La manovra è legge. Dopo un percorso tortuoso e difficile


manovra approvata



Con 313 sì e 70 no, il governo incassa  dalla Camera il via libera definitivo alla manovra dopo un’altra giornata caratterizzata da forti tensioni tra la maggioranza e le opposizioni. Un via libera che giunge dopo un iter tortuoso, caratterizzato da frizioni interne all’esecutivo, polemiche con le opposizioni e momenti di tensione con l’Ue.

Il primo braccio di ferro risale a fine settembre e vede i due vicepremier sfidare il ministro dell’economia, Giovanni Tria, sulla definizione del deficit per il 2019; il primo round lo vincono Di Maio e Salvini che arrivano all’accordo sullo sforamento del deficit al 2,4% per mettere al sicuro i loro cavalli di battaglia: reddito di cittadinanza e quota 100. È la sera in cui Di Maio e i ministri M5S si affacciano dal balcone di Palazzo Chigi per festeggiare: le misure su cui Lega e Cinquestelle hanno costruito la loro campagna elettorale sono salve. La legge di bilancio viene per questo motivo ribattezzata dal leader pentastellato la ‘manovra del popolo’.

La difficile trattativa con Bruxelles

La tappa successiva è la trasmissione alla Commissione Europea del Documento di bilancio, la palla passa cosi’ all’Ue. Inizia con Bruxelles un dialogo lungo che registra picchi di tensione seguiti da tentativi distensivi. Tria e Conte vanno più volte a Bruxelles per cercare di trovare la quadra con il vicepresidente della Commissione Ue responsabile per l’euro, Valdis Dombrovskis, e il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, per cercare di smorzare i toni che a giorni alterni si alzano da Roma.

Passano i giorni e intanto arriva novembre, mentre il Capo dello Stato rinnova più volte un appello a governo e commissione Ue perché riaprano il tavolo della trattativa. Si entra così nel vivo della sessione di bilancio con il Decreto fiscale che anticipa l’approvazione di alcune norme. Il Ddl Bilancio comincia il suo iter dalla Camera, il 6 novembre, ma la Commissione Bilancio lavora su un testo che non sarà quello definitivo. Le norme clou della manovra, superamento della Fornero e reddito di cittadinanza, non sono esplicitate. Il governo giallo-verde prima di presentare il testo effettivo deve portare avanti in parallelo il negoziato con la Commissione europea con lo spettro della bocciatura incombente.

manovra approvata

 Afp

 Moscovici e Tria

L’8 dicembre il governo incassa il primo voto di fiducia alla Camera; la manovra da 37 miliardi, finanziata per circa 22 miliardi in deficit, passa al Senato dove deve essere riscritta. Nel passaggio a Montecitorio, infatti, ci sono state solo piccole modifiche. L’approdo a Palazzo Madama avviene il 10 dicembre e, nei giorni in cui il testo è in Senato, la commissione Bilancio non ha modo di portare a termine neanche una votazione.

Compromesso sul deficit

Le misure principali come il ‘saldo e stralcio’, ovvero il nuovo condono per chi è in difficoltà economica, la nuova clausola con gli aumenti Iva, i tagli ai fondi del reddito di cittadinanza e di quota 100 per le pensioni, la web tax, i finanziamenti e l’esercito in campo per fronteggiare l’emergenza buche a Roma e la proroga di 15 anni delle concessioni balneari entrano nel maxiemendamento su cui il governo, dopo vari slittamenti, pone la fiducia nell’Aula del Senato. Intanto l’Italia evita in extremis la procedura di infrazione sui conti. Per farlo porta il deficit 2019 al 2,04%, rimodula le clausole di salvaguardia per il 2020 e 2021, taglia i fondi al reddito di cittadinanza e a quota 100 e mette in campo un piano di dismissioni degli immobili pubblici. Una correzione da oltre 10 miliardi.

E’ il 27 dicembre e il testo della manovra torna alla Camera per la terza lettura. In Commissione Bilancio la tensione è alta: si tengono due audizioni in Commissione, prima quella del Presidente dell’Upb, Giuseppe Pisauro, che definisce la manovra “chiaramente recessiva” e poi quella del ministro Tria che per un attimo perde il suo proverbiale ‘aplomb’ sotto il fuoco incrociato delle opposizioni. Il testo arriva in Aula il giorno dopo e anche qui non mancano le polemiche con la discesa in piazza delle opposizioni e il flash mob dei gilet azzurri di Forza Italia a Montecitorio. Intanto ci vorrà un decreto apposito per le misure su quota 100 e reddito di cittadinanza che arriverà nei primi giorni di gennaio.

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Autore dell'articolo: admin