La legge “codice rosso” si è incagliata su revenge porn e castrazione chimica


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È caos alla Camera sul reato di revenge porn, che tutte le opposizioni vorrebbero inserire nel disegno di legge ‘codice rosso’ scontrandosi con il muro innalzato dai 5 stelle, appoggiati dalla Lega. E scoppia la protesta in Aula, con le deputate di Forza Italia che si schierano nell’emiciclo di fronte ai banchi del governo, proprio sotto lo scranno più alto della presidenza, ‘occupando’ di fatto i posti riservati all’esecutivo. Protesta a cui si aggiungono anche le deputate di Pd e Fratelli d’Italia, costringendo il presidente Roberto Fico a sospendere la seduta e convocare d’urgenza la conferenza dei capigruppo.

Per l’intera giornata la tensione in Aula è palese, tanto che alla fine Fico blocca tutto e rinvia a martedì prossimo l’esame del ddl contenente le nuove norme contro la violenza di genere. Si allungano così i tempi, a differenza degli accordi intercorsi proprio tra maggioranza e opposizioni nei giorni scorsi per un via libera rapido del provvedimento.

La castrazione chimica divide la maggioranza

Non è solo il reato di revenge porn, ovvero la diffusione sui social e nelle rete di foto e immagini intime e video sessualmente espliciti, spesso diffuse dall’ex, a creare tensioni. Anche un emendamento al ddl ‘codice rosso’ sulla castrazione chimica, a prima firma del leghista Roberto Turri, contribuisce ad innalzare il clima di scontro: contrari i 5 stelle, che non ne vogliono nemmeno sentir parlare, mentre la Lega difende l’iniziativa, ricordando – spiegano fonti del partito di via Bellerio – che si tratta di una battaglia non nuova per i leghisti.

Fonti parlamentari della maggioranza, tuttavia, riferiscono che non vi è alcuna intenzione di andare allo scontro frontale: se l’emendamento dovesse trasformarsi in un terreno di battaglia tra i due alleati di governo, allora potrebbe anche essere ritirato. Sull’emendamento pesa il no secco del Movimento 5 stelle, il parere negativo del ministero della Salute, così come la bocciatura senza appello del ministro stesso Giulia Grillo.

Contrarissime anche le opposizioni, con il Pd che parla di norma “inaccettabile”. Il leghista Turri, primo firmatario dell’emendamento, ricorda che i pareri sulle richieste di modifica relative all’articolo 4 non sono ancora stati resi, e “ogni considerazione politica è rinviata alla prossima settimana”. 

Il M5s vuole una legge ad hoc

In realtà, i due fronti aperti nella maggioranza, su revenge porn e castrazione chimica – anche se l’emendamento in questione introduce una ‘castrazione’ attenuata, con la previsione che sia il condannato stesso a sottoporvisi in caso di sospensione condizionale della pena e comunque reversibile – sarebbero la conseguenza di una tensione tra M5s e Lega sull’attivismo, per così dire, dell’uno e dell’altro alleato.

In altre parole, ai leghisti, promotori del ddl ‘codice rosso’ con la ministra Giulia Bongiorno, non è andato giù l’intervento a ‘gamba tesa’ del Guardasigilli Alfonso Bonafede, che per non lasciare la riforma solo in mano agli alleati e aprendo cosi’ a numerose modifiche targate 5 stelle sul ddl – il cui testo è stato accresciuto dagli iniziali 5 articoli agli attuali 14 – ha di fatto contribuito, questa la lettura, agli ‘attacchi alla diligenza’ delle opposizioni.

Mentre, è ancora il ragionamento, se il testo fosse rimasto quello originario, sarebbe già stato approvato. Il timore è che nel passaggio al Senato tutto possa complicarsi ulteriormente. Insomma, le modifiche pentastellate apportate al ddl sulle norme contro la violenza di genere sono risultate controproducenti. Di tutt’altro avviso i 5 stelle, che rivendicano la paternità delle nuove norme e che, contestualmente ai lavori della Camera sul ‘codice rosso’, puntano al Senato sulla legge sul revenge porn, i cui contenuti sono stati illustrati oggi a palazzo Madama e prevedono pene fino a 10 anni di carcere.

Per i 5 stelle sarebbe riduttivo inserire il reato di revenge porn nel ddl ‘codice rosso’ con un emendamento. Più opportuno e incisivo invece, è la linea dettata, approvare – come si sta facendo al Senato – un provvedimento ad hoc, dopo una serie di approfondimenti. Alla conferenza stampa di oggi a palazzo Madama con i pentastellati era presente anche Maria Teresa Giglio, madre della ragazza napoletana Tiziana Cantone, che si è suicidata dopo la diffusione sul web di alcuni suoi video privati.

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Autore dell'articolo: admin