La “donna ebrea” e le città libere



Nell’Istanbul della seconda metà dell’Ottocento vivevano cinquecento mila persone, di cui metà turchi e metà greci, ebrei, armeni, curdi. La vita era una polifonia di lingue che includeva anche il francese, l’italiano, l’inglese. Non era una Babele. La gente comunicava perfettamente e, in mezzo a tanto vociferare plurale, ci si sentiva a casa. Le differenze si intendono, si attraggono, partecipano a uno spazio di vita più ampio di quello delle comunità identitarie. Sentirci a casa in mezzo agli altri, godere … Continua


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