La lettera dei genitori di Giulio Regeni a Conte


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“Presidente Conte, si ricordi di Giulio mentre stringerà la mano del Generale Al Sisi e pretenda, senza ulteriori dilazioni o distrazioni di sorta, la verità sulla sua uccisione”. Paola e Claudio Regeni, i genitori del ricercatore rapito, seviziato e ucciso al Cairo, in Egitto, oltre tre anni fa, si rivolgono al premier Conte una lettera aperta, che la Repubblica mette in evidenza in prima pagina, alla vigilia dell’incontro fissato con il Presidente egiziano Al Sisi, a lato dei lavori del GT7 Forum, in Cina.

I genitori di Giulio Regeni tornano a chiedere giustizia per il figlio assassinato e “di sapere i nomi di tutti i soggetti coinvolti e di vederli assicurati alla giustizia italiana”. “Le chiediamo – scrivono – di essere determinato ed incisivo con il Presidente egiziano, di andare oltre ai consueti proclami e promesse, di ricordargli che la procura romana ha già inserito cinque persone nel registro degli indagati, in base alle indagini effettuate superando gli enormi ostacoli posti da parte degli stessi egiziani”. “È giunto il momento di ricevere una risposta concreta, vera e definitiva” perché “senza questa risposta la dignità del nostro paese e delle istituzioni che Lei rappresenta risulterebbe irrimediabilmente mortificata. Giulio, che ricordiamo era un ricercatore, ha subito su di sé la violazione di tutti i diritti umani, anche del diritto di difesa”.

Nella lettera, Paola e Claudio Regeni insistono particolarmente sulla figura di “avvocato difensore del popolo italiano” che lo stesso premier si è pubblicamente assegnato e il ruolo con il quale si è proposto al Paese, perciò si rivolgono a Conte chiedendogli “di non dimenticare l’aspetto etico oltre che quello giuridico, sotteso all’intangibilità dei diritti e alla loro difesa” perché “Giulio, come cittadino ha diritto ad essere difeso e a trovare giustizia, come non è stato difeso e non ha avuto giustizia da vivo. Riteniamo necessario che l’inviolabilità dei diritti umani sia un messaggio centrale, fondamentale per la nostra nazione, nel rispetto dei principi democratici, per garantire un futuro migliore e per rispettare e meritare la fiducia dei nostri giovani”.

“Sia, come ha promesso, il suo avvocato – si chiude l’appello dei genitori – lo sia di tutti i cittadini italiani che confidano nel rispetto dei diritti umani e nella loro intangibilità” confidando che il premier si farà ulteriormente portavoce della richiesta di Verità e Giustizia sul rapimento, tortura e morte “di nostro figlio”, avvenute al Cairo tra il gennaio e febbraio 2016. “Una tragedia inimmaginabile. Per tutti noi”.

Nella stessa pagina, Carlo Bonini – il cronista che più ha seguito il caso Regeni – ricapitola le fasi dell’inchiesta sulla morte del ricercatore, a partire dalla sua scomparsa tra gennaio e febbraio 2016, definisce la lettera di Paola e Claudio Regeni come “l’ultimo sasso tirato nella piccionaia di un Governo ammutolito e inerte da mesi. Che ha smesso anche di fingere di voler assumere iniziative politiche e diplomatiche in grado di scardinare lo stallo in cui la vicenda giudiziaria è definitivamente precipitata dopo l’iscrizione al registro degli indagati della Procura di Roma, il 4 dicembre dello scorso anno, di cinque funzionari dell’Intelligence egiziana”.

“A meno di non voler ritenere dirimente il passaggio parlamentare di lunedì prossimo, 29 aprile – scrive il giornalista – quando la Camera voterà l’istituzione di una ‘Commissione Parlamentare di inchiesta’ composta da 20 deputati che, ‘con gli stessi poteri e limiti dell’Autorità giudiziaria’ indagherà per i prossimi diciotto mesi ‘con lo scopo di accertare le responsabilità relative alla morte di Giulio Regeni, nonché i moventi e le circostanze del suo assassinio’. La Commissione, infatti, come sa bene chi ne ha voluto e sollecitato l’istituzione — a cominciare dal Presidente della Camera Roberto Fico (il solo a non aver perso il filo di una vicinanza concreta con la famiglia) — nella migliore delle ipotesi non potrà che tornare a pestare l’acqua nel mortaio di evidenze che, in questi tre anni, sono state raccolte dal lavoro straordinario della Procura di Roma. Esattamente quelle che hanno convinto il Presidente egiziano Al Sisi a interrompere anche solo una parvenza di cooperazione giudiziaria tra i due Paesi (è il motivo per cui il gruppo di Forza Italia si è astenuto dal voto sulla Commissione)”.

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Autore dell'articolo: admin