La crisi dei migranti vista da Scilipoti, che oggi diffonde il Vangelo in Africa


La crisi dei migranti vista da Scilipoti, che oggi diffonde il Vangelo in Africa



“Definirmi missionario forse è un po’ forzato. O meglio, si può diventare missionari stabilendosi nei paesi in  difficoltà, ma anche prestando aiuto dalla propria casa, come me. Sono appena stato in Burkina Faso e ci tornerò più o meno ogni sei mesi, come facevo qualche anno fa quando da medico e ginecologo ero consulente di medicine non convenzionali nelle favelas di Rio de Janeiro”.

Riavvolgiamo il nastro. Domenico Scilipoti, presidente di Unione Cristiana in Italia, ex senatore di Forza Italia e soprattutto, l’onorevole che voltando le spalle all’Italia dei Valori nel 2010 si gettò clamorosamente tra le braccia di Berlusconi salvando il suo governo, è appena tornato da Ouagadougou, dove è stato nominato (per cinque anni, rinnovabili)  dal Vimab, che sta per Visione missionaria delle assemblee di Dio del Burkina Faso, Ambasciatore di buona volontà per la diffusione del Vangelo.

Si è fermato lì sette giorni ma qualcuno ha scritto che per trovare un suo posto nel mondo dopo che, primo dei non eletti tra i forzisti è rimasto fuori dal Parlamento, avesse fatto armi e  bagagli per cominciare una nuova, caritatevole vita in Africa. Ma lui precisa all’Agi che avrà “il compito di rappresentare i diritti e le ragioni dei cristiani evangelici, ma non solo loro, del Burkina Faso e anche del Ghana e dell’Angola, in Europa”.

Ma cosa farà, in concreto, in Europa, per i cristiani africani?

“Mi hanno dato il mandato prima di tutto di annunciare il Vangelo, poi di approfondire le loro relazioni con tutte  le confessioni e pure con il mondo islamico che non va considerato a priori un nemico. In questo momento, e lo dice anche il papa, è necessario il dialogo. Il problema delle migrazioni, spesso, è causato da motivi di odio religioso e questo non va bene”.

Una missione altamente spirituale, insomma.

“Parlare di pace e di preghiera ha anche una funzione sociale e politica, tutto cammina insieme. E comunque con i colleghi di  Ouagadougou, essendo specializzato in ginecologia e colposcopia sto anche cercando di avviare corsi di specializzazione in ginecologia, tesi alla prevenzione dei tumori all’utero”.

Ma non ha mai pensato di trasferirsi davvero?

“Ma io ci tengo a continuare la mia attività in Italia. Sto per pubblicare il mio diciannovesimo libro: sulla prevenzione delle neoplasie attraverso l’alimentazione e la multiterapia biologica”.

Lei che dieta segue?

“Ho eliminato quasi del tutto carne e pesce, li mangio al massimo due volte al mese. E faccio bollire per due volte le verdure”.

Ma a tornare in Parlamento ci pensa?

“Lo deciderà Dio. E se sarà così, ben venga un mio ritorno in Parlamento. In fondo sono il primo dei non eletti al Senato”.

Tornando indietro, rifarebbe il clamoroso cambio di casacca del 2010, quando le diedero del traditore?

“Certo. Perché il parlamentare è al servizio del popolo e se non lo avessi fatto lo avrei danneggiato”.

Da uomo a suo agio con la politica, con la fede e con l’Africa, cosa pensa delle misure antimigranti del vicepremier Salvini?

“Se Salvini si definisce un credente dovrebbe sapere perfettamente che è Dio che dà e toglie la vita, non si può lasciar morire la gente in mare. E poi non si può genericamente dire  «aiutiamoli a casa loro» senza fornire le risorse per sviluppare forme di sviluppo per l’autonomia economica. Me lo ha insegnato la mia esperienza in Africa: bisogna dotarli di canne da pesca, non di pesci da mangiare”. 

E come giudica l’attacco di Di Maio al presidente  francese Macron per le politiche coloniali in Africa?

“I paesi occidentali hanno sicuramente le loro responsabilità rispetto ai drammi legati alle migrazione dai paesi africani ma il vicepremier  sbaglia a parlare così di Macron, come se fosse al bar, solo per conquistarsi titoloni dei giornali”. 

L’Africa non c’entra, ma lei se l’è appena presa anche con Vladimir Luxuria per le sua esperienza transgender raccontata ai bambini nel programma di Raitre Alla lavagna.

“È una  vergogna che la tv di Stato spenda soldi pubblici per  argomenti che istigano i bambini al sesso perverso e contronatura. Bisogna aver il coraggio di dire basta alle lobby gay in Rai, ho invitato il presidente  della Rai Marcello Foa a prendere posizione in merito, chiedendogli che in futuro certe cose non accadano più”.

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Autore dell'articolo: admin