“La priorità è lo sbarco dei migranti”


La Ong ha presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

La Sea Watch resta nel limbo insieme ai suoi 47 naufraghi. Questa mattina Salvini ha aperto alla possibilità di uno sbarco, vincolato però al trasferimento dei migranti in Olanda (Paese di bandiera della Nave) o in Germania (Paese nel quale ha sede la Ong). Del caso della Sea Watch ha parlato questa mattina una portavoce della Commissione Europea assicurando che l’UE “sta seguendo da vicino la vicenda” della Sea Watch “fin dall’inizio e stiamo avendo un ruolo di coordinatore attivo, come ci è stato chiesto, e come fatto in altri casi simili in passato, per facilitare lo sbarco delle persone sulla Sea Watch 3“.

La portavoce ha poi puntualizzato che “la priorità è la sicurezza delle persone a bordo e per tutti dovrebbe essere di facilitare questo sbarco il prima possibile” e che “la Commissione Ue sta prendendo contatti con vari Paesi“.

Risolta questa emergenza, l’obiettivo è quello di trovare “in modo urgente” soluzioni per il futuro, al fine di “assicurare che ogni volta che ci troviamo in casi simili gli sbarchi si effettuino senza ritardo e in modo sistematico“.

Sea Watch: chiesto l’intervento della Corte europea dei diritti dell’uomo

In attesa di capire quanti e quali Paesi si faranno avanti per accogliere i migranti a bordo della Sea Watch, la Ong ha presentato un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa (che non va confusa con la Corte di giustizia dell’Unione Europea) per far valutare la condotta dell’Italia, giudicata dalla stessa Ong “una violazione dei diritti umani“. La Corte ha preso sul serio la vicenda ed ha chiesto all’Italia di produrre una memoria difensiva.




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Autore dell'articolo: admin