La cena di Calenda e la contro-cena di Zingaretti. Cos’è diventato il PD?


Cosa è diventato il PD al giorno d’oggi?

Lo spettacolo che sta offrendo il Partito Democratico è imbarazzante e disarmante. Un partito senza leader e, soprattutto, senza un orizzonte politico; vorrebbe rappresentare qualcuno, ma non sa ancora chi. La patata bollente è stata lasciata nelle mani del povero Martina, che sembra diventato l’uomo più solo del Paese, ma la deriva è iniziata molto prima. Per la precisione, tutto è incominciato quando Renzi si è preso il partito e poi anche il Governo bombardando tutto e tutti pur di farsi strada per “rottamare” e “cambiare verso“. Una volta al Governo ha stravolto il programma della coalizione di centrosinistra ed ha continuato ad “asfaltare” i presunti oppositori interni.

In realtà, a colpi di mozioni di fiducia, nessuno dall’interno o dall’esterno è mai riuscito ad ostacolare il suo esecutivo che ha condotto tutte le battaglie politiche che ha voluto condurre, godendo anche di ottima stampa. Renzi avrebbe potuto scegliere di tornare al voto dopo aver incassato il successo delle europee, nelle quali gli elettori l’avevano premiato per la sola promessa del “cambiamento”, ma ha preferito restare al suo posto e concentrarsi sul suo nuovo programma; diversissimo da quello di “Italia Bene Comune” ed anche da quello che ha accompagnato le sue primarie. Infine ha puntato tutto sul referendum costituzionale, personalizzandolo, e ne è uscito sconfitto, perdendo definitivamente anche la faccia visto che aveva deciso di legare la sua stessa esistenza in politica a quel risultato.

Si è messo nel freezer per qualche mese, lasciando a Gentiloni il compito di guidare il Governo, ma è rispuntato fuori prima delle (sue prime) elezioni politiche: ha scritto le liste elettorali – infischiandosene delle primarie, che sono state alla base della sua stessa affermazione – e si è auto scelto come volto per gli spot della campagna elettorale. Il risultato? Una nuova clamorosa sconfitta.

All’indomani del voto ha lasciato la direzione del partito, ma è rientrato all’improvviso in scivolata nel dibattito per stroncare sul nascere qualsiasi ipotesi di un Governo con i 5 Stelle. Il PD doveva stare all’opposizione; l’aveva deciso lui, quello che ha dimezzato il partito, e così doveva andare. D’altra parte, le liste le aveva scritte in prima persona e aveva ottimi argomenti per sostenere che “nessun senatore o deputato l’avrebbe accettato“. Poi è tornato nuovamente a sonnecchiare, pensando al suo futuro da aspirante politico-documentarista.

Si è scongelato nuovamente per le feste dell’Unità ed è tornato ad attaccare chi “pensava di essersi liberato” di lui. Ma chi lo pensava? L’opposizione interna al partito è andata via ed ha fallito altrove. Quel poco di “non renziano” che è rimasto dentro nella sostanza non l’ha mai ostacolato. Dove sono questi nemici? Impossibile capirlo: sono diventati veramente pochini quelli ai quali poter assegnare tutte le colpe.

Il partito continua ad essere guidato a vista da Martina che fa quel che può: molto poco, nella sostanza niente. Intanto c’è chi, come Orfini, vorrebbe sciogliere il PD per poi “rifondare il partito”: una supercazzola prematurata. Ma, soprattutto, c’è chi, come Zingaretti, continua ad invocare il congresso. L’altra parte, quella renziana, invece, non ha un candidato da presentare, forse perché nessuno è pronto a bruciarsi per poi lasciare il posto al salvatore Renzi che arriverebbe a sistemare le cose come fece con Bersani e Letta. Forse solo Renzi è convinto che questo schema possa funzionare ancora, ma l’intenzione è sicuramente questa.

E poi chi altro c’è? Ah, già: c’è Calenda. Non si è voluto candidare alle elezioni sentendo puzza di bruciato ed ha provato subito dopo il disastro elettorale a salire sul carro, proponendosi direttamente come leader. Una nuova svolta è arrivata due giorni fa quando, dal nulla, Giuliano da Empoli, ex assessore con Renzi a Firenze e candidato trombato alle ultime politiche, ha richiamato con un tweet sintatticamente discutibile i “leader del PD” – individuati in Renzi, Gentiloni, Calenda e Minniti – invitandoli ad incontrarsi intorno ad un tavolo “per impedire la deriva del PD verso l’irrilevanza e la sottomissione al M5S“.

Un appello raccolto subito da Calenda – al quale non sarà parso vero di rientrare tra i leader del PD secondo qualcuno – che ha formalmente invitato tutti ad una cena a casa sua. Per parlare di cosa? Con quali obiettivi? Non si sa. Siamo passati dal PD delle Feste dell’Unità al PD delle cene a casa Calenda. Il linguaggio del partito è sicuramente cambiato e non è un caso che le Feste dell’Unità siano andate decisamente male (anche) quest’anno.

Alla cena dei 4 leader scelti da Giuliano da Empoli sulla base di criteri sconosciuti ha risposto Zingaretti con la sua contro-cena, alla quale ha invitato un imprenditore, un operaio, uno studente, un professore, un volontario e un professionista: “Per un congresso diverso, aperto e partecipato, la prossima settimana ho organizzato in trattoria una cena con un imprenditore del Mezzogiorno di una piccola azienda, un operaio, un amministratore impegnato nella legalità, un membro di un’associazione in prima fila sulla solidarietà, un giovane professionista a capo di una azienda start up, una studentessa ed un professore di liceo. A tutti loro voglio chiedere che dobbiamo fare secondo voi? Dove abbiamo sbagliato? Come riprendere a lottare e vincere? Perché la nostra storia ricomincia così: ascoltando le persone“.

Un piccolo colpo di teatro quello di Zingaretti, abbastanza banale, ma che se non altro dovrebbe avere un obiettivo nobile: quello di tornare ad ascoltare le persone. Zingaretti ne sarà capace? E soprattutto, sarà capace di fare il Governatore del Lazio e nel frattempo di guidare questo PD? Avrà la personalità adatta per far riavvicinare qualche elettore al partito? Non si sa. Di sicuro è l’unico pronto a farsi giudicare e votare, mentre gli altri parlano di cambiare simboli nel tentativo di turlupinare qualche sciocco o pensano al menù per una cena degna di 4 veri leader.

Zingaretti, piaccia oppure no, è l’unico in questo PD ad essere pronto ad ingaggiare una sfida democratica.




Link Ufficiale: http://www.blogo.it/rss

Autore dell'articolo: admin