ indice di questa cosa. Non eravamo convinti di vincere perché il tipo di serie che abbiamo raccontato è un cambiamento per la Rai. È ambiziosa piuttosto che pericolosa come ci disse una volta il direttore della Rai. Chiaramente è necessario che anche la Rai abbia la stessa ambizione e l’edizione Experimental serie dimostra che cerca linguaggi e storie nuove, diverse. Alcuni dati relativi all’auditel delle piattaforme televisive sul web – sul sito di Davide di Maggio ci sono tutti questi risultati rispetto alle piattaforme – raccontano che Netflix è la prima piattaforma, ma la seconda è Raiplay. Questo pubblico è in crescita, i ragazzi che smanettano sui computer non guardano la tv, ma esclusivamente le piattaforme. Il pubblico fra vent’anni sarà sempre più di questo tipo e meno come i nostri nonni che accendono la tv per vedere il commissario Montalbano. Ormai la Rai è su questa strada; è un processo inevitabile e necessario.

Com’è stato lavorare sul progetto durante il laboratorio di alta formazione?

G: Affascinante. Abbiamo avuto la fortuna di lavorare con due sceneggiatrici straordinarie: Maddalena Rabbagli sceneggiatrice di tanti lavori, come Gomorra la serie e con Monica Zapelli sceneggiatrice della Rai e cosceneggiatrice del film I Cento passi. Entrambe straordinarie, ci hanno aiutato mettendo fortemente in discussione il progetto nei punti più delicati, come giustamente sa fare chi lavora in quest’ambito da molto tempo. Poi abbiamo avuto diversi incontri con i producer Rai con cui abbiamo capito come quello che scriviamo dove coniugarsi con i budget produttivi perché uno sceneggiatore non può misurarsi solo ed esclusivamente con la sua fantasia, ma anche con quello che la produzione chiede e può permettersi; quindi cose realistiche o di adattare quelle irrealistiche a qualcosa di più apportata di mano. È stato un vero e proprio percorso dove, affrontando passo per passo tutte le fasi, abbiamo imparato molte cose. Per questo Il premio Solinas è straordinario, in Italia in questo momento non ci sono dei premi che sono anche borse di studio.

A: Assolutamente; il premio permette lo sviluppo del progetto, dove in una serie o in un film è fondamentale. Infatti, una delle cose più belle che la giuria ci ha detto è che dalla prima stesura della puntata pilota a quella finale, la serie è cresciuta tantissimo e questo lo dobbiamo a loro.

Dove sarà girata la prima puntata?

G: È ancora presto per dirlo, il prossimo passo è l’incontro tra il premio Solinas e Rai fiction per capire come organizzare le riprese; però in questa fase noi non possiamo decidere. Però essendo entrambi tarantini saremmo felicissimi di poter girare in Puglia.


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Autore dell'articolo: admin