La resa dei conti tra Lega e M5S sul caso Siri. Cosa prevedono i giornali


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Meno uno. Vigilia di Consiglio dei ministri, oggi. Solo 24 ore e si capirà se il governo cade, non cade e si rappattuma.

Al fixing del 7 maggio la situazione è che sul “caso Siri”, dopo la domenica degli insulti voltati tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio “ora Lega e M5Stelle provano a frenare prima che sia troppo tardi” secondo l’abbrivio della cronaca di giornata del Corriere della Sera.

Parola d’ordine: smorzare i toni. Raffreddare la temperatura del e nel governo. “Per evitare che si passi alla conta” nonostante il premier Conte – ad oggi – mantenga ancora l’impegno di “chiedere la revoca del mandato del sottosegretario leghista Armando Siri, indagato a Roma per corruzione nell’inchiesta sul mini-eolico”.

Da parte sua Siri  “non risponde ai pm” ma presenta solo una memoria come si legge nell’inchiesta di Fiorenza Sarzanini. Mentre sarà il turno dell’imprenditore Arata, che interrogato dovrà spiegare “soldi e favori”.

Sospetti

“Le posizioni di Lega e M5S sono ancora inconciliabili sulle dimissioni forzate di Siri ma adesso la resa dei conti senza un paracadute provoca apprensione. E così Di Maio dice che non arretra ma poi avanza con il freno a mano tirato: ‘Sconsiglierei di arrivare in Consiglio dei ministri’ si legge.

Ma il clima è tuttavia quello dei sospetti. Di chi guarda in controluce e con diffidenza le trame, da un lato e dall’altro dei due schieramenti.

“Luigi Di Maio e i Cinque Stelle si stanno convincendo che il muro contro muro della Lega sul caso Siri sia dettato da motivazioni che vanno oltre la vicenda personale del sottosegretario. Secondo il Movimento c’è un piano avviato da Matteo Salvini per far cadere il governo e tornare insieme a Silvio Berlusconi: un ritorno al voto con il ‘vecchio centrodestra’ (dopo una parentesi tecnica per la Finanziaria)” si legge in un retroscena sul quotidiano di via Solferino.

“’È fin troppo evidente’, è il ragionamento del capo politico M5S. Che non pare ansioso di chiarimenti: ‘Se la Lega vuole tornare con Berlusconi che lo facciano, lo dicano chiaramente, poi i conti li faranno con gli italiani e con i loro elettori’”.

Prova del reato o cartina al tornasole sarebbe “il silenzio della Lega su una legge sul conflitto di interessi chiesta a più riprese dal Movimento” aggiunge ancora il Corriere che azzarda una previsione: “Gli alleati al braccio di ferro finale, ma il governo non cadrà domani”.

Intanto un fatto nuovo c’è. Ed è sul piano giudiziario, come sottolinea la Repubblica, perché la procura di Milano indaga ufficialmente sul mutuo acceso “tre mesi fa dalla figlia 24enne dell’esponente leghista” per comprare la palazzina di Bresso.

Salvini minimizza dicendo che quello del mutuo “è un reato che fanno in molti italiani”. Ma dipende da chi lo finanzia, e i magistrati vogliono vederci chiaro. Perché di mezzo c’è l’ipotesi di riciclaggio di denaro.

Come da protocollo, l’Uif-Ufficio informazioni finanziarie di Banca d’Italia ha girato questo ‘sos’ alla competente Procura di Milano diretta da Francesco Greco, che con altrettanta procedura standard sabato l’ha inserita per ora in un fascicolo senza ipotesi di reato e a carico di ignoti. “Una grana bis” la definisce Il Fatto Quotidiano.

L’Arbitro

“Matteo Salvini chiederà un rinvio della decisione ma Giuseppe Conte considera già chiuso il caso di Armando Siri. Al Consiglio dei Ministri di domani non ci sarà una conta” scommette La Stampa. “Vedrete mercoledì mattina troveremo una soluzione e si ricomporrà tutto. Non succederà nulla di così clamoroso. Il percorso è stato molto chiaro, molto trasparente e quindi non ci può essere nessuna sorpresa” ha dichiarato il premier ai giornalisti.

Per i leghisti, però, Conte si è schierato con i 5 Stelle e ora non è più super partes ma un arbitro. Anche se lo stesso presidente del Consiglio spiega di non avere mai accettato di fare l’arbitro, “ma di fare il premier, che è concetto ben diverso” riporta il quotidiano torinese. In sostanza, di essere un premier che decide sulla base delle proprie convinzioni.

Per la Lega invece si è piegato al diktat di Luigi Di Maio e alle esigenze della campagna elettorale di M5S.

E Salvini che farà? “Andranno al Consiglio dei ministri per esprimere il loro dissenso, ma alla fine prenderanno atto della decisione del premier, aprendo una fase di conflittualità serrata sulle questioni economiche, sullo sblocca-cantieri, sull’autonomia regionale, la riduzione delle tasse a famiglie e imprese”.

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Pierpaolo Scavuzzo / AGF 

 Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini

Ma c’è un aspetto che comincia a venire evidenziato dalla Lega, secondo il quotidiano sabaudo: “Una volta preso atto della decisione di Giuseppe Conte e di Luigi Di Maio, emergerà l’anima ‘giustizialista’ dei 5 Stelle. Siri sarà innalzato al ruolo della vittima e Salvini potrà mandare al suo elettorato lo stesso messaggio che in passato mandava Silvio Berlusconi agli elettori del centrodestra quando era lui sulla graticola della giustizia. Lo stesso elettorato che più lo attaccavano e più votava il leader di Forza Italia. Hanno forse questo senso le parole di Giorgetti che parla di ‘evidente clima persecutorio nei confronti di Siri’” si legge ancora sul quotidiano torinese.

Argomento, appunto, da campagna elettorale secondo il quotidiano.

E sulla teoria del complotto sono orientati sia Il Giornale sia Libero: il primo titola così la prima pagina: “Salvini accerchiato”, ovvero un “caso a orologeria” anche per l’apertura dell’inchiesta sulla casa del sottosegretario, per la quale il secondo sottolinea che “stavolta non c’è neanche i reato”.

Tuttavia “non c’è alcuna questione morale, c’è solo la ferocia dettata dalla paura, quella di vedersi umiliati nelle urne. Per questo i Cinque Stelle hanno azzannato Matteo Salvini e lo tengono ben stretto con la scusa del sottosegretario Armando Siri, persona discussa e discutibile, ma certamente non abbastanza per fare cadere un governo” scrive Alessandro Sallusti direttore de Il Giornale.

E allora come andrà a finire?

“La storia tra Di Maio e Salvini, ma più in generale tra Cinque Stelle e Lega, assomiglia sempre più a quella raccontata nel celebre film dei primi anni Novanta, La guerra dei Roses, in cui una coppia in crisi piuttosto che divorziare sceglie di stare insieme sotto lo stesso tetto con l’unico scopo di meglio distruggersi l’un con l’altro. In una escalation di rancori, minacce, umiliazioni e violenze alternati a finte pacificazioni, i due si avviano inesorabilmente all’autodistruzione. Solo che qui il teatro della scena che, colpo dopo colpo, andrà distrutto non è una bella casa di famiglia, ma il nostro Paese” secondo il direttore Sallusti.

Eolica resistenza

In un articolo su Il Foglio titolato “Cosa c’è dietro all’eroica ed eolica resistenza di Siri e Salvini alle dimissioni?”, Adriano Sofri pone “domande attorno a un caso di garantismo senza precedenti”. Per osservare che il secondo “si spinge, lui, a ricordare che i processi si fanno in tribunale e che si è non colpevoli fino a sentenza passata in giudicato e cose così”.

“Questo ferreo garantismo – secondo Sofri – non ha precedenti nel curriculum dell’uomo, e si potrebbe salutarlo come una resipiscenza brusca ma comunque benvenuta. Solo che coincide strettamente con sintomi spettacolarmente opposti. Salvini è svelto a proclamare, a ogni crimine più o meno efferato, che gli autori ‘devono avere l’ergastolo’, opinione opinabile, comunque non di sua competenza, mentre di sua competenza sarebbe lavorare a sventare i crimini e a prenderne gli autori. È svelto anche a dichiarare ‘vergognosa’ una sentenza (Bologna, adesso) e a intimare ai giudici che l’hanno pronunciata di ‘candidarsi con la sinistra’. È vero che in un caso almeno il garantismo di Salvini è stato inflessibile: quando ha chiesto di essere esonerato dal processo sulla Diciotti, dopo essersi millantato pronto alla galera e anzi all’ergastolo che, a suo dire, i magistrati progettavano per lui”.

Dunque? La risposta a cosa spinga Salvini alla difesa a oltranza di Siri è contenuta in un’ennesima domanda che prefigura questo scenario: “Cosa succederebbe se una crisi istituzionale di qualche imprevedibile genere facesse sfilare nelle strade italiane le truppe ufficialmente fasciste che oggi si accontentano di addestrarsi alle armi, ed esercitarle al minuto, nelle curve e nelle adiacenze degli stadi, e a srotolare striscioni a due passi – due! – da Piazzale Loreto, e a sbracciarsi a Predappio, e a editare e ad abbigliare Salvini e ad additare Soros e Saviano a 5 euro l’uno, sfilare, dicevo, come vere squadre paramilitari di rincalzo a un governo come quello che c’è?”.

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Agf

Di Maio, Conte, Salvini e Tria

Il Sole 24 Ore mette invece in evidenza come lo scontro Di Maio-Salvini porti a “un rischio di scollamento dalla realtà” perché “anche le liti stancano” e “se è vero che i due vicepremier e alleati di Governo hanno deciso – quasi a tavolino – di farsi la guerra l’uno contro l’altro per dividersi il mercato elettorale non è detto che l’esito finale sarà quello calcolato”.

Ancora ieri la Lega e il Movimento duellavano su Siri e su tutti i dossier aperti, dando l’idea di una maggioranza autoreferenziale che guarda solo alla gara elettorale perdendo di vista quello che sta accadendo. Come era successo a Renzi prima di loro, pure Di Maio e Salvini mostrano di occuparsi solo di loro stessi, delle proprie bandiere, dei sondaggi, delle piazze del voto dandosi addosso per mantenere un rapporto di forza il meno squilibrato possibile. E intanto, tra una rissa e l’altra, accadono fatti gravi: a partire da Napoli e dal dramma di Noemi, la bambina di 4 anni colpita da un proiettile vagante della camorra”.

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Autore dell'articolo: admin