La prima immunoterapia per un tumore raro e aggressivo della pelle


Si manifesta solitamente con un nodulo cutaneo indolore: è un tumore della pelle, raro ma il più aggressivo e dagli esiti spesso infausti. Per il carcinoma a cellule di Merkel metastatico finora non c’era un trattamento specifico, ora per i pazienti che ne soffrono è disponile nel nostro Paese la prima immunoterapia approvata per questo tumore cutaneo, a carico del Servizio sanitario nazionale dopo il via libera dell’Agenzia Italiana del Farmaco alla rimborsabilità di avelumab. Trenta volte più raro del melanoma (il tumore della pelle più diffuso), il carcinoma a cellule di Merkel risulta fatale in circa un paziente su tre. Ogni anno in Europa sono diagnosticati 2.500 nuovi casi, il 5-12 per cento dei quali sviluppa una malattia metastatica. In Italia ne soffrono poco più di duecento pazienti.

Fattori di rischio

Il carcinoma a cellule di Merkel colpisce solitamente persone di sesso maschile di età superiore ai cinquant’anni. Si manifesta con un nodulo cutaneo indolore di colore rosa, rosso e/o bluastro generalmente nelle zone del corpo più esposte al sole, come viso, collo, braccia e gambe. Sono 15 volte più a rischio di sviluppare questo tumore raro gli individui immunosoppressi, cioè coloro che hanno un sistema immunitario fragile, come per esempio pazienti con Hiv o coloro che hanno ricevuto trapianti di organi e devono prendere farmaci immunosoppressori. Tra i fattori di rischio ci sono anche l’assunzione di medicinali che inibiscono il sistema immunitario, l’esposizione eccessiva alla luce ultravioletta e l’infezione da poliomavirus a cellule di Merkel. 

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La nuova terapia

Il farmaco, frutto di un’alleanza a livello mondiale tra due case farmaceutiche, Merck e Pfizer, è un anticorpo monoclonale umano specifico capace di riattivare la risposta immunitaria antitumorale. «L’immuno-oncologia è la più sofisticata arma che abbiamo mai avuto a disposizione nella lotta ai tumori – spiega Michele Maio, direttore del Centro di immuno-oncologia e dell’Unità operativa complessa di immunoterapia oncologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese -. A differenza delle tradizionali terapie che intervengono direttamente sul tumore, i farmaci immunoterapici attivano il sistema immunitario del paziente rendendolo in grado di riconoscere come estranee le cellule tumorali e, quindi, di distruggerle. Il farmaco per il carcinoma a cellule di Merkel agisce bloccando il meccanismo che permette alle cellule tumorali di eludere le difese del sistema immunitario. Un’importante opportunità terapeutica nel trattamento di questa patologia che dà una concreta speranza a quei pazienti che altrimenti non avrebbero cura». 

Lo studio internazionale

L’approvazione europea condizionata di avelumab è basata sui risultati di uno studio internazionale multicentrico di fase II, “JAVELIN Merkel 200”, che mostrano notevoli vantaggi terapeutici, sia in termini di riduzioni della dimensione dei tumori sia per quanto riguarda la durata dell’effetto. Il farmaco, infatti, è risultato efficace e in grado di dare una risposta protratta nel tempo, sia nei malati già curati in precedenza, che in quelli trattati per la prima volta. A un anno dall’autorizzazione Europea, AIFA ha riconosciuto il valore di questa terapia rendendola rimborsabile per tutte le linee di trattamento, come da indicazione terapeutica.

Minori effetti collaterali

«Il carcinoma a cellule di Merkel è un tumore aggressivo che cresce a velocità esponenziale – spiega Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori-Fondazione Pascale di Napoli -. Circa la metà di tutti i pazienti, purtroppo, va incontro una recidiva e oltre il 30 per cento alla fine svilupperà la malattia metastatica. Fino a ieri l’unica opzione terapeutica per questo tumore raro era la chemioterapia, con una prognosi il più delle volte sfavorevole. Avelumab rappresenta un grande passo in avanti nel trattamento di questa patologia non solo per i risultati raggiunti, ma anche perché evita di esporre il paziente a effetti collaterali tipici dei trattamenti tradizionali con la possibilità di ottenere un beneficio a lungo termine, tipico dell’immunoterapia, con minori effetti collaterali».

16 ottobre 2018 (modifica il 16 ottobre 2018 | 16:35)

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Autore dell'articolo: admin