La discriminazione dei bambini stranieri a scuola raccontata dalle mamme di Lodi


La discriminazione dei bambini stranieri a scuola raccontata dalle mamme di Lodi

 Alessandro Serranò / AGF




Amano l’Italia, la Costituzione, credono nella giustizia e hanno fiducia nel prossimo. Emozionatissime e felici: sono le mamme dei bambini extracomunitari di Lodi, che erano stati esclusi dalle mense scolastiche perché un regolamento del Comune a guida leghista rendeva difficili le pratiche per la richiesta della tariffa agevolata. Fatila, Machoura, Irene, Mariela, Coffi e Manuel hanno raccontano all’Agi il loro “calvario” e la “felicità” per il ‘lieto fine’: sono alcuni dei cittadini extracomunitari di Lodi, scesi in piazza in questi mesi, per far sentire la propria voce contro il nuovo regolamento sui servizi sociali agevolati, come la mensa, lo scuolabus e il nido, che veniva di fatto precluso ai loro bambini.

Le storie

Machoura originaria del Togo, è a Lodi da nove anni. Ha cinque figli, gli ultimi tre sono nati qui. Oggi dice: “Sono più che contenta, sono felicissima”. Con Ridouan, 8 anni, Radania di 6 e Livia di 4 in questi mesi la situazione è stata pesante. “Non capivano perché non potevano mangiare con gi amici – racconta – andavo a prenderli e ogni giorno litigavamo per la strada. E dovevo inventarmi delle storie per calmarli”. Invece “stamattina i bambini sono andati a scuola felici. Il piccolo mi ha detto ‘mamma allora adesso rimaniamo a scuola per sempre? Le maestre lo sanno?. Sì l’ho tranquillizzato, lo sanno. Ho visto mio figlio felice e mi sono commossa”.

Fatila ha la voce piena di emozione: “Oggi posso dire ad alta voce che questa è l’Italia vera, che amiamo”. È arrivata dalla Tunisia 18 anni fa, il marito è siriano curdo, la loro bambina Evinsherin Abdo, 4 anni, ha la doppia cittadinanza. “Per un mese e mezzo – aggiunge – ho vissuto un’Italia che non conoscevo. Il giudice mi ha ridato la speranza nell’Italia che c’è sempre stata e che ha una bellissima costituzione. Oggi mi sento rinata”. Ricorda la nostra Costituzione anche Irene, ecuadoregna, “adesso la dovranno rispettare. E non lo avevano fatto, l’avevano calpestata solo per calpestare i diritti degli stranieri. Non si può decidere dove nascere purtroppo, ma almeno dove vivere sì”.

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Una vicenda che ha tante sfaccettature, anche pratiche. Manuel, ecuadoregno, a Lodi da 18 anni, ha dovuto tenere il bimbo di 2 anni a casa per una settimana. “Non poteva andare al nido – racconta – Devo lavorare e anche la madre. Poi sono riuscito a farmi cambiare i turni, diventando matto. È stato un calvario. Noi viviamo con lo stipendio del mese. Ho speso un capitale per avere questi documenti e per il Comune non andavano bene. Per noi è stato un danno grandissimo”. Ma per Manuel la preoccupazione più grande, che adesso è sfumata, era dover rifare la trafila burocratica tutti gli anni. Adesso è sollevato.

Di cifre folli spese per ottenere i documenti richiesti dall’amministrazione lodigiana parla anche Mariela, boliviana, con due bambine piccole, una di 2 anni e una di 7 sette mesi. “Tra timbri e tasse ho speso almeno mille euro. E altrettanto mio marito, che è di un altro paese. In Bolivia c’è il catasto nazionale. Ma nel suo non c’è”. Conclusione? “Ho perso il posto al nido per la bambina”. “Credevo nella giustizia ma non pensavo che avrei provato tutte queste emozioni, avevo perso le speranze. Sono felice”.

Per solidarietà la battaglia ‘contro il caso Lodi’ l’ha portata avanti anche Coffi Gervais, originario del Benin, in Italia da 21 anni. “Mi sono impegnato perché è una battaglia di civiltà. Mia moglie è cittadina italiana, e anche io ho la cittadinanza. Ma questa è qualcosa che tocca i bambini”. Coffi ha due figli, il più piccolo che va al secondo anno della materna, e la più grande che va al secondo anno delle elementari, “erano dispiaciuti e tristi perché alcuni bambini erano esclusi”. Lui, la decisione del tribunale di Milano non se l’aspettava: “Io di natura penso al peggio, così quando arriva la vittoria la godo ancora di più”.

Comune condannato

Il ‘caso’, scoppiato con l’inizio dell’anno scolastico, aveva diviso l’opinione pubblica e il mondo della politica, tra chi si era schierato con il sindaco Sara Casanova, il vicepremier Salvini in primis, e chi al fianco dei bambini, il Pd e tante associazioni. Tra cui il Coordinamento Uguali Doveri nato proprio per garantire un uguale trattamento a tutti, che lanciò una raccolta fondi on line raccogliendo oltre 160 mila per far tornare a mensa i bimbi esclusi.

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due giorni fa il colpo di scena: il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso presentato dall’Asgi e dal Naga contro il discusso regolamento, e ha condannato il Comune per discriminazione. L’ordinanza è “immediatamente esecutiva”. Insomma il sindaco Casanova, al momento a casa in maternità, deve fare dietrofront e modificarlo, in modo da consentire ai cittadini extra Ue, di fare richiesta per la mensa presentando non più difficili documenti da reperire nei Paesi d’origine che attestino che non hanno beni, ma la stessa identica documentazione che devono presentare i cittadini italiani, e cioè l’Isee. 

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