La Cina nel mirino dei separatisti pakistani


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Doppia azione terroristica in Pakistan, dove un gruppo separatista ha attaccato il consolato della Cina a Karachi e poco dopo una bomba di matrice islamista ha causato una strage in un mercato nella provincia a maggioranza sciita di Orakzai.

È di almeno cinque morti e un ferito il bilancio dell’assalto al consolato cinese. Un’esplosione e diversi colpi di arma da fuoco sono stati avvertiti nell’area diplomatica della città portuale, e immagini della zona riprese dall’emittente televisiva locale Ari News mostravano una colonna di fumo vicino alla rappresentanza di Pechino. Ha agito un commando di tre uomini armati, uccisi negli scontri a fuoco con la polizia, secondo cui non sono riusciti a irrompere nel consolato. Il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mahmoon Qureshi, ha successivamente dichiarato che i ventuno funzionari della sede diplomatica sono al sicuro.

Pechino chiede “misure pratiche”

Pechino ha espresso “forte condanna” per l’attentato, e ha chiesto “misure pratiche per assicurare la sicurezza dei cittadini cinesi e delle istituzioni nel Paese”. Il primo ministro pakistano, Imran Khan, ha già ordinato un’inchiesta: “Simili incidenti non riusciranno mai a indebolire le relazioni tra Cina e Pakistan”, ha assicurato Khan in un comunicato diramato dal suo ufficio. 

L’attacco è stato rivendicato con una telefonata ad Al Jazeera dal gruppo separatista pakistano del Baloch Liberation Army, che ha anche confermato che gli assalitori erano attentatori suicidi, come ipotizzato dopo il ritrovamento di un giubbotto esplosivo sul luogo dell’attentato. Il gruppo ha anche pubblicato una lettera on line, in cui minaccia apertamente la Cina di ulteriori attacchi in futuro, se non lascerà il suolo del Balucistan. “L’espansione militare su suolo balucio non sarà tollerata”, scrivono i separatisti. 

Non è la prima volta che la sigla separatista del Balucistan, una delle aree più povere del Pakistan, minaccia la Cina. Ad agosto scorso, i media indiani avevano diffuso un messaggio di un apparente miliziano del gruppo che incolpava Pechino di avere aiutato il Pakistan a intensificare l’offensiva contro i baluci. Su Twitter, un sedicente alto comandante del Baloch Liberation Army, Aslam Baloch, dopo l’attentato di oggi, ha scritto, senza citare direttamente la Cina: “Il mondo deve capire chiaramente che possiamo arrivare a qualsiasi punto”.

Strage al mercato

L’altro attentato è avvenuto a Kalaya, nel Nord-Est del Pakistan, nella provincia a maggioranza sciita di Orakzai. Una bomba nascosta in una cassetta di verdure è esplosa e ha fatto almeno 31 morti e 50 feriti. Gli sciiti uccisi sono 22, secondo le autorità. Orakzai è una delle sette regioni semiautonome del Paese, che per Washington offre un sicuro rifugio ai terroristi islamisti.

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Autore dell'articolo: admin