La strage in Nuova Zelanda spiegata attraverso i suoi simboli


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Handout / Afp


Brenton Tarrant




La strage di Christchurch, in Nuova Zelanda, è costellata di riferimenti, di simboli di un universo, quello del suprematismo bianco, a cui Brenton Tarrant si rivolge in più momenti, dal manifesto pubblicato online fino all’arma usata, piena di nomi di protagonisti di guerre contro i musulmani. Nel testo “The great replacement”, l’autore ripercorre alcune tesi di Anders Behring Breivik, il responsabile della strage di Utoya, in Norvegia, del 2011: filo conduttore è il presunto “genocidio dei bianchi”.

“Auguro il meglio a tutti, ma se vengono qua li combatterò”

A fugare ogni dubbio, se mai ce ne fosse bisogno, della natura dell’attacco di Christchurch ci ha pensato lo stesso Tarrant scrivendo un manifesto. “C’è una componente razziale”, scrive l’uomo. A preoccuparlo era anche il tasso di fertilità delle donne bianche, il timore che la popolazione bianca possa essere sostituita, come nel caso di Breivik.

L’autore della strage sostiene di “augurare ai diversi popoli del loro mondo il meglio, indipendentemente da etnia, razza, fede e che vivono in pace e prosperità, tra la propria gente, praticando le proprie tradizioni, nella propria nazione”. A disturbarlo al punto da imbracciare un’arma automatica e massacrare le persone raccolte nella mosche è il tentativo di “quelle stesse persone di venire nelle terre dei miei popoli”. “Sarò costretto a combattere” chi cerca di “sostituire e soggiogare la mia gente e fare la guerra al mio popolo”, le sue parole. 

La canzone e i nomi sui fucili

Ma c’è anche una forte componente simbolica nei dettagli. Mentre guida per andare a compiere la strage, il giovane, che si definisce un “ordinario uomo bianco” di “28 anni”, “nato in Australia” da una “famiglia a basso reddito” appartenente alla “classe lavoratrice”, racconta di aver lavorato recentemente come “kebab removalist” e canticchia ‘Remove Kebab‘. E’ una canzone ‘patriottica’ che proviene da un video musicale di propaganda realizzato da soldati dell’esercito serbo come tributo al criminale di guerra Radovan Karadžić, presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina tra 1992 e 1996, gli anni delle guerre balcaniche.

Inoltre sul calcio, la canna, i caricatori delle armi usate per la strage sono scritti nomi e luoghi legati alla guerra tra l’Occidente e i turchi e a fatti di cronaca recenti: dalla strage compiuta in Quebec all’attacco di Luca Traini contro gli immigrati a Macerata. 

Christchurch, la città costruita a tavolino per gli inglesi

In un primo momento Tarrantaveva ipotizzato di effettuare i suoi attacchi a Dunedin, città a 350 chilomeri da Christchurch, poi avrebbe cambiato idea, perché “a Christchurch ci sono molti più invasori”.

A Christchurch, principale centro dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda, vivono circa 400 mila persone. Il suo nome, secondo la teoria più accreditata, è dovuto all’omonimo college di Oxford, Christ Church, da cui provenivano i suoi fondatori. Era metà dell’Ottocento: tali John Robert Godley e Edward Gibbon Wakefield, insieme a una quarantina tra arcivescovi, vescovi, lord e baronetti, diedero vita alla Canterbury Association.

Un gruppo di persone che decise di costruire a tavolino una città che diventasse un angolo di Inghilterra dall’altro lato del mondo. Il piano, racconta il sito My Christchurch City Libraries, prevedeva che i nuovi coloni comprassero i terreni in cui si sarebbero trasferiti dietro pagamento di cifre che sarebbero servire per finanziare opere pubbliche come strade e scuole. Meno di due secoli più tardi, alla storia di una città costruita per accogliere persone provenienti da migliaia di chilometri si è aggiunto un nuovo, triste, capitolo: quello di un uomo convinto di dover combattere le persone provenienti da fuori dai propri confini.

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Autore dell'articolo: admin