La guerra di un giudice americano contro le armi fatte con le stampanti 3D


costruire pistole stampante 3d

Kelly West / AFP
 


 La pistola ‘Liberator’ costruita con una stampante 3D




Un giudice federale del tribunale di Seattle ha rinnovato il divieto alla pubblicazione dei progetti per stampare armi fatte in casa da parte della società texana Defense Distributed.

Gli schemi riguardano la realizzazione di pistole e fucili tra cui il modello “Liberator”, realizzato in plastica ABS (la stessa impiegata per i mattoncini Lego) e il cui unico elemento metallico (il percussore, ovvero il meccanismo che colpisce la cartuccia e provoca lo sparo) è facilmente estraibile.

Un criptoanarchico bussa al Dipartimento di Stato

Il giudice ha motivato la sua decisione spiegando che la pubblicazione di tali documenti potrebbe provocare un “danno irreparabile”. La battaglia legale tra il governo americano e Cody Wilson, fondatore di Defense Distributed e che si dichiara un “criptoanarchico” è iniziata nel 2013, quando il suo sito ha pubblicato per la prima volta il progetto della Liberator. Poco dopo l’amministrazione Obama aveva ordinato la rimozione dei progetti.

Wilson così era ricorso in appello riuscendo a ottenere, a luglio di quest’anno, una vittoria giuridica e un accordo con il Dipartimento di Stato per mettere online i file con le istruzioni per le stampanti 3d. Tra i progetti, che pur essendo stati disponibili pochi giorni sono stati scaricati migliaia di volte secondo quanto riportato dalla Cnn, anche quello per stampare una versione del fucile d’assalto AR-15, come quello utilizzato nel 2013 nella strage di Santa Monica, dove hanno perso la vita sei persone.

La rivolta degli stati

“L’intracciabilità e l’impossibilità di identificare queste armi creano un pericolo incredibile”, ha commentato il giudice Robert Lasnik. “Promettendo di rintracciare qualcosa che non può essere rintracciata e allo stesso tempo rimuovere un significativo ostacolo normativo alla proliferazione di queste armi – sia a livello nazionale che internazionale – non migliora, e tanto meno evita, i danni che potrebbero verificarsi negli Stati se non viene emessa un’ingiunzione”. Attualmente diciannove Stati americani e il Distretto di Columbia hanno intrapreso una battaglia legale contro il Dipartimento di Stato per far cadere l’accordo con la Defense Distributed.

No alle “armi fantasma”

Obiettivo dei giudici è di rendere il divieto di pubblicare le istruzione per la creazione delle “Ghost Gun” (Armi fantasma) permanente.

Molti temono che la divulgazione di informazioni utili alla realizzazione di armi fatte in casa e difficilmente identificabili dai metal detector possa fare il gioco di terroristi e squilibrati. Ma il giovane imprenditore Cody Wilson ha sempre replicato che le armi sono già facilmente reperibili, e che “è giunta l’era delle armi scaricabili”.

 

 

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