La «fortuna» di chi non ha più l’appendice? Meno rischi di avere il Parkinson


Chi non ha pi l’appendice ha meno probabilit di ammalarsi di Parkinson rispetto a chi conserva questa piccola protuberanza “vermiforme” nel suo intestino cieco . La cosa pu sembrare curiosa, ma non cos. Primo perch da tempo sono noti i legami fra quello che succede nell’intestino umano (peraltro ricco di neuroni, cellule tipiche del cervello: e infatti si parla di intestino come “secondo cervello”) e la malattia di Parkinson (che colpisce cellule cerebrali della cosiddetta sostanza nigra). Per esempio: la comparsa dei sintomi motori della malattia (e cio tremori, lentezza nei movimenti, perdita di equilibrio) sono preceduti, anche vent’anni prima, da disturbi gastrointestinali. 

Big data

Secondo, perch l’associazione fra asportazione dell’appendice, in giovane et, e riduzione del rischio di sviluppare il Parkinson stata certificata da un grande studio, coordinato dal Van Andel Research Institute (Vari) svedese, con la collaborazione di altri gruppi di ricerca svedesi, americani e canadesi, e pubblicato su Science Translational Medicine. Si tratta di uno studio che ha analizzato informazioni di due database, lo Swedish National Patient Registry (il SNPRche registra la storia clinica dell’intera popolazione svedese) e il Parkinson’s Progression Markers Initiative (PPMI). Un esempio di come i cosiddetti big data possono aiutare la ricerca clinica. 

Appendicectomia

Pi nel dettaglio: lo studio ha dimostrato che la riduzione del rischio varia dal 19 al 25 per cento ed pi marcata per chi vive nelle zone rurali (in questi casi si ipotizza un ruolo dei pesticidi nell’insorgere della malattia). Vale solo per chi ha subito l’intervento di asportazione in et precoce, perch la rimozione dell’appendice pi avanti negli anni non incide sul rischio. Altro elemento: l’appendicectomia non ha influenza su chi sviluppa il Parkinson legato all’ereditariet e quindi con una componente genetica (sono il 10 per cento dei casi). E, da ultimo: anche per chi, poi, va incontro a malattia, l’asportazione dell’appendice posticipa di pi di tre anni l’esordio della malattia. 

Microbiota intestinale

I nostri risultati – ha commentato Viviane Labrie, del Vari e primo autore della ricerca – puntano l’attenzione sull’appendice come luogo di origine del Parkinson e aprono la strada per studiare nuove strategie di trattamento della malattia. Si sempre pensato che l’appendice fosse qualcosa di insignificante, ma ora si sta dimostrando che gioca un ruolo importante nel nostro sistema immunitario, che influenza la composizione del microbiota intestinale (quell’insieme di batteri che vivono nell’intestino e si stanno rivelando sempre pi importanti nella comparsa di malattie, ndr) e, ora, appunto, nella genesi del Parkinson. Ma che cosa c’ di strano nell’appendice che pu dare il via alla malattia di Parkinson? 

Malattia multifattoriale

Intanto una precisazione: il Parkinson una malattia piuttosto rara (colpisce all’incirca l’uno per cento della popolazione) ed ancora misteriosa: sono stati via via chiamati in causa fattori ambientali, tossine, batteri, sostanze chimiche e via dicendo. E, appunto, c’ una quota che riconosce un’origine genetica. Ma, comunque, caratterizzata dall’accumulo, nella sostanza nigra del cervello (quella che poi di deteriora e interferisce con la produzione della dopamina, il neuromediatore, la cui mancanza provoca i sintomi del Parkinson) di una proteina chiamata alfa-sinucleina. 

Alfa sinucleina

Ecco, questo il legame con l’appendice: perch nell’appendice si possono trovare forme anomale di questa sostanza che possono, appunto, dare il via alla malattia, anche se , probabilmente questo fattore deve agire in sinergia con altri, tutti da scoprire: fattori ambientali, per esempio. Altro mistero: ma come questa proteina anomala pu arrivare al cervello? Ecco un’ipotesi: queste proteine possono risalire, attraverso il nervo vago, dall’intestino al cervello. Le ricerche sono molto suggestive, forse preliminari, ma aprono nuovi fronti. Perch la malattia di Parkinson pu oggi contare su trattamenti, anche efficaci, per la cura definitiva non c’ ancora.

1 novembre 2018 (modifica il 1 novembre 2018 | 11:06)

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Autore dell'articolo: admin