La sfida di Salvini a M5s e Conte su flat tax e autonomia 


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Non è un caso che il giorno dopo la vittoria di Milano e Cortina per le Olimpiadi del 2026 nei gruppi parlamentari della Lega sia tornata a circolare la voglia di voto anticipato. Un’ipotesi da settimane negata da Matteo Salvini, che, piuttosto, intende sfruttare il consenso ottenuto alle Europee e alle amministrative per accelerare sui dossier sul tavolo. Autonomia, Tav e flat tax: su questi tre fronti il ministro dell’Interno – osservano fonti parlamentari della Lega – non è più disponibile a frenare.

Lo scopo – si osserva – è quello di ‘mettere alla prova’ Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Ed è questo il senso dietro al ‘mantra’ ripetuto da giorni dal vice premier leghista: ovvero quello di anticipare la manovra d’autunno entro la fine dell’estate. L’azzardo – che ha però un precedente, nel 2008, ad opera di Giulio Tremonti, stando alle citazioni dei leghisti – ha come scopo far scoprire da subito le carte agli alleati: facciano capire subito Di Maio e i 5 stelle se vogliono fare la flat tax, altrimenti si va al voto anticipato in autunno. Se c’è l’intenzione di portare avanti i provvedimenti bene, altrimenti meglio andare alle urne: è il ragionamento dei leghisti.

Lo spettro del voto anticipato 

Ecco perché, nel Movimento 5 stelle, anche in queste ore, c’è la preoccupazione che la Lega voglia rompere. “Chi rompe riconsegna il Paese in mano ai tecnici”, avverte Di Maio. “Fino a quando non si chiuderà la finestra del voto ci aspettiamo sempre delle sorprese”, spiega un esponente del Movimento, che indica la scadenza ‘clou’ nella data del 19 luglio. “Non si capisce – è, invece, l’interrogativo che si pongono Forza Italia e Fratelli d’Italia – perché Salvini non voglia staccare la spina. Così rischia di perdere il suo consenso elettorale in poco tempo”.

Tra i dirigenti di via Bellerio, non è un mistero che si stia allargando il ‘partito del voto’, guidato, come è noto, dal più scettico degli scettici, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. Le sue critiche alla misura dei mini-bot, ‘targata’ Claudio Borghi, sono state ‘digerite’ dal partito, derubricate a semplici “battute”, ma sono il segnale di un nervosismo interno, divenuto evidente nel post voto.

Così come sono emerse più nette le critiche leghiste alla squadra di governo. E non solo ai componenti M5s, come il titolare alle Infrastrutture Danilo Toninelli o la vice ministra al Tesoro Laura Castelli. Ma anche a qualche collega di partito. Per esempio, non ci sarebbe troppo entusiasmo per quanto fatto finora all’Agricoltura da Gian Marco Centinaio.

Da ultimo, Centinaio viene criticato per non essersi accorto dell’emendamento sull’etichettatura al decreto crescita (la proposta, poi ritirata, prevedeva la dicitura ‘made in Italy’ per beni alimentari ottenuti anche con prodotti stranieri). Così come potrebbe traslocare alle Politiche europee Lorenzo Fontana.

Non è quindi ancora escluso un ‘tagliando’ alla squadra di governo, anche nel caso in cui Giorgetti non fosse indicato come commissario italiano all’Unione europea.

I tentativi di Conte di evitare la procedura di infrazione

Nella contesa permanente tra M5s e Lega, Conte non è intervenuto in alcun modo in questi giorni. L’unico obiettivo del presidente del Consiglio è quello di evitare la procedura di infrazione per disavanzo eccessivo. È concentrato dunque sui problemi del Paese, ieri non ha voluto neanche aspettare l’ufficialità della vittoria italiana. Non si tratta di voler indossare l’abito ‘alla Mario Monti’, ma di prendere le distanze dal clima da campagna elettorale.

E dunque sui mini-bot, sull’ipotesi dell’anticipo della manovra, sulle coperture della flat tax e sulle polemiche legate all’autonomia, il premier ha scelto un basso profilo, anche se da giorni ha avvertito le forze di governo a mantenere toni rassicuranti che non danneggino la stabilità dei conti pubblici proprio in un momento in cui è in corso un confronto con Bruxelles. Il premier punta a chiudere l’intesa con i suoi due vicepremier prima di partire per il G20. Domani sera volerà ad Osaka, dove dal 27 al 29 giugno incontrerà i leader europei (sul tavolo le nomine e la procedura di infrazione) e dovrebbe, tra l’altro, avere in programma bilaterali con i leader di Stati Uniti, India ed Egitto (con Abdel Fattah al-Sisi potrebbe anche essere di nuovo affrontato il caso Regeni).

Domani sera, in Consiglio dei ministri, verrà completata l’operazione sull’assestamento di bilancio, con la relazione alle Camere. Giovanni Tria si è detto ottimista. “La nostra politica molto prudente ci sta portando – ha spiegato oggi – in modo naturale entro livelli di sicurezza del deficit e non c’è bisogno di tagliare nulla dei programmi di spesa già approvati semplicemente perché stanno andando meglio le entrate e ci sono minori uscite in base ai programmi di spesa approvati”. Per il futuro, “l’idea è quella di tenere il deficit basso e continuare con l’obiettivo di diminuzione del debito non attraverso l’innalzamento delle tasse ma attraverso più basse spese correnti”, ha sottolineato ancora il ministro dell’Economia. La partita è ancora aperta, la Commissione ha preso tempo fino al 2 luglio.

Nel partito di via Bellerio si ritiene che l’Europa non abbia interesse a punire l’Italia, il dialogo si aprirà sulla prossima legge di Bilancio con i nuovi vertici Ue. Ma a palazzo Chigi da giorni l’invito è quello di non depotenziare il potere contrattuale del nostro Paese, di non portare avanti giochi pericolosi con strappi che potrebbero penalizzare l’Italia. Da qui la consapevolezza che occorra lavorare con trasparenza e nell’interesse dei cittadini. Salvini tuttavia non considera l’opzione di restare – come spiega un esponente della Lega – nel ‘pantano’.

Il nodo dell’autonomia

Tanti i nodi sul tavolo. Questa sera verrà affrontato quello sull’autonomia. Il percorso delle intese con Lombardia, Veneto ed Emilia-romagna è tuttora in salita. Stasera, Conte e i vice premier affronteranno il nodo della discussione parlamentare delle intese, che la Lega vorrebbe su un testo inemendabile e che i 5 stelle vorrebbero fosse, invece, vincolato al parere positivo di tutte le commissioni parlamentari. In un incontro del presidente della Repubblica con i presidenti delle Camere già a marzo scorso, si era fatta strada l’ipotesi di rendere possibile l’emendabilità. Bisogna vedere se Salvini accetterà. “Bisogna avere coraggio”, insiste Salvini, “noi siamo pronti”. Al vertice non si parlerà di conti pubblici ma sulla flat tax non c’è alcuna intenzione di arretrare da parte del segretario di via Bellerio, “le coperture ci sono, non prenderemo soldi dal reddito di cittadinanza”.

Così come sulla Torino-Lione. “Tav Leggera? A me piacciono i treni che corrono”, taglia corto Salvini. Oltre al vertice sull’autonomia, sempre stasera è convocata la riunione rinviata la settimana scorsa su autostrade. Nei colloqui, la Lega insisterà per l’ingresso di Atlantia in Alitalia e sembra che da parte 5 stelle il muro non sia più così invalicabile. Sul fronte Olimpiadi 2026, infine, dopo la vittoria di Milano-Cortina, il partito di via Bellerio spingerà poi per la costituzione del comitato per i Giochi e Giorgetti ha fatto sapere di avere un nome in mente per la guida del comitato.

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Autore dell'articolo: admin