La visita di Trump alle truppe in Iraq ha irritato il governo di Baghdad


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Lasciata “la solitudine” della Casa Bianca, come l’ha definita lui stesso, Donald Trump, al quinto giorno di chiusura parziale dell’amministrazione, ha colto tutti di sorpresa con una visita-lampo di tre ore alle truppe americane in Iraq. Seguendo una tradizione che dal 2002 hanno rispettato tutti gli occupanti della Casa Bianca, il presidente americano e la moglie Melania hanno viaggiato la sera di Natale fino alla base aerea di Al-Asad, a ovest di Baghdad.

Si è trattato della prima visita di Trump alle truppe in una zona di guerra da quando si è insediato alla Casa Bianca, quasi due anni fa. Il viaggio e’ stata l’occasione per difendere il ritiro dei soldati americani dalla Siria e per assicurare che “non c’è alcun piano” per richiamare i 5 mila stazionati in Iraq, ribadendo che gli Stati Uniti non possono più essere il “gendarme” del mondo. “Non vogliamo più essere sfruttati da Paesi che si fanno proteggere dai nostri incredibili militari”, ha detto il presidente americano, “non li pagano e devono farlo. Siamo sparsi in tutto il mondo, anche in Paesi di cui la maggior parte della gente non ha mai sentito parlare: francamente è ridicolo”. 

Le polemiche con Baghdad

Anche stavolta, Trump è riuscito ad alimentare una polemica: i leader iracheni lo hanno accusato di aver organizzato il blitz senza dare alcun preavviso e senza incontrare i vertici del governo di Baghdad. Il previsto colloquio con il premier iracheno, Adel Abdul Mahdi, è stato infatti annullato a causa di non meglio specificate “differenze”. Secondo alcune fonti parlamentari, i due leader discordavano sul luogo del loro faccia a faccia: Trump non voleva uscire dalla base militare di Ain al-Asad, ma Mahdi non ha acconsentito.

L’atteggiamento “imperialista” rimproverato a Trump ha portato, infine, alcuni di deputati a chiedere al Parlamento di votare l’espulsione delle truppe statunitensi. Sabah al Saadi, presidente del gruppo parlamentare del partito Islah, ha chiesto la convocazione urgente del Parlamento per la “palese violazione della sovranità dell’Iraq e per fermare le azioni aggressive di Trump”. Secondo il deputato iracheno, il presidente degli Stati Uniti “dovrebbe conoscere i suoi limiti: l’occupazione americana dell’Iraq è finita”. 

Anche il blocco parlamentare Bina, rivale di Islah e guidato dal leader Hadi al-Amiri, appoggiato dall’Iran, ha contestato l’arrivo di Trump: “È una flagrante e chiara violazione delle norme diplomatiche e mostra il suo disprezzo e la sua ostilità”. L’ufficio del primo ministro ha cercato di smorzare le polemiche, assicurando che le autorità Usa avevano informato il governo della visita.

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Autore dell'articolo: admin