La visita di Salvini e Di Maio a Tunisi 


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 Nicola Marfisi / AGF


Matteo Salvini e Luigi Di Maio




Quella in Tunisia poteva essere un’occasione per sciogliere la tensione nel governo sul caso Siri – il sottosegretario indagato per corruzione e al centro di un forte braccio di ferro tra Luigi Di Maio, che ne chiede il passo indietro, e Matteo Salvini che lo difende a spada tratta – ma nonostante la presenza del presidente del Consiglio con i suoi due vice (con loro anche il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi) quella tensione è rimasta alta, seppur attenuata dalle rassicurazioni verbali arrivate dopo un pranzo condiviso.

Di Maio, che ha viaggiato per conto proprio sia all’andata (arrivava da Varsavia) che al ritorno (per impegni già programmati), ha assicurato che “quando si fa gioco di squadra si ottengono grandi risultati” e che “è sempre un piacere lavorare con Giuseppe e con Matteo”.

Da parte sua, Salvini – che ha scelto di visitare da solo il Museo del Bardo – ha garantito la durata dell’esecutivo: “Per quanto riguarda me e la Lega, il governo va avanti”. Tuttavia è stato difficile non notare il gelo tra i alleati che si sono ritrovati seduti l’uno a fianco all’altro al vertice intergovernativo italotunisino.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha approfittato dalla conferenza stampa congiunta con il suo omologo tunisino, Youssef Chahed, per rimarcare il proprio ruolo di decisore: “Siamo nel pieno di un percorso, la mia giacca non si lascia tirare più di tanto”, ha dichiarato senza rivelare nulla dell’incontro che ieri ha avuto con Siri, e invitando tutti a portare pazienza.

Conte ha preferito puntare l’attenzione sui numeri positivi che l’Istat ha consegnato nella mattinata: Pil al +0,2% con la recessione alle spalle e la disoccupazione che cala dello 0,4%. “Siamo un Paese che cresce e che nel secondo semestre crescerà ancora di più, ci auguriamo tutti”, ha evidenziato.

E in vista della manovra di cui già si dibatte fuori dall’Aula, il premier ha assicurato “la compattezza del governo a non incrementare l’Iva” e ha affermato “l’intenzione di fare le riforme fiscali”, con riferimento alla flat tax, precisando tuttavia che “non è il momento di parlarne”.

Restano sullo sfondo, ma sempre urgenti, il dossier libico e delle migrazioni, che è legato al primo. Su entrambi i punti Tunisi e Roma hanno “una forte consonanza”. Conte ha assicurato che, nonostante “il buon rapporto personale con Haftar”, il maresciallo della Cirenaica, l’Italia “non giudica positiva l’opzione militare e non fa calcoli sulla pelle delle persone”.

Sulle migrazioni, il premier tunisino ha ancora una volta fatto presente “la necessità di maggiore sostegno da Roma per fare fronte all’emergenza”. Intervenendo, a conclusione della visita a Tunisi, al forum economico italotunisino, il premier Conte ha fatto ricorso a due citazioni.

Un proverbio cinese, “un singolo filo si può spezzare ma mille fili messi insieme non si spezzano mai”, e una frase di Henry Ford: “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo”. Era rivolto agli imprenditori, ma forse non solo.

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