La destra lascia il governo austriaco, adesso anche Kurz rischia 


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Sì alle dimissioni di tutti i ministri sovranisti, sì ad un governo “di esperti” che traghetti l’Austria verso le elezioni anticipate. Il tutto sotto la spada di Damocle di una mozione di sfiducia che lunedì prossimo potrebbe costare il posto anche al cancelliere Sebastian Kurz: dopo tre giorni convulsi, lo tsunami politico innescato dal cosiddetto “Ibiza-Gate” – ossia la pubblicazione di un video in cui si vede l’oramai ex leader dell’ultradestra del Fpoe Heinz-Christian Strache promettere appalti pubblici ad una misteriosa ereditiera russa in cambio di fondi alla propria campagna elettorale – è entrato nella sua fase decisiva.

Il passaggio cruciale è avvenuto oggi, con il terzo colloquio di Kurz con il presidente della Repubblica Alexander Van der Bellen, al termine del quale il capo dello Stato ha acconsentito alle dimissioni dei ministri del Fpoe. Compreso, ovviamente, il controverso titolare degli Interni, Herbert Kickl: era stata proprio la richiesta della sua rimozione da parte di Kurz a provocare l’addio dei ministri sovranisti.

L’unica a rimanere al proprio posto sarà la responsabile agli Esteri, Karin Kneissl, un’indipendente benché nominata dall’Fpoe. Accettando la road map presentatagli da Kurz, il presidente ha incaricato il cancelliere di rimpiazzare i ministri in uscita con degli “esperti”. “Il governo di transizione deve durare fino alle elezioni anticipate”, ha aggiunto Van der Bellen, che ha più volte fatto appello al “senso di responsabilità” e alla disponibilità al “compromesso” di tutti i partiti.

Cosa affatto facile, data la polemica al calor bianco che si è sviluppata in Parlamento. Sulle intenzioni di Fpoe e socialdemocratici riguardo al voto di sfiducia c’è stata un po’ di confusione nella mattinata, quando gli oramai ex alleati sovranisti avevano fatto sapere “che niente era ancora deciso”, mentre anche i socialdemocratici ribadivano che “non si tratta di un tema di primo piano”, laddove è invece importante garantire “un passaggio ordinato”.

L’Spoe da parte è favorevole ad un esecutivo di “esperti” che sostituisca integralmente l’attuale governo guidato dal popolare Kurz. Il braccio di ferro è legato anche dai timori suscitati dagli ultimi sondaggi, insinuano diversi osservatori, dove l’Fpoe lascia sul terreno 5 punti al 18% mentre specularmente l’Oevp di Kurz vede i propri consensi crescere di 4 punti al 38%.

Il che, numeri alla mano in Parlamento, però non basterebbe al giovane cancelliere di sopravvivere alla mozione di sfiducia se ultradestra e socialdemocratici dovessero votarla. “Sarebbe ingenuo da parte di Kurz presumere che noi non contrapporremo la sfiducia al cancelliere dopo che lui ha mostrato tanta sfiducia nei nostri confronti”, ha detto il ministro Kickl, oggi licenziato.

Nel campo dei socialdemocratici circolano nomi alternativi a quello di Kurz per il posto di cancelliere, tra cui l’ex commissario Ue Franz Fischler e il governatore della Banca centrale Ewald Nowotny. Kurz si mostra rilassato, ma in Austria basta una maggioranza semplice per licenziare il cancelliere. Sarebbe la prima volta in assoluto. 

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Autore dell'articolo: admin