L’arte marziale pastorale di cui era appassionato il tifoso interista morto durante gli scontri


L'arte marziale pastorale di cui era appassionato il tifoso interista morto durante gli scontri



Daniele Belardinelli, il tifoso interista morto durante gli scontri dopo la partita Inter Napoli, era un tifoso, un ultrà, un uomo legato agli ambienti di estrema destra, e un fine conoscitore di arti marziali. Questo il ritratto che ne emerge leggendo i quotidiani nazionali che oggi stanno dedicando agli scontri di mercoledì scorso ampio spazio.

La sua passione per le arti marziali rileva un dettaglio forse trascurabile ai fini della cronaca, ma piuttosto interessante come fenomeno. Il Giornale scrive che Belardinelli era un “habitué della palestra più tosta di Varese, la Fight Academy, dove non si insegnano solo MMA, un incrocio tra sugli, calci e lotta libera, ma anche tecniche ataviche di battaglia a colpi di lama”.

Spulciando sui social si possono scovare i corsi fatti dalla palestra di Varese su queste particolari tipologie di arti marziali italiane. L’antica scuola di coltello siciliano, che è già piuttosto nota, mentre più curiosa e singolare è la ‘Difesa agro-pastorale della valle Ofantina pugliese’. Sicuramente meno popolare della scuola siciliana, sembra però che stia avendo un discreto seguito in Italia con corsi organizzati un po’ ovunque.

In cosa consiste la “Scherma pastorale della valle Ofantina”

Non ci sono molte informazioni su questa arte marziale italiana, ma di base consiste in tecniche per usare il coltello in maniera efficace, posizioni e tecniche che richiamano elementi naturali (‘posizione della civetta’), talvolta accompagnate da strumenti semplici come bastoni e pietre.

Nata nella valle dell’Ofanto, la striscia di terra che segna il confine tra la provincia di Foggia e quella di Barletta-Andria-Trani, la scherma agro pastorale ofantina è una tecnica che nasce per la difesa dei territori dei pastori e dei contadini quando i contadini hanno cominciato a sentire l’esigenza di difendere i propri beni. Un’arte marziale che mischia difesa, offesa e folklore. Nasce povera, con gli strumenti di lavoro (un coltello appunto, o i bastoni dei pastori), come un po’ avviene in tutte le arti marziali, anche quelle orientali (le nunchaku rese celebri da Bruce Lee, i tonfa, paragonabili ai nostri manganelli, sono originariamente strumenti di raccolta e ‘battimento’ del riso). Una scherma a cortissima distanza,  complessa, letale come ogni arte marziale.

Anche le posizioni di quest’arte marziale pugliese sono simili per certi versi a quelle delle arti marziali più note, con posizioni studiate per esporre il meno possibile il corpo all’avversario e arti posizionati in maniera tale da colpire in tempi rapidi e con precisione. Su YouTube ci sono un po’ di video che la raccontano. Sul sito di una di queste scuole il maestro Domenico Mancino la descrive con un tocco poetico, ma preciso:

La scherma di coltello del sud dell’Italia non è saltare avanti ed indietro con un coltello in mano.La scherma del sud Italia è tecnica, tattica, strategia, pianificazione, tradizione, equilibrio, potere, forza, calma, odio, rancore, furia, pazienza, perseveranza, determinazione, memoria, sangue, sudore, mortificazione, illusione, lacrime, gioia, divertimento, sacrificio, impulso, ritmo, vendetta, istinto, ragionamento. E’ molto altro ancora.

Un metodo, racconta lo stesso Mancino, originario di Canosa di Puglia, che apparteneva a “genti con carattere timido e riservato, tenuto segreto per tantissimi anni fino a rasentare l’estinzione”. Riscoperto, ne è nata una scuola.

L’arte del coltello, come raccontano molti video caricati sulla loro pagina Facebook e su YouTube, o quella del bastone: dal minuto 2.30 di questo video, per esempio, se ne vede l’uso, che sembra una danza, ma lascia intendere la letalità della tecnica ad uno sguardo più attento. La scuola del maestro Mancino ha messo insieme tutte le tecniche e le racconta in seminari. Da quello che rivela oggi la stampa ad uno di questi, non si sa però se di questa scuola, avrebbe preso parte Belardinelli.

Forse è vero che nelle palestre italiane queste tecniche agro pastorali della tradizione marziale italiana siano diventate popolari. Ma è un peccato che si vengano a scoprire per casi di cronaca nera. C’è indubbiamente molta maestria e esperienza di combattimento nelle tecniche di questa scherma povera, insieme ad una cultura tradizionale, popolare, che merita rispetto.

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