La Cia è sbarcata su Instagram. Con un’immagine da “spiare”


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È la spunta azzurra a dare ufficialità dello sbarco della Cia (Central Intelligence Agency) su Instagram. Quel piccolo simbolo, accanto al nome, certifica l’autenticità del profilo dell’agenzia americana che ha il compito di recepire e analizzare quelle informazioni, provenienti da tutto il mondo, riguardanti la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America.

La creazione dell’account era stato anticipato dalla direttrice, Gina Haspel, durante un incontro pubblico alla Auburn University. Il desiderio principale della Cia sarebbe quello di aumentare il grado di trasparenza delle sue azioni creando maggiore empatia con i cittadini. Il tutto cercando una mediazione con la sua missione originaria: “Cercheremo di essere il più aperti possibile ma di proteggere i segreti che dobbiamo proteggere”.

La presenza online della CIA

A osservare con più attenzione, si nota come il profilo più attivo dell’agenzia sia quello su Twitter (da 2,5 milioni di follower). Viene utilizzato principalmente per reclutare nuovi agenti e nuovi talenti. Oltre a dare dettagli e notizie sulle iniziative previste in calendario dando voce a ricorrenze, eventi e figure chiave della sua storia, iniziata nel 1947. La Cia ha aperto negli anni profili, meno ricchi e identitari, su Facebook, LinkedIn e YouTube.

Molti giornali americani hanno riportato la dichiarazione di un portavoce sui contenuti che verrano postati su Instagram che, sostanzialmente, non si discosterebbe dalla linea narrativa appena descritta: “Entrare in Instagram è un altro modo per condividere le storie della CIA e reclutare americani di talento. Attraverso l’account, faremo dare una sbirciatina alla vita dell’Agenzia. Ma non possiamo promettere che faremo selfie dai luoghi delle operazioni segrete”.

Il primo post 

In ventiquattr’ore l’account ha già superato i 10 mila follower. Per ora, in bacheca, appare una sola foto che apparentemente raffigura una tipica scrivania di lavoro di un agente. Anche la didascalia vorrebbe sottolineare quello che normalmente la CIA fa: “I spy with my little eye …”. Spiare. Con occhi ben nascosti e estremamente vigili. Ma quella frase, secondo CBS News, sarebbe un invito a guardare con più attenzione. in quel primo e unico post, infatti, ci sono molti elementi appartenenti al mondo della CIA nascosti all’interno di quello che sembra un quadro banale e quotidiano.

C’è, ad esempio, una foto del distintivo con cui la direttrice Haspel ha preso servizio nel 1985 mentre il piccolo gufo d’oro, che rappresenterebbe la dea greca della saggezza, è l’oggetto scelto dal Chief Operating Officer Andy Makridis, americano ma di origine ellenica.

Ma non è finita qui. Le lancette dell’orologio sono ferme alle 8:46, l’ora in cui, l’11 settembre, veniva colpita la prima torre gemella del World Trade Center. Alcune mappe e opere d’arte provenienti da Russia, Cina e Iran rappresenterebbero alcune operazioni che hanno reso famosa l’agenzia nel mondo, come quella del salvataggio dei sei diplomatici statunitensi in Medio Oriente nel 1979. Possono essere identificati anche altri oggetti iconici come i contrassegni di classificazione, le cartelle secretate, parrucche e soprabiti per lavorare in incognito, una borsa dedicata all’eliminazione di determinati documenti, i timbri e quel “top secret” che da sempre evoca la necessità per la CIA di agire nell’ombra.

Infine, c’è un taccuino, aperto, che mostra una frase in arabo: “Condividiamo quello che possiamo, proteggiamo ciò che dobbiamo”. Una descrizione, assai efficace, di quello che dovremmo continuare ad aspettarci dalle identità digitali dell’agenzia. Instagram compresa.

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Autore dell'articolo: admin