La lobby delle armi in Florida ha sconfitto anche i ragazzi di Parkland


La lobby delle armi in Florida ha sconfitto anche i ragazzi di Parkland

  (Afp)




Quando sullo schermo arrivano i risultati il gelo cala tra i liceali riuniti nella mite notte della Florida. Vince Ron DeSantis, il neogovernatore che le armi le farebbe circolare ancora di più. Vince anche Rick Scott, il governatore uscente e senatore entrante, che si è presentato al popolo con il suo curriculum da sostenitore della causa della Nra, la madre di tutti gli appassionati di bocche da fuoco.

Poco importa che sia una vittoria risicata: il 50,2 percento contro il 49,8 del democratico Bill Nelson. Anzi, forse così è anche peggio, perché Nelson era il senatore uscente, e quindi in qualche modo avvantaggiato. Allora vuol dire proprio che la gente non vuol capire.

Tre fautori della pistola facile

La sostanza, al di là dei numeri, è quella: con Scott e DeSantis fanno tre. La Florida adesso ha un governatore e due senatori tutti schierati a fianco di quelli che, a febbraio, dovettero tacere di fronte ad un gruppo di ragazzi indignati e furiosi: i sopravvissuti della strage di Parkland. Perché anche l’ultimo elemento del trio, il senatore Marco Rubio, in quei giorni dovette difendersi da chi gli rinfacciava  il suo accettare senza pensarci troppo le contribuzioni della lobby delle armi.

Mitragliatori e torta di mele

A Parkland, nove mesi fa, 17 ragazzi non tornarono mai a casa dalla Marjory Stoneman Douglas High School. Li aveva freddati un loro coetaneo con problemi comportamentali e che era stato espulso dalla scuola, Nikolas Cruz. La vendetta dopo l’affronto era stata terribile. Per seminare la morte tra i suoi ex compagni Nikolas – che tutti sapevano essere uno sciagurato pericoloso – usò un fucile d’assalto semi-automatico Ar-15 e indossò una maschera antigas. Prima fece scattare l’allarme per far uscire studenti e insegnanti dalle classi, e poi si mise a lanciare fumogeni per accrescere il caos. Infine partì la mattanza.

La rabbia monta fino a Washington

Sembrò essere giunto, finalmente, il momento del risveglio, perché di fronte a quei 17 ragazzi rimasti a terra in una pozza di sangue qualcuno reagì come non aveva fatto per Columbine, o per nessuno di quelle decine di casi di violenza che ogni anno avvengono nelle scuole americane. E i protagonisti divennero loro, i superstiti della Stonmeman Douglas High School.

Coniarono un hashtag che sembrò avere ancora più successo di #Metoo, ed era #Neveragain. Invasero il web, scesero per le strade. Il 27 marzo arrivò l’apoteosi del loro impegno: una grande marcia su Washington, come nessuno avrebbe scommesso ci sarebbe mai stata. La “Marcia per le Nostre Vite”, quelle della gente normale, che chiede di avere un futuro. A Washington si presentarono in centinaia di migliaia, ed in altre 800 città folle più piccole ma ugualmente indignate fecero altrettanto.

Sette cose chiedevano, i liceali con i loro compagni. Soprattutto ne chiedevano una: che mai più potesse accadere una cosa del genere, con un ragazzo come loro ma pieno di problemi personali messo in grado di colpire come un intero commando agli ordini dell’Isis. Dopo la marcia di marzo, fu chiaro che sarebbe stato tentato un salto di qualità, una spallata al sistema della vendita delle armi. A cominciare dalle imminenti elezioni di metà mandato.

Oggi, invece, la delusione.

La lobby delle armi in Florida ha sconfitto anche i ragazzi di Parkland

JIM WATSON / AFP 

 Donald Trump parla a un forum della Nra, l’associazione dei produttori di armi

Le lacrime di Jacylin

Tremo, tremo tutta dalla rabbia”, ha ammesso tra le lacrime trattenute Jacylin Corin, una delle fondatrici del movimento, “sto rivivendo quel giorno, il 14 febbraio. Dentro ho solo rabbia, non so come contenerla, non so cosa farci”. Ora lei e centinaia di suoi coetanei giurano che non molleranno certo la presa, ché tra due anni ci sono altre votazioni, e se possibile saranno ancora più importanti di queste. C’è di mezzo la Casa Bianca, nel 2020. E si tenga conto che non ovunque è stato un disastro.

I candidati sostenuti dalla lobby delle armi, infatti, hanno perso in molti altri collegi: Virginia, Texas, Colorado. Anche a Columbine, finalmente. E da qui a due anni chissà se si ripeterà quella scena, orribile, di un gruppo di democratici costretti ad occupare l’Aula della Camera dei Rappresentanti per protestare contro la decisione, presa dai repubblicani, di impedire il voto su una mozione che chiedeva regole più severe nella vendita di armi da fuoco.

Oggi la Camera è a maggioranza democratica. Quanto al Senato, chissà cosa faranno Scott e Rubio. 

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Autore dell'articolo: admin