La tradizione dei manifesti polacchi


Sono tante le locandine sul cinema di Wajda esposte in questo periodo insieme ad altri cimeli al Museo nazionale di Cracovia. Anche la galleria di poster artistici di Natalia Dydo si trova a ridosso della spianata di Błonia proprio di fronte all’edificio che ospita la grande retrospettiva dedicata al cineasta polacco. Krzysztof, il padre di Natalia è uno dei più grandi collezionisti di locandine in Europa. Tutto nasce da una sapiente pratica di décollage che nulla ha che vedere con gli “strappi artistici” dei nouveaux réalistes in voga negli anni Sessanta: «Papà ha cominciato a staccare le locandine dai muri che tappezzavano Cracovia negli anni Cinquanta. Un compito arduo che richiede passione, pazienza e precisione per evitare di danneggiare la carta», racconta Natalia. A formare la raccolta del padre alcune migliaia di locandine soprattutto della “scuola polacca” ma anche provenienti da altri paesi. «Possiede diversi inventari archiviati su vari supporti. Per questo è difficile fare una stima del numero di pezzi di cui è composta la sua collezione». Natalia ha deciso di seguire le orme di famiglia aprendo il proprio spazio espositivo due anni fa per concentrarsi anche sulla vendita. Il tutto senza rinunciare alla promozione degli autori più interessanti con delle mostre personali destinate a durare non più di due o tre settimane. Per un poster degli anni Trenta in buone condizioni quale ad esempio un lavoro del disegnatore varsoviano Tadeusz Gronowski, un collezionista si ritrova costretto a sborsare almeno 10,000 złoty (circa 2,350 euro ndr). Le locandine progettate e stampate a partire dal secondo dopoguerra hanno invece prezzi ben più accessibili anche quando si tratta del lavoro di uno dei “cannoni” della scuola locale come Henryk Tomaszewski, Waldemar Świerzy e Jan Lenica, quest’ultimo ricordato soprattutto come pioniere del cinema d’animazione sperimentale. Al di là della tecnica scelta, sono decenni che i disegnatori polacchi continuano ad affrontare le committenze ricevute con grande libertà creativa. Difficilmente la figura mostruosa dagli occhi di serpente disegnata allora da Andrzej Pągowski per l’uscita in sala di Aliens – Scontro finale (1986) assomiglia alle creature fantastiche nel film di Ridley Scott. Più che denotare qui si preferisce connotare, che si tratti del poster di un spettacolo circense, della locandina composta per un spettacolo teatrale in cartellone o magari per una pellicola di Alejandro Jodorowsky mai uscita nelle sale polacche. Ma la cultura e, se vogliamo, anche il culto dell’affiche in Polonia come forma d’arte non nascono dal nulla. E nel quartiere di Wilanów a Varsavia che è nato nel 1968 il primo museo al mondo interamente dedicato ai poster artistici. Intanto in tutto il paese fiere, concorsi e biennali dedicati al poster continuano a prosperare anche grazie al coinvolgimento delle istituzioni locali. A gennaio scorso Kaja Renkas ha realizzato un poster contro la violenza per commemorare il tragico omicidio di Paweł Adamowicz. Il lavoro è stato affisso il giorno del funerale dell’ex-sindaco di Danzica nelle strade della città slesiana di Chorzów dove la giovane artista organizza anche un festival internazionale sul poster artistico. «Non tutti possono permettersi di pagare le tariffe di affissione ai comuni dei centri urbani. Il paradosso è che si finisce per commissionare, creare e stampare molto più di quanto finisca effettivamente sui muri», riscontra con un pizzico di amarezza Natalia. Eppure nonostante alcuni grandi cambiamenti la tradizione polacca del poster artistico appare oggi ancora più viva che mai.


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Autore dell'articolo: admin