La battaglia di Tripoli è lontana dall’epilogo. Ora Serraj lancia i suoi al contrattacco


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Decine di morti e di feriti costituiscono il bilancio della battaglia per Tripoli iniziata nel fine settimana e che si combatte ormai una decina di chilometri a est della capitale.

L’Onu ha chiesto un cessate il fuoco umanitario di due ore per evacuare civili e feriti dalla periferia sud, ma l’appello è caduto nel vuoto. Il premier, Fayez al-Serraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, ha accusato il rivale, il generale Khalifa Haftar, di “tradimento” e di tentare un golpe.

“Abbiamo teso le nostre mani verso la pace”, ha dichiarato in tv, “ma dopo l’aggressione da parte delle forze di Haftar e la sua dichiarazione di guerra contro le nostre città e la nostra capitale non troverà nient’altro che forza e fermezza”.

Serraj ha fatto scattare l’operazione “Vulcano di rabbia” per contrastare Haftar con l’aiuto degli uomini di “Bunian al Marsus”, la coalizione di milizie che nel 2017 ha sconfitto l’Isis a Sirte.

Il contrattacco è stato lanciato verso il distretto di Giofra, dove si trovano le forze

dell’autoproclamato Esercito nazionale libico, guidato dall’uomo forte della Cirenaica.

L’aviazione governativa ha bombardato le forze di Haftar nella zona dell’aeroporto internazionale di Tripoli, chiuso nel 2014, e a Wadi Rabea.

Jet del generale hanno risposto con un bombardamento aereo a Naqliya camp, sulla strada dell’aeroporto.

L’Italia chiede di evitare il bagno di sangue

Il premier Giuseppe Conte ha chiesto di scongiurare un bagno di sangue: “La Libia è un dossier che seguo personalmente da tempo”, ha ricordato a margine di Vinitaly, a Verona, “già nella conferenza di Palermo si era evidenziata l’esigenza di prevenire l’escalation di violenza. Adesso si sta manifestando. Confido che il generale Haftar, col quale sono costantemente in contatto, voglia evitare bagni di sangue”.

Da Dinard, in Francia, i ministri degli Esteri del G7 hanno chiesto a “tutte le parti coinvolte di interrompere immediatamente ogni azione militare e ogni ulteriore movimento verso Tripoli, ribadendo che “non esiste una soluzione militare”.

Nella capitale sotto assedio le scuole resteranno chiuse per tutta la settimana. Gli abitanti stanno cominciando a fare scorte di benzina e prodotti di prima necessità nei supermercati.

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Handout / Palazzo Chigi press office / AFP

 Giuseppe Conte-Fayez al-Sarraj-Khalifa Haftar (AFP)

Gli Usa ritirano il loro contingente

A causa della situazione di incertezza, gli Usa hanno richiamato un proprio contingente dalla Libia mentre alcuni diplomatici americani hanno lasciato Palm City, a una ventina di chilometri da Tripoli.

Per ora l’inviato Onu per la Libia, Ghassan Salamé, ha confermato la Conferenza nazionale sulla Libia in programma dal 14 al 16 aprile a Ghadames, nel sud-ovest del Paese, “a meno che circostanze considerevoli non ce lo impediscano”.

La conferenza di Ghadames dovrebbe mettere a punto una roadmap per far uscire il Paese dal caos in cui è piombato dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi del 2011.

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