Juncker: “La gente non vuole il cambio dell’ora”. Una domanda: quale gente?


Jean-Claude Juncker ha annunciato che la Commissione UE proporrà di abolire il cambio dell’ora, alla scopo di istituzionalizzare l’ora legale per tutto l’anno

La Commissione Europea è pronta ad abolire l’alternanza tra ora legale e ora solare. Un dibattito che da noi, in Italia, non ha motivo di esistere, pare invece essere diventato centrale altrove. È da un po’ che se ne parla in ambito UE e ieri il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha annunciato il cambiamento in diretta televisiva sul canale tedesco Zdf, motivandolo così: “La gente vuole farlo, quindi lo faremo“.

“La gente, vuole farlo e lo faremo”. Non fa una piega. Ma un secondo: quale gente lo vuole? Noi italiani? Gli spagnoli? I greci? No. La richiesta arriva da Paesi dell’Est e del Nord Europa, Germania, Finlandia e Polonia in testa. Il loro obiettivo è quello di adottare l’ora legale per tutto l’anno.

La “volontà della gente” è emersa grazie ad un sondaggio online condotto tra luglio e agosto, al quale hanno preso parte 4,6 milioni di persone. I cittadini dell’Unione Europea sono 503 milioni, ma a quanto pare per Juncker sarebbe sufficiente il parere dello 0,91% degli europei per prendere una decisione in merito. Come se poi il parere di una maggioranza semplice nel contesto dell’Unione Europea possa essere vincolante.

Non è un caso che nel Consiglio UE le decisioni sulle proposte della Commissione vengano prese a maggioranza qualificata, che si ottiene con il 55% degli stati membri, i quali però devono rappresentare almeno il 65% della popolazione. Esiste anche una clausola che impedisce a 3 dei quattro Stati più popolosi (Germania, Italia, Francia e Regno Unito) di costituire una cosiddetta minoranza di blocco, sfavorendo eccessivamente gli interessi degli Stati meno popolosi.

La gente lo vuole“, quindi, Caro Junker, non vuol dire assolutamente nulla. Basta pensare che, secondo alcune fonti – riportate anche dall’Ansa – a questo sondaggio avrebbero preso parte ben 3 milioni di cittadini tedeschi sui 4,6 milioni di partecipanti. Il motivo è presto detto: in Germania e nel nord Europa in generale, la questione è realmente sentita.

Per quale motivo l’orario cambia?

L’ora legale è stata istituita per sfruttare al meglio le ore di luce naturale a nostra disposizione. In questo modo ci sarà minore bisogno della luce artificiale; in primavera ed estate, infatti, il sole sorge prima e tramonta più tardi. A Roma, per esempio, il sole sorge intorno alle 5:30 del mattino nel mese di giugno, quando la maggior parte delle persone dorme. Portando avanti l’orologio di un’ora si evita che il sole faccia capolino alle 4:30 – quando oggettivamente è ancora notte fonda e servirebbe a ben poco – rosicchiando così anche un’ora alla notte.

Per l’Italia l’attuale sistema garantisce il miglior risultato, permettendoci di sfruttare pienamente la luce del sole, con ripercussioni positive per la salute ed anche per il portafogli, oltreché sul fronte della sicurezza stradale. Anche il settore dell’agricoltura gode di importanti vantaggi perché lo spostamento in avanti delle lancette permette di lavorare di più all’aperto.

L’ora legale tutto l’anno ci conviene?

Inutile dirlo: nelle varie zone dell’Unione Europea il sole sorge e tramonta in momenti diversi. Avere giornate “più lunghe” in inverno può sicuramente far piacere visto che il sole, in dicembre, tramonta intorno alle 16:30/16:40 in Italia. C’è però da tenere in considerazione l’altra faccia della medaglia: il sole sorgerebbe un’ora più tardi. Chi vive a Roma è abituato, nel mese di dicembre, a veder sorgere il sole tra le 7:20 e le 7:50. È questo il periodo dell’anno nel quale le giornate sono “più corte”.

A gennaio si inverte la tendenza e le giornate iniziano lentamente ad “allungarsi” fino ad arrivare al picco di giugno quando possiamo godere di circa 15 ore di luce naturale. Da giugno in avanti le giornate iniziano, invece, lentamente ad accorciarsi fino ad un minimo di 7 ore e mezza di luce naturale a disposizione a dicembre (il giorno più “corto” dell’anno è infatti il 21 dicembre).

Sareste disposti ad avere a disposizione un’ora in più di luce naturale nel pomeriggio, quando la maggior parte della popolazione attiva è ancora impegnata con il lavoro, avendo in cambio un’ora di luce in meno al mattino? Vorrebbe dire veder sorgere il sole a Roma tra le 8:20 e le 8:50 nel mese di dicembre. La maggior parte delle persone entrerebbe quindi al lavoro con il buio ed uscirebbe dallo stesso sempre con il buio.

C’è poi un aspetto per nulla secondario: l’alternanza tra ora solare e ora legale ci fa risparmiare e fa anche bene all’ambiente. Secondo uno studio condotto da Terna – che, per chi non lo sapesse, è la società che gestisce la rete elettrica italiana – l’ora legale fa risparmiare circa 116 milioni di euro in bolletta agli utenti finali. Se la persona media dorme infatti tra le ore 23 e le 7 del mattino, questa avrà meno bisogno di utilizzare le luci artificiali. Per lo stesso motivo, se l’ora legale dovesse venire istituzionalizzata anche per autunno ed inverno, in Italia saremmo costretti ad accendere di più le luci artificiali al mattino, spendendo qualche “soldino” in più.

Perché la questione sta a cuore ai Paesi del Nord Europa?

Anche in questo caso è presto detto. Mentre in Italia, generalmente, la persona media esce di casa con la luce naturale anche nel mese di dicembre, lo stesso non vale per chi vive a Berlino, Bruxelles o Helsinki. Nella Capitale tedesca a dicembre albeggia tra le 7:50 del mattino e le 8:20. Il che significa che il berlinese medio è già abituato a svegliarsi con il buio ed uscire di casa sempre utilizzando le luci artificiali. Situazione simile in Lussemburgo, patria del “nostro” Presidente della Commissione: dalle 8:11 alle 8:32. Bruxelles: dalle 8:23 alle 8:45. Helsinki: dalle 8:56 alle 9:25.

La situazione è piuttosto chiara: nei Paesi del nord Europa è normale iniziare la giornata immersi nelle tenebre della notte. Al tempo stesso (sempre a dicembre) è normale veder tramontare il sole un po’ prima che in Italia: a Berlino tra le 15:55 e 16:00; ad Helsinki tra le 15:11 e le 15:21; in Lussemburgo tra le 16:34 e le 16:44; a Bruxelles tra le 16:36 e le 16:45. Non è difficile capire perché nel Nord Europa “la gente” sarebbe ben contenta di questo cambiamento: la sveglia suonerebbe sempre quando è ancora totalmente buio, ma con il passare dei mesi, avvicinandosi a giugno, si potrebbe godere di un’ora di luce naturale in più. Non secondario, inoltre: nei Paesi del Nord Europa, mediamente, l’orario di lavoro è stato gradualmente ridotto; attualmente i lavoratori italiani lavorano 354 ore in più all’anno rispetto ai tedeschi e 243 in più rispetto ai francesi. A Bruxelles, per citare un altro esempio, l’orario d’ufficio termina mediamente intorno alle 17/17:30.

Le conseguenze per la salute

Alla base della proposta dei Paesi del nord Europa ci sono anche ragioni legate alla salute. Secondo le conclusioni di alcune ricerche il solo cambiamento dell’orario farebbe male al ciclo del sonno, con conseguenze sulla capacità di concentrazione ed anche per il sistema cardiovascolare. Adattarsi ai nuovi orari potrebbe avere quindi conseguenze negative, ma è bene specificarlo: non vi sono comunque prove sufficienti per valutare l’effetto globale sulla nostra salute.

La domanda è: quali conseguenze avrà sulla nostra salute fisica e psicologica, iniziare le giornate invernali al buio? Questo non sembra interessare alla “gente” del nord Europa, specialmente a quella che è pronta ad utilizzare in modo strumentale un sondaggio privo di qualsiasi valore statistico per fare l’interesse di una parte della cosiddetta comunità europea. Anche questa volta i rappresentanti italiani staranno a guardare senza fare nulla?




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Autore dell'articolo: admin