La questione irrisolta che ha portato Bruxelles a bocciare la manovra italiana


Commissione Ue boccia manovra Italia procedura



Una bocciatura netta della manovra e l’avvio di fatto di una procedura per deficit eccessivo per violazione della regola del debito. Dopo settimane di corrispondenze e di polemiche, la Commissione Ue mette nero su bianco le sue decisioni che si materializzano a fine mattinata alla fine della riunione del Collegio dei commissari: il piano di bilancio del governo mostra una “violazione particolarmente grave rispetto alle raccomandazioni” indirizzate all’Italia.

In un secondo documento, che monitora l’evoluzione del debito, Berlaymont spiega senza sconti perché l’apertura di una procedura per debito eccessivo nei confronti dell’Italia è ampiamente “giustificata”. I toni usati da Bruxelles sono netti, il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ricorda che a luglio il Consiglio aveva raccomandato all’Italia di ridurre il suo deficit strutturale dello 0,6% di Pil nel 2019″, mentre nel documento programmatico di bilancio rivisto presentato dal governo “il deficit strutturale vedrebbe un aumento di circa l’1% del Pil il prossimo anno.

Più debito, meno sovranità economica

Questi numeri parlano da soli”, dice il commissario lettone. “Gli elevati livelli di debito lasciano l’economia vulnerabile a shock”, aggiunge Dombrovskis, secondo cui l’Italia andrà incontro a una perdita parziale della sua “sovranità economica” e dovrà subire una “maggiore austerità in futuro”.

“L’impatto di questa manovra sulla crescita probabilmente sarà negativo”, rincara il vicepresidente della Commissione Ue, “mancano misure significative per aumentare la crescita potenziale, anzi verosimilmente accadrà il contrario”. E se il futuro è nero, il presente non è meno preoccupante, aggiunge il responsabile della Commissione per l’euro: “l’incertezza e l’aumento dei tassi di interesse stanno provocando danni all’economia italiana, ostacola la capacità delle banche di prestare alle imprese e alle famiglie italiane a un costo abbordabile”.

Negli ultimi anni l’Italia aveva fatto progressi “nello stabilizzare la sua economia e ritornare alla crescita e alla creazione di posti di lavoro. La crescente incertezza di oggi rischia di minare questi progressi”, è il verdetto della Ue. “La nostra porta resta aperta, noi restiamo sempre disponibili al dialogo”, aggiunge il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici.

La domanda di Bruxelles: da dove arriva la crescita?

Tuttavia “gli interrogativi e i dubbi sulla crescita, il deficit e la riduzione del debito restano. Da dove viene questa extra crescita? Chi pagherà il conto per questa spesa extra? Continuiamo a credere che questa manovra comporta dei rischi per l’economia italiana, le sue imprese, i suoi risparmiatori e i suoi contribuenti”, aggiunge La risposta italiana non si fa attendere.

“È arrivata la lettera di Bruxelles? Va bene, aspettiamo quella di Babbo Natale”, è la replica di Matteo Salvini. “Ci lascino lavorare, mi sembra irrispettoso decidere sanzioni per una manovra di crescita.

Tra un anno ne parliamo, ma no a pregiudizi”, aggiunge. “Confido di poter convincere anche i nostri interlocutori europei che questa è la strada migliore per noi e anche per l’Europa”, aggiunge il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che sabato sera incontrerà Jean Claude Juncker a Bruxelles. “La drammatizzazione del dissenso tra Italia e Commissione europea danneggia l’economia italiana e di conseguenza l’economia europea”, conclude Giovanni Tria. Prima che la procedura sia messa in atto passeranno dei mesi, ma l’Italia rischia una sanzione quasi immediata, con l’obbligo di un deposito pari allo 0,2% di Pil, una volta che la Commissione europea avrà formalmente avviato l’iter.

Il rapporto sulla violazione della regola del debito sarà discusso entro due settimane dal Comitato Economico e Finanziario del Consiglio il cui via libera appare scontato. Poi la Commissione chiederà all’Ecofin di pronunciarsi sull’esistenza di un deficit eccessivo e quindi su una raccomandazione per il percorso di rientro dell’Italia.

La procedura deve essere avviata entro il 1 febbraio ed è opinione comune che la decisione sull’avvio della procedura sarà presa alla riunione dell’Ecofin del 22 gennaio. Al di là dell’aspetto procedurale, è la linea politica dei partner europei che non sembra lasciare spazio a dubbi: tutti i paesi membri, con toni particolarmente accesi da parte dei paesi nordici ma anche di quelli guidati da governi considerati ‘sovranisti’ come l’Austria, fanno quadrato attorno alla Commissione e chiedono all’esecutivo Ue di andare avanti senza sconti. L’Isolamento dell’Italia continua. 

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Autore dell'articolo: admin