La salute dei nostri mari può iniziare anche dalle nostre tavole?


La salute dei mari pu iniziare anche dalle nostre tavole? La risposta s, scegliendo il pesce fresco in base alle stagionalit, proprio come facciamo con frutta e verdura. La verit che i nostri mari e i nostri oceani non stanno bene e in tutto il mondo sono sovra sfruttati. Oltre il 90% del patrimonio ittico utilizzato a scopo commerciale sfruttato al massimo o sovrasfruttato a causa della pesca eccessiva, una situazione dovuta a pratiche di pesca non sostenibili tra cui la pesca illegale e non regolamentata. Un dato parla per tutti: il 40% del pescato viene ributtato in mare morto perch pesce di basso valore commerciale e non avrebbe mercato. Lo ha spiegato Bruno Carlo Ravaglioli vice direttore del WWF Italia che intervenuto a Exposalus and Nutrition in corso fino all’11 novembre a Roma Fiera.

Il cambiamento climatico

A peggiorare la situazione c’ anche il cambiamento climatico che influisce sui cicli produttivi degli stock ittici del pianeta: entro il 2050, a causa dei cambiamenti climatici in atto, corriamo il rischio di perdere il 50% delle riserve di pesce del sud del Pianeta. Il processo di acidificazione dell’acqua del mare (principalmente dovuto all’assorbimento dell’anidride carbonica dall’atmosfera) causa la morte dei coralli, che a sua volta comporta una riduzione dei luoghi di rifugio e crescita dei giovani pesci. Se le barriere coralline scompariranno, gli stock ittici diminuiranno e la sicurezza alimentare delle comunit costiere che dipendono dalla pesca sar messa in pericolo. Un quarto di tutte le specie marine dipende dalla sopravvivenza delle barriere coralline: questi ambienti potrebbero scomparire nel corso di questo secolo e con essi anche la fauna che vi prospera. Oltre un quarto dei piccoli pescatori artigianali dipende dalle risorse ittiche legate alle barriere coralline.

Il ruolo dei consumatori

Che cosa possono fare i consumatori? Molto. Privilegiando la pesca a chilometro zero senza dimenticarsi del pesce “povero”. Un po’ come ha fatto lo chef Gianfranco Pascucci del ristorante “Identit golose” a Fiumicino che ha dimostrato (davanti a un’interessata platea) come triglie, muggine, merluzzi, calamari e alici non sono da meno di spigole e orate, a patto di scegliere quelle giuste.

Il mercato europeo e mondiale

Oggi l’Unione Europea rappresenta il pi grande mercato e il maggiore importatore di prodotti ittici al mondo: importa il 23% di tutto il pesce commercializzato a livello globale. Il 60% di pesce e molluschi che circola sui banchi frigo o nelle pescherie europee di importazione e pi della met di questo proviene da paesi in via di sviluppo. Nel mondo pi di 800 milioni di persone continuano a dipendere dal pesce come risorsa per la propria sopravvivenza, come fonte di cibo, guadagno e sostegno, sia nella pesca che per l’allevamento. Si tratta principalmente delle comunit che vivono di pesca artigianale e si trovano (in particolar modo) nei paesi in via di sviluppo, come anche nelle coste del Mediterraneo. “Fino a pochi decenni fa, il Mar Mediterraneo forniva sussistenza in abbondanza per tutti noi. Oggi la maggior parte del pesce che mangiamo noi italiani importato. Ogni italiano consuma in media 29 kg di pesce l’anno” dice Ravaglioli. Siamo ai primi posti in Europa (all’8 posto), preceduti da paesi come: Portogallo, Spagna, Francia, Svezia (Malta, Lussemburgo, Lituania). Questo significa che per assecondare questa domanda di consumo, il mercato deve da un lato aumentare lo sforzo di pesca, dall’altro stimolare le importazioni. Se distribuiamo il consumo di pesce nel corso dell’anno possiamo calcolare che quest’anno l’Italia ha terminato le proprie scorte di pesce locale il 6 aprile. Da allora e fino a fine anno consumeremo solo pesce di importazione.

Il progetto

Il WWF e l’EJF (Environmental Justice Foundation) hanno avviato il progetto Fish Forward, cofinanziato dall’UE, che coinvolge 17 paesi europei e mira a far crescere la consapevolezza sulla necessit di un consumo sostenibile di prodotti ittici. L’obiettivo educare i consumatori ad avere una maggiore consapevolezza nella scelta dei prodotti ittici. Creare coinvolgimento sull’importanza di attuare un cambiamento delle proprie abitudini di acquisto, compiendo semplici scelte responsabili, azioni che producono dei benefici per le persone e per gli ecosistemi marini di tutto il mondo. Contestualmente le autorit saranno invitate a promuovere la gestione sostenibile della pesca e le aziende ad impegnarsi in processi di miglioramento della sostenibilit delle loro attivit di pesca lungo tutta la filiera.

I suggerimenti

1) Attenzione alla provenienza (zona di pesca-area FAO) comporta una pressione pi bilanciata sulle risorse marine, che favorisce il mantenimento della biodiversit. (se mancano queste informazioni meglio non comprare il pesce)
2) Acquisto di pesce surgelato (GDO) : controllare la certificazione MSC per la pesca /ASC per il pesce allevato
3) Acquisto di pesce fresco (GDO o pescherie) : – seguire la stagionalit (a vantaggio dell’ambiente e del suo equilibrio, garantisce la qualit di ci che mangiamo ed – oltretutto – pi economico)
4) Preferire il pescato locale a “miglio zero” (minimizzano i costi superflui di importazione, trasporto e conservazione, favoriscono la pesca artigianale rispetto a quella industriale)
5) Scegliere solo pesce adulto o superiore a certe dimensioni (per favorire il ciclo vitale e riproduttivo della specie)

10 novembre 2018 (modifica il 10 novembre 2018 | 16:16)

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Autore dell'articolo: admin