L’addio del ministro dell’Ambiente è un duro colpo per Macron


L'addio del ministro dell'Ambiente è un duro colpo per Macron



Era uno dei membri più popolari del governo francese, con un approvazione del 64% secondo Ifop, in contrasto con il continuo calo di consensi dell’inquilino dell’Eliseo. Era stato definito “il più famoso attivista per l’ambiente francese”, volto di mille campagne ecologiste, presenza fissa in televisione. Sia Nicolas Sarkozy che Francois Hollande lo avevano corteggiato per il ruolo di ministro dell’Ambiente ma lui aveva sempre declinato. Disse sì solo quando a rivolgergli la proposta fu il presidente che lui e tanti elettori avevano visto come l’uomo nuovo che avrebbe riportato la Francia alla vera grandeur: Emmanuel Macron. E ora si dimette, all’improvviso, profondamente deluso, confessando di essersi sentito “solo” nella sua battaglia per una politica ambientale più avanzata. 

Dopo il caso dell’ex guardia del corpo pizzicata con le insegne della polizia a malmenare un manifestante, si tratta di un altro duro colpo di immagine per Macron, che si era proposto come campione della difesa dell’ambiente e della lotta al cambiamento climatico, che aveva promesso di diventare il portabandiera della difesa degli Accordi di Parigi sulla lotta al riscaldamento globale, messi in discussione dagli Usa di Donald Trump. Tutte velleità, secondo Hulot.

“Un accumulo di delusioni”

“Non voglio più mentire, non voglio mantenere l’illusione che la mia presenza nel governo significa che stiamo rispettando queste sfide climatiche”, ha dichiarato Hulot, lamentando “l’accumulo di delusioni” che lo hanno colpito davanti agli insufficienti progressi del suo Paese nella lotta al riscaldamento globale e nella difesa della biodiversità, “la Francia sta facendo molto più di altri Paesi. Ma non fatemi dire che sta facendo abbastanza. Non sta facendo abbastanza. L’Europa non sta facendo abbastanza. Il mondo non sta facendo abbastanza. Ho un poco di influenza ma non ho né potere né mezzi”. 

E pensare che Macron aveva rigirato in chiave ambientalista lo slogan elettorale di Trump per farne un “Make our planet great again”. Parole al vento per Hulot, che ha sottolineato come siano finiti nel nulla l’impegno a tagliare del 50% entro il 2025 la quota di energia nucleare nel mix energetico o la stretta sull’uso di pesticidi in agricoltura, solo per citare due esempi. 

Irritazione nel governo

Dall’esecutivo transalpino filtra irritazione per queste dimissioni non annunciate. Il portavoce del governo, Benjamin Griveaux, ha dichiarato alla rete televisiva Bfm che Hulot avrebbe dovuto consultarsi con il primo ministro Edouard Philippe prima di comunicare alla stampa la sua decisione di lasciare. “Si può fare una rivoluzione ambientale in un anno? La risposta è no”, ha detto Griveaux, “preferisco i piccoli passi all’immobilità”. Gli osservatori attendono ora le mosse di Macron, che ha ora l’occasione giusta per operare quel rimpasto al quale pensa da tempo per contrastare il calo di popolarità.

“Ho scelto Nicolas Hulot 15 mesi fa perché è un uomo libero. Rispetto la sua libertà, vorrei contare sul suo impegno in un’altra forma e dove sarà”, ha dichiarato più tardi Macron da Copenhagen. “In 15 mesi, questo governo ha fatto più di ogni altro nello stesso periodo di tempo su questo tema”, ha poi rivendicato il presidente, citando la chiusura delle centrali a carbone. La difesa dell’ambiente, ha concluso, “è una lotta che non si fa dall’oggi al domani, ma implica il confrontarsi con la realtà”. 

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Autore dell'articolo: admin