La crisi tra Russia e Ucraina spacca la Chiesa Ortodossa


La crisi tra Russia e Ucraina spacca la Chiesa Ortodossa

 (Afp) 


 Mosca 




Una crisi nella crisi, un dramma nel dramma, una frattura insanabile in una frattura insanabile: la tensione tra Russia ed Ucraina per la Crimea si riflette e raddoppia nel grande scontro che va dividendo le 14 chiese autocefale che compongono il mondo dell’ortodossia orientale. L’andamento dei rapporti tra Kiev e Mosca si riverbera sulle relazioni tra fedeli russi ed ucraini, e gli uni rendono gli altri più tesi e più aspri. Così come continueranno a farlo per il futuro, a partire dalle prossime settimane.

Prima che le chiese ortodosse festeggino il Natale, infatti, il Patriarca di Costantinopoli (il “primus inter pares” della comunione ortodossa) si recherà in Ucraina per partecipare ad un “concilio di unificazione” con la chiesa locale. In altre parole sancirà ufficialmente il distacco della chiesa ucraina dal patriarcato di Mosca, al quale è stata legata per secoli. Una decisione già presa da tempo ed annunciata ad ottobre, alla quale gli ortodossi russi – molto vicini a Putin – hanno risposto in maniera molto dura.

Fuori dal dittico

Mosca infatti ha rotto la comunione con Costantinopoli, escludendone il patriarca Bartolomeo I dal dittico (il posto è stato preso dal patriarca di Alessandria), e dichiarato che i russi che partecipino a funzioni religiose celebrate dagli scismatici dovranno ammettere la propria colpa per essere riammessi nella vera comunione moscovita.

Nonostante questo, il 3 novembre scorso, Bartolomeo ha ricevuto la visita del presidente ucraino Petro Poroshenko, con cui ha firmato un protocollo d’intesa per la regolamentazione dei rapporti tra il patriarcato più prestigioso dell’Ortodossia e il suo figlio più giovane.

La crisi tra Russia e Ucraina spacca la Chiesa Ortodossa

L’arcivescovo di Costantinopoli e patriarca ecumenico della Chiesa ortodossa, Bartolomeo I

Assedio al convento

L’annuncio dell’imminente ufficializzazione del riconoscimento dell’autocefalia di Kiev, fatto al termine di un sinodo della chiesa di Costantinopoli, va inevitabilmente a esacerbare la crisi iniziata pochi giorni fa nel Mare d’Azov con il sequestro da parte russa di tre unità della marina militare ucraina. E non è solo questione del divieto, emanato dagli ucraini, a tutti i russi tra i 16 ed i 60 anni di entrare nel loro territorio nazionale.

Nelle ultime ore i servizi di sicurezza ucraini (Sbu) hanno perquisito la residenza di Padre Pavel, responsabile del più importante monastero ortodosso di Kiev, legato al Patriarcato di Mosca. Padre Pavel è indagato per “incitamento all’odio religioso” e violazione “dell’uguaglianza dei cittadini”.

“Stiamo facendo la cosa giusta”

Contemporaneamente Bartolomeo ha fatto sapere: “Stiamo facendo la cosa giusta. L’autocefalia è un diritto degli ortodossi ucraini, così come avvenuto per  tutti i popoli dei Balcani a partire dalla Grecia”. Ed ha aggiunto, in modo molto significativo: Sappiamo che i nostri fratelli russi se ne avranno a male, ma non possiamo agire in maniera diversa”.

Il richiamo alle chiese ortodosse balcaniche non è fatto a caso. La chiesa serba, infatti, ha preso posizione a favore di quella russa, come anche la meno consistente chiesa polacca. Ma, oltre ai greci, dalla parte di Bartolomeo si sono schierati apertamente i romeni, vale a dire gli esponenti di una delle chiese più popolose della comunione ortodossa. Quando Bartolomeo si è recato a Bucarest per partecipare, il 24 novembre, alla consacrazione della nuova Cattedrale Nazionale, l’accoglienza è stata più che festosa. Insieme a lui il patriarca romeno Daniele e, soprattutto, quello di Gerusalemme Teofilo III, titolare di una cattedra tradizionalmente molto vicina alle autorità religiose moscovite.

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 Patriarca di Mosca, Kirill (Afp)

Lo Spirito soffia dove vuole

Inoltre Cirillo di Mosca, che siede a capo della chiesa russa, si è visto recapitare una lettera proveniente dal fratello Anastasios, titolare della Chiesa d’Albania. Anastasios, un vecchio di 89 anni che è considerato la massima autorità nell’ambiente in materia di religioni comparate, gli ha mandato a dire che lo strappo degli ucraini “è l’attraversamento di un campo di mine”. Ma, al tempo stesso, che “è impensabile ridurre la Divina Eucarestia, il mistero per eccellenza dell’amore infinito e dell’umiliazione totale di Cristo, ad arma da usare contro un’altra Chiesa”. Segue un interrogativo dirimente: “E’ possibile che la decisione e l’ordine da parte della gerarchia della Chiesa di Russia possa essere in grado di cancellare l’energia dello Spirito Santo nelle chiese che operano sotto la giurisdizione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli?”. In altre parole: lo Spirito soffia dove vuole. Anche tra Costantinopoli e Kiev.

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Autore dell'articolo: admin