La malattia mi ha fatto vedere con altri occhi anche il personale medico al quale ci si affida come ad un amico che ti prende per mano e ti traghetta su un’altra sponda


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A quanti non capita di attendere in ansia una diagnosi. L’incertezza, la speranza, la paura, l’impotenza e la rassegnazione. Tutto passa per la mente in quei giorni. Io che ho avuto finora la fortuna di non aver subito nella vita lo strazio del dolore fisico senza speranza ma solo sopportabili alterazioni di uno stato di salute normale, sono stato sfiorato dall’aria gelida di un’attesa rivelatrice dell’ignoto dentro.

L’esperienza mi ha avvicinato ancora di più a ogni uomo e donna che incontro, del quale mi sembra di leggere le storie di sofferenza che il volto non comunica ma che esistono come espressioni di uno spirito profondamente ferito. Le emozioni provate mi hanno portato in un livello intermedio fra la felicità e la disperazione dove è possibile recepire voci che non avevano la forza di farsi sentire per il frastuono dell’una e il vuoto dell’altra.

Come Dante, ma con le dovute proporzioni, ho attraversato il regno «dove l’umano spirito si purga, e di salire al ciel diventa degno». Allora mi sono accorto di chi sta in questo limbo, ho visto i volti attraversati da ombre come il mio, sono entrato nel calderone dei sentimenti umani messi in agitazione dalla improvvisa consapevolezza della propria fragilità.

E ho visto con altri occhi anche il personale medico al quale ci si affida come ad un amico che ti prende per mano e ti traghetta su un’altra sponda. Ed ho capito il valore della solidarietà non necessariamente tradotta in azioni ma anche solo sotto forma di impalpabile presenza nell’aria che ci circonda.

Non è il male che ti affligge talvolta: è l’ignoranza del male che ti fa sentire inerme e solo. Una breve composizione ispirata da quei momenti mi ha aiutato a fissare alcuni aspetti della vicenda personale andata a buon fine.

UN MEDICO

Nella mano lo strumento
sicuro ed attento;
un lungo bastone da rabdomante
cerca la sorgente
ignota, oscura, nascosta dentro.
I suoi occhi vigili sullo schermo:
è lì che la natura si rivela
fragile ad ogni età.
Per lui non ha segreti,
lo sguardo assorto, edotto
dal monitor onnisciente
dove il battito del cuore si fa eco
ed ogni parametro
è riportato con fedeltà.
I momenti non son gli stessi di chi sta
e si gira per non vedere
l’immagine simile ad un feto.
Le ombre che sa svelare
abbandonano la mente
danzando liete
sul dubbio inconsistente.

E.B.

Questa testimonianza rientra nel Progetto «Malattia come opportunità» di Corriere Salute


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Autore dell'articolo: admin