La Turchia ha chiesto l’arresto di due fedelissimi di MbS per l’omicidio Khashoggi


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Isa Terli / ANADOLU AGENCY
 


 L’ingresso del consolato saudita a Istanbul, dove è scomparso Jamal Khashoggi




La Turchia vuole andare fino in fondo all’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi. La Procura di Istanbul ha emesso ordini di arresto nei confronti di Saud el Qahtani, consigliere particolare del principe ereditario Mohammed bin Salman, e del vice capo dei servizi segreti, Ahmed Asiri, entrambi descritti dalla magistratura “tra coloro che pianificarono l’omicidio” e recentemente sollevati, almeno formalmente, dai rispettivi incarichi. Ma i due sarebbero in Arabia Saudita, e Riad ha già respinto le richieste turche di estradizione.

Il mandato d’arresto emesso nei confronti delle due personalità vicine al principe erede al trono rafforza il sospetto che mandante dell’efferato assassinio di Khashoggi sia stato Mohammed bin Salman. Il principe si è visto opporre un secco rifiuto alla richiesta di incontrare al G20 il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

La cautela di Trump non piace

Con il sospetto che bin Salman abbia avuto un ruolo nell’omicidio aumentano anche le polemiche, soprattutto negli Usa, dove alcuni senatori hanno avuto una riunione con il direttore della Cia, Gina Haspel, al termine della quale il senatore Bob Corker ha attaccato il principe. “Una giuria lo giudicherebbe colpevole in meno di mezz’ora”, ha detto Corker, polemizzando con la cautela del presidente, Donald Trump. “È impossibile che il principe non sia coinvolto”, ha aggiunto la senatrice Lindsay Graham.

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 Trump e Salman

“Bisognerebbe essere ciechi, non siamo difronte alla pistola fumante, ma a una sega fumante”, ha aggiunto Corker polemizzando con il segretario alla Difesa, Jim Mattis, secondo il quale invece “manca la pistola fumante”. Accuse respinte “categoricamente” al mittente dalla portavoce dell’ambasciata saudita a Washington, Fatimah Baeshen: “Ci atteniamo a quanto già detto, ossia che il principe ha continui rapporti con i diversi responsabili del suo gabinetto su questioni diverse”, ha spiegato in una serie di tweet.

Mattis e il segretario di Stato, Mike Pompeo, assecondando la riluttanza di Trump ad accusare Riad, avrebbero voluto evitare l’approvazione di una risoluzione contro l’intervento saudita nello Yemen, ma hanno dovuto registrare una netta sconfitta con i senatori che hanno deciso di procedere verso la risoluzione. Intanto il capogruppo dei senatori democratici Chuck Schumer ha chiesto che Haspel riferisca sull’omicidio dinanzi all’intero Senato. L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha sollecitato l’apertura di un’indagine internazionale.

I due mandati di arresto giungono dopo la richiesta di estradizione partita il 26 ottobre dalla Turchia e indirizzata ad altri 18 sauditi, tra cui i 15 componenti dello ‘squadrone della morte’ giunto ad Istanbul poco prima dell’appuntamento in consolato di Khashoggi e rientrata subito dopo la scomparsa del giornalista. Riad ha fatto sapere che 21 persone sono indagate e cinque di queste rischiano la pena di morte. 

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