La prima immagine di un buco nero


buco nero

B.A.Tafreshi / Leemage


Il radiotelescopio di San Pedro de Atacama




Le immagini, mai viste prima d’ora, di un buco nero: è lo straordinario successo scientifico promesso da un gruppo di scienziati internazionali.

Il progetto, Event Horizon Telescope, riunisce una rete di telescopi sparsi su tutta la Terra che vuole raggiungere la risoluzione necessaria a “fotografare” l’orizzonte degli eventi di uno dei buchi neri più vicini alla Terra.

Il consorzio di scienziati per anni ha lavorato all’impresa e i risultati segneranno una pietra miliare nell’astrofisica, che potrebbe confermare ma anche smentire alcune delle principali teorie che sono alla base della nostra comprensione del cosmo, compresa la teoria della relatività di Albert Einstein.

I buchi neri si formano quando le stelle muoiono, collassano su se stesse e creano una regione dove la forza di gravità è così forte che nulla (stelle, pianeti, gas, polvere e persino luce) può sfuggire e invece viene risucchiato per sempre.

Sono di varie dimensioni ed estremamente densi. Gli scienziati non siano mai stati in grado di fotografare i buchi neri, ma sono riusciti ad ascoltarli: quando i buchi neri si scontrano l’un con l’altro, rilasciano infatti enormi onde gravitazionali che sono state rilevate da telescopi e interferometri negli osservatori negli Stati Uniti e anche in Italia.

Le foto dei buchi neri invece per ora non sono state fatte per una serie di motivi. Uno è che la loro attrazione gravitazionale rende impossibile la fuga della luce. Non solo: i buchi neri si trovano anche molto lontano dalla Terra. Date queste difficoltà, ciò che gli scienziati stanno cercando di catturare è il cosiddetto “orizzonte degli eventi”, il confine di un buco nero e il punto di non ritorno oltre il quale tutto viene risucchiato per sempre.

Sebbene sia uno dei luoghi più violenti dell’universo, gli scienziati credono che i radiotelescopi possano catturare l’orizzonte degli eventi e dare la possibilità di osservare ciò che lo circonda.

I buchi neri interessati saranno due: il primo è Sagittario A* e si trova a 25.000 anni luce di distanza dalla Terra nel mezzo della Via Lattea. Circondato da gas luminoso e materiale vorticoso, il Sagittario A* ha una massa equivalente a 4,1 milioni di soli.

Il secondo buco nero, M87, dista 54 milioni di anni luce dalla Terra ed e’ situato in una galassia vicina chiamata Vergine A. Si stima che peserà più di 6 miliardi di soli.

Per cinque giorni ad aprile di due anni fa, il progetto Event Horizon Telescope ha puntato otto radiotelescopi situati in varie città del mondo verso il Sagittario A*; messi insieme, gli otto telescopi hanno creato “un telescopio virtuale di dimensioni terrestre”.

Ciascuno dei telescopi ha raccolto una serie di dati che gli scienziati hanno sperato di sincronizzare e combinare insieme per rivelare l’immagine. I dati sono stati inviati negli Stati Uniti e in Germania, dove sono stati elaborati da computer. Oltre a mostrare l’immagine, gli scienziati sperano di fare chiarezza su alcuni dei temi più dibattuti in astronomia e fisica teorica.

Uno di questi è la forma dei buchi neri: secondo la teoria della relatività, essi sono circolari, ma altri scienziati ritengono sia ‘prolata’, ovvero schiacciata lungo l’asse verticale, o ‘oblata’, schiacciata lungo l’asse orizzontale. Se non fossero circolari, questo – secondo gli scienziati di Event Horizon Telescope – non vorrebbe dire che la teoria della relatività è sbagliata, ma che semplicemente “nella fisica c’è ancora molto da capire”. 

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