La storia della donna che prese un monopattino dalla spazzatura e fu licenziata


Licenziata monopattino rifiuti

Minichiello / AGF


 Cumuli di immondizia sulla via Cassia, a Roma, nel giorno di Natale




Definirla una vicenda kafkiana può sembrare banale, ma mai come in questo caso l’aggettivo si attagli a una vicenda che, sconfinata nell’assurdo, è stata riportata nei confini del reale a colpi di sentenza in tribunale.

Protagonista della storia è una spazzina di 42 anni, Aicha Elibethe, licenziata a Torino il 30 giugno 2017 per aver portato a casa un vecchio monopattino ricevuto da una collega, che lo aveva trovato tra i rifiuti.

Un comportamento “grave”

La Corte d’appello di Torino ha ribaltato la decisione dei giudici di primo grado disponendo il reintegro della lavoratrice e condannando l’azienda, la Cidiu Servizi, al pagamento delle spese legali, poco piú di 10 mila euro. Quel giorno la donna aveva preso il giocattolo per regalarlo al figlio di 8 anni, nonostante il regolamento dell’azienda vietasse ai dipendenti di prelevare oggetti trovati nella spazzatura. Un comportamento “grave” per i vertici societari che avevano disposto il licenziamento della dipendente e sospeso per dieci giorni la collega che aveva portato il monopattino nel capannone dell’autorimessa.

In attesa della Cassazione

“In primo grado – spiega il legale della donna – il giudice aveva riconosciuto l’illegittimitá del licenziamento ma anche la sussistenza del fatto. E proprio per questo motivo la signora non poteva essere reintegrata. Per fortuna la Corte d’appello ha chiarito che non trattandosi di un furto il licenziamento era un provvedimento sproporzionato e ha disposto il reintegro. Il Contratto nazionale – aggiunge il legale – prevede il licenziamento solo per furto o fatti di estrema gravitá, ma l’episodio non rientra nelle due fattispecie. Siamo soddisfatte professionalmente e umanamente – conclude l’avvocato – adesso aspettiamo le mosse della controparte e l’eventuale ricorso in Cassazione”. 

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